Lello Fusco, il fotografo delle emozioni e del b/n

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La fotografia è una forma di arte, un modo di rappresentare la vita di tutti i giorni cogliendo sfumature di colori ed emozioni negli occhi delle persone e dell’ambiente circostante. Il fotografo è un artista ma la fotografia è prima di tutto una passione.

Fotografare è l’unico modo per fermare un istante e ricordarlo per sempre. La fotografia è un modo, forse il più vero, per rappresentare la realtà e conservarla nel tempo.
Attraverso una fotografia si riesce a dare un senso ai ricordi, riportarli immediatamente al presente, altrimenti sfuggevoli e spesso sbiaditi dal tempo. Infatti, la fotografia è uno dei pochi modi per confrontarsi col passato, uno dei pochi modi per fermare il presente, e ancora uno dei pochi che lasceranno una vera traccia di noi nel futuro.
L’empatia con gli altri, il disagio di fronte a certe situazioni, ma anche il gusto del bello o l’orrore sono solo alcune delle emozioni che si possono fissare con una fotografia e desiderare di condividerle. Con la fotografia strappi un’immagine al mondo, che modelli attraverso la tua interiorità e poi la restituisci sperando di toccare gli altri.
Una foto dice più di mille parole. Essere un fotografo non equivale solo a scattare foto.
Essere un fotografo significa avere un’idea o dei sentimenti da esprimere.
Dopo questo incipit, sono lieto di presentare ai nostri lettori e lettrici l’intervista fatta al fotografo Lello Fusco, un’artista, un professionista in grado di immortalare la bellezza ovunque si trovi. Lello Fusco è molto conosciuto tra gli appassionati di fotografia; se avrete cura di dare un occhio ai suoi lavori, sono quasi certo che vi appunterete il suo nome e magari, più avanti, tornerete a guardare le sue fotografie. I tagli, mai banali, la scelta delle inquadrature e una composizione curatissima rendono i suoi lavori momenti di altissima fotografia.
Il bianco e nero e il grigio sono i suoi colori prediletti: bellissimi anche perché secondo la sua poetica non distraggono come gli altri né il fotografo, né chi guarda. Il suo intento è riuscire a far entrare lo spettatore in un percorso dove possa iniziare a riflettere: capire la differenza tra l’esercizio del vedere e l’esercizio dell’osservare.

Ci racconta il suo primo approccio a quest’arte?

«Ero giovincello e frequentavo la parrocchia di S Barbara in Caivano dove il parroco di allora, Mons. Giorgio Caruso, nel lontano 1977 era un appassionato di fotografia e mi ha trasmesso la passione per la foto».
Quale è stato il suo percorso di crescita e apprendimento dell’arte fotografica?
«Ho frequentato corsi di foto, in particolare camera oscura per il bianconero, ho letto numerose riviste di fotografia e frequentato mostre di foto di vari artisti del settore, socio FIAF e frequentato e frequento ancora il circolo fotografico Dagherrotipi Fotoamatori Insieme».
Cosa rappresenta per lei la fotografia in termini emotivi?
«Fotografo la vita e quello che mi dà gioia in quel momento, dai colori al bianco e nero e ai momenti di vita vissuta e preferisco in particolare il bianco e nero che è a lettura immediata ed esprime meglio le emozioni».

Cosa le piace fotografare?

«Fotografo principalmente ciò che mi emoziona, un oggetto trovato, fotografia ambientata e Street Photografy, anche paesaggi ma mi deve colpire un colore o un particolare che ricorda il paesaggio, altrimenti compro le cartoline sicuramente migliori delle foto che faccio».
La sua opinione sul fotoritocco…
«Utile per poche cose come contrasto, luminosità, taglio e vividezza dei colori ed eventuale trasformazione dell’immagine da colore a bianco e nero se la foto lo richiede».
Come si è evoluta nel tempo la sua attrezzatura?
«Fondamentalmente sempre Nikon Analogiche manuali FM2New, F3. E poi sono passato a digitale che uso come una analogica, tralasciando i vari complessi meccanismi elettronici, ma senza denigrare l’analogico che uso per il bianco nero a pellicola».
Lavora ancora in pellicola?
«Si pellicola bianco e nero preparo da me i rullini poi li sviluppo e poi li stampo in camera oscura».

Ringrazio Lello Fusco per questa cordiale intervista, con l’auspicio che i lettori e le lettrici possano trarre spunti, idee, stimoli e risposte attraverso la condivisione delle opinioni ed esperienze che hanno caratterizzato il suo percorso artistico.

di Mattia fiore
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°212
DICEMBRE 2020

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