sadzylla

C’è la tendenza, più o meno esplicita, ad attribuire ai social network la colpa (o il merito, a seconda dei punti di vista) della deriva sociale del nostro millennio. Eppure, quegli strumenti tanto colpevoli della massificazione con cui, ogni giorno, ci confrontiamo, ci permette anche di scovare giovani talenti.

Capita a tutti di perdersi nella sezione “esplora” di Instagram, di perdersi nel loop infinito che conduce una pagina, ad un’altra e poi ad un’altra ancora. Una fotografia, una composizione grafica, un collage, moderne opere d’arte di una galleria improbabile. È qui che una ventenne come tante, ha deciso di esporre i propri quadri. Quadri fatti di rifiuti, di insicurezze, di paure e di tutto ciò che una donna della sua età ha da raccontare.

Giulia Corona aka Sadzylla, classe ’98, ha deciso di racchiudere le sue emozioni in un’immagine 1:1 e, invece di conservarle gelosamente in fondo a quel cassetto dove conserviamo lettere, cartoline e biglietti di Natale, ha scelto di renderle pubbliche, esorcizzando così le sue paure. La spettacolarizzazione di quelle emozioni, belle e brutte che fossero, le stesse che la facevano sentire “diversa” dagli altri, ha creato una catena di empatia, attraverso la quale tanti suoi coetanei possono trovare conforto.

Quando si osservano le creazioni, infatti, per quanto contenitori delle sue emozioni, e dunque estremamente personali, si ha la sensazione che queste facciano eco a sentimenti a cui forse non avevamo mai dato ascolto, prima di quel momento. Si ha la sensazione di comprenderla, di capirla, di sentire proprie quelle vignette, che possono sembrare così semplici, ma che in realtà contengono il quotidiano di ognuno.

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anche senza volere

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Quando e come nasce “Sadzylla”?

Ho creato la pagina durante l’estate del 2018. È nato come una sorta di finsta in cui postavo alcuni testi che conservavo da anni nelle note del cellulare e alcuni disegni fatti con il MacBook. Sono finita ad unire i testi ai disegni, per rendere meno noiosi i primi e perché nei secondi non ero troppo brava e mi serviva un elemento di distrazione. Per quanto riguarda la scelta del nome, è stata totalmente casuale e istintiva. I miei amici mi chiamano Zuli e quando ho aperto la pagina, volevo chiamarla sadzuli. Il nome però era già stato preso. Quindi mi è venuta l’idea di Sadzylla. Una sorta di gigante, come Godzilla, ma triste.

Di cosa parlano le tue illustrazioni?

Parlano della mia vita. L’amore, l’amicizia, l’avere vent’anni, l’essere donna. Sadzylla è il mio diario animato. Segue pedissequamente i miei successi e le mie sconfitte. Non potrebbe essere altrimenti, perché non so far altro che scrivere di me.

Hai sdoganato sentimenti, generalmente stigmatizzati, attraverso un account Instagram, generalmente considerata una vetrina dove esporre solo il “bello”. Perché tendiamo a vergognarci di ciò che abbiamo dentro?

Franzen in Purity scrive che un uomo non è niente senza i suoi segreti. Io sono d’accordo, almeno in parte. Avere un mondo interiore segreto e rivelabile solo a pochi eletti è forse la nostra maggiore ricchezza. Quando mostri tutto a tutto è normale avere paura di non avere più niente di speciale da essere conquistato. Io convivo a giorni alterni con questa paura. Ma in fondo so che quella sensazione di imbarazzo che provo quando rendo plateali alcuni miei pensieri è il segnale che sto facendo bene: perché significa che c’è del vero lì in mezzo e solo attraverso quello sento di poter arrivare agli altri.

Condividere il tuo mondo interiore con gli altri, ha fatto sì che molti si identificassero nei tuoi stessi sentimenti. Questo crea un po’ un legame con le persone che ti seguono…

Assolutamente. Ho sempre pensato di essere troppo sensibile, troppo tragica, troppo esagerata. Avere così tante persone che si rivedono in ciò che faccio, è un aiuto emotivo eccezionale. Non siamo soli almeno nel sentire.
di Carmelina D’aniello
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