L’emergenza covid-19 affrontata dal giornalismo: Incontro con Mimmo Falco

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Mimmo Falco, nota firma del giornalismo campano, vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania e presidente del Corecom, è da sempre un collega attento alle proprietà della comunicazione nel corso degli anni, con un’esperienza tale da garantirgli una forte abilità nell’analisi politica.

Chi meglio di lui per poter commentare il ruolo dell’informazione nell’emergenza covid-19, le modalità con cui ha operato e l’efficacia di questa comunicazione.
Un discorso che spiana poi la strada alla strategia comunicativa adottata dalla regione Campania, dal presidente De Luca e dai tanti colleghi che gestiscono la comunicazione istituzionale della regione.

Mimmo, come ha affrontato l’informazione l’emergenza da covid-19?

«Parlando della Campania, io credo che quest’emergenza, dalla stragrande maggioranza dei colleghi, sia stata affrontata con grande senso di responsabilità; hanno cercato di documentare la situazione dei vari territori, senza mai ostacolare i lavori di medici e paramedici. D’altronde, anche voi, su un territorio complesso come quello di Castel Volturno, avete lavorato con grande professionalità».

Recentemente hai lanciato un messaggio al governo chiedendo di non abbandonare l’informazione locale. Qual è la situazione?

«Ci sono due passaggi che voglio evidenziare. Il primo è che ad oggi, dallo Stato, per una serie di impedimenti, non sono ancora stati erogati i 600 euro per molti colleghi giornalisti iscritti alla gestione separata. E questo è sicuramente un grave danno nei confronti della nostra categoria. Il secondo è che in tutti i recenti decreti del Governo non c’è nessuna forma di sostegno prevista per l’editoriale locale.
Parlo di giornali, televisioni e radio locali, che hanno vissuto una grave crisi perché non hanno potuto lavorare, non hanno potuto incamerare pubblicità. Molte attività, essendosi fermate, non hanno ritenuto opportuno continuare a fare pubblicità su questi mezzi di comunicazione».

Dobbiamo riconoscere che la comunicazione della Campania, seppur talvolta controversa, è stata sicuramente efficace. Come hai giudicato la comunicazione di Vincenzo De Luca?

«Quella di De Luca è stata la comunicazione più chiara ed immediata di questo periodo. Voglio fare i complimenti ai colleghi giornalisti che hanno lavorato alla comunicazione della Regione Campania, informando quotidianamente la collettività in modo corretto. A differenza, ad esempio, delle conferenze stampa della Protezione Civile, che erano spesso in contraddizione con il parere dei tanti virologi presenti in questo periodo. In un momento difficilissimo, la comunicazione della Campania è stata chiara ed immediata. Come d’altronde, voi di informare cosa avete fatto? Avete dato le giuste notizie alla collettività, raccontando i fatti e rispondendo così a ciò che loro volevano sapere. Qualcuno, invece, ha semplicemente fatto Filosofia…».

La questione di Mario De Michele è stata una questione molto delicata per il giornalismo campano…

«Ti rispondo con le parole di Sciascia: “smettiamola con i professionisti dell’antimafia”. L’antimafia si pratica, ma non si predica. Si tratta di una cosa molto seria, che si fa quotidianamente con piccoli atti e seguendo comportamenti lineari. L’attenzione principale deve essere rivolta ai giovani, ai ragazzi che non hanno la possibilità di andare a scuola, a coloro che sono vittime di violenza. Se vogliamo creare una società migliore, noi dobbiamo praticarla l’antimafia, non predicarla».

Hai parlato di giovani, di bullismo. Voi con il Corecom avete lanciato un’iniziativa anti-bullismo. Ce ne parla?

«L’anno scorso abbiamo fatto un giro per tutte le scuole della Campania che, pur essendo molto seguito, non ha avuto lo stesso successo di quest’anno. La chiusura delle scuole e l’impossibilità dei ragazzi di frequentare gli istituti scolastici, purtroppo, hanno costretto i genitori a dare nelle mani dei loro figli telefoni, tablet e computer. Gli episodi di cyberbullismo, con questo pandemia, si sono moltiplicati, specie nei ragazzi tra i 12-13 anni. Devo però, fare un elogio alle istituzioni, alla Polizia di Stato e all’AGCOM. Gli aggressori del pestaggio verificatosi ai Colli Aminei e messo in rete, grazie ai mezzi di comunicazione, sono stati individuati nel giro di due ore e denunciati. C’è sicuramente un sistema istituzionale che sta al fianco dei ragazzi, che non devono più avere paura di denunciare, di parlare con i propri insegnanti e con i propri genitori».

Come cambierà il lavoro del Corecom dopo il Covid-19 e quali iniziative state lavorando?

«Noi continueremo con una campagna contro il bullismo, per quanto concerne le altre attività, come la conciliazione tra le compagnie telefoniche con le utenze, continueremo a farle da remoto, attraverso concilia web.
Per il resto, restiamo in attesa delle direttive nazionali per il 3 giugno, per ripristinare una quasi normalità».

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°206
GIUGNO 2020

 

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