Len Cooper: il riscatto è possibile

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Len Cooper, giornalista e scrittore afro-americano, ha raccontato la sua straziante storia in un romanzo autobiografico dal titolo “I bambini del mio ginocchio”.

La sua è la storia di un ragazzo dell’Alabama cresciuto nell’America della segregazione razziale e della lotta per i diritti civili.
Nonostante un’infanzia vissuta nella paura e una vita segnata da profonde cicatrici, Len conserva il suo sogno di diventare scrittore e si fa strada nelle avversità, mantenendo uno spirito incredibile.
Da diversi anni si è trasferito a Napoli e abbiamo così avuto la possibilità di farci raccontare da lui in prima persona il messaggio che ha da condividere.

Cosa speri di trasmettere attraverso la tua storia?

«Crescere in Alabama da afro-americano all’inizio degli anni ‘60 significava non poter frequentare le stesse scuole dei bianchi, o i loro stessi quartieri, non poter indossare certi vestiti o fare acquisti in certi negozi.
I miei genitori non hanno mai mangiato in un ristorante. I miei figli sono i primi della mia famiglia ad essere nati come cittadini americani con pieni diritti. Io so cosa significa vivere in strada, essere affamati, rubare cibo, dormire all’addiaccio, ma so anche cosa significa essere una persona buona e altruista.
Ciò che ho imparato lungo la mia difficoltosa strada è che i momenti più bui, in cui la vita sembra voltarti le spalle, sono i momenti in cui devi imparare a trarre il meglio da te stesso, a crescere come essere umano. Sto ancora imparando, il mio viaggio è ancora in corso e cerco di diventare una persona migliore ogni giorno. Il mio è un messaggio di speranza».

All’interno del libro emerge il tuo bisogno di trovare un luogo dove il tuo cuore potesse finalmente sentirsi a casa. Racconti di averlo trovato a Gerusalemme durante i tuoi viaggi, pensi di averlo trovato anche qui nella città di Napoli?

«Gerusalemme è l’unico posto al mondo in cui mi sento profondamente completo. Quando sento il bisogno di rimettere insieme i pezzi di me stesso, vado a Gerusalemme.
Ci sono stato 48 volte nel corso della mia vita e ancora oggi ci torno ogni volta che posso. Anche se in modo diverso, vedo anche Napoli come una città magica, ed è per questo che vivo qui ormai da 14 anni. Qui sono uno straniero in una terra straniera ma, nonostante ciò, gli abitanti di questa città mi hanno costantemente mostrato grande amore e generosità, sempre pronti ad offrire una mano o una parola gentile quando serve, ovunque io vada e qualsiasi cosa faccia».

All’interno del tuo libro hai raccontato delle discriminazioni da te subite da parte del corpo di polizia statunitense. Alla luce dei recenti eventi che hanno portato il movimento “Black Lives Matter” all’attenzione mediatica, vedi figurarsi la possibilità di un cambiamento all’interno del sistema sociale americano?

«Gli Stati Uniti hanno ancora una lunga strada da percorrere, stanno aprendo soltanto ora discussioni riguardo problemi che avrebbero dovuto essere risolti tanti e tanti anni fa. Purtroppo non ho una visione molto ottimistica riguardo ad un cambiamento concreto all’interno della società statunitense.
Il movimento Black Lives Matter sta certamente conducendo ad una maggiore sensibilizzazione e ad un’apertura verso la discussione, ma io credo che le concessioni che ne seguiranno saranno volte soltanto a zittire temporaneamente le folle.
Ho assistito a troppe promesse negli anni che non hanno condotto da nessuna parte, nonostante gli apparenti progressi.
A volte mi chiedo quale sia il vero progresso: credo che il successo di una società vada valutato in base al modo in cui vengono trattati ed accolti gli ultimi, e il sistema statunitense ha fallito miseramente in questo. Sono speranzoso però che le prossime generazioni siano più consapevoli e in grado forse di provocare un reale cambiamento nella società, nonostante la difficoltà.
Ogni tentativo di cambiamento è doloroso, ma la mia storia è testimonianza del fatto che, anche se la tua vita parte da un certo percorso, non è detto che debba rimanervi ancorata. Il riscatto è possibile».

di Mariasole Fusco

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°212
DICEMBRE 2020

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