Legambiente: «Campania a forte rischio idrogeologico»

Redazione Informare 20/11/2022
Updated 2022/11/20 at 10:00 AM
3 Minuti per la lettura

«Gli effetti del cambiamento climatico in atto stanno diventando sempre più accentuati, con un incremento in frequenza e intensità degli eventi estremi».

Bisogna partire da queste parole di Francesca Ferro, direttrice di Legambiente Campania, per comprendere la realtà delle trasformazioni territoriali in atto e i pericoli imminenti, sapendo che ormai non possiamo evitare quanto sta accadendo, ma che è altrettanto possibile adattarci ai cambiamenti in corso e a quelli futuri.

«In quest’ottica è però fondamentale capire come le scelte da fare ora, e che decideranno il destino di tante aree e città devono riguardare parallelamente interventi di mitigazione e di adattamento al clima. È evidente che abbiamo bisogno di un salto di scala nell’analisi, informazione e sensibilizzazione rispetto a questi fenomeni che riguardano il nostro territorio. Abbiamo bisogno di capire dove e come questi fenomeni sono avvenuti, quali caratteri hanno assunto e potrebbero assumere in futuro. Per questo servono studi e monitoraggi, la condivisione di informazioni e lo scambio di buone pratiche. Il nostro Paese deve decidere di affrontare seriamente queste inedite sfide, con politiche nuove per evitare che gli impatti siano ancora più rilevanti».

La Campania fra le regioni più in pericolo. Oltre 287500 vivono in aree a rischio frane

Legambiente ricorda che «la Campania è una delle regioni più delicate dal punto di vista idrogeologico. Lo confermano gli ultimi dati Ispra da cui si evince come in Campania oltre 287.500 persone vivano in aree definite a elevato rischio di frane e smottamenti, dove sono localizzati oltre 85.000 edifici esposti ad elevato rischio frane.

Secondo quanto riportato dal sito del Rendis – Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo – a cura di Ispra, dal 1999 al 2022 sono stati 819 gli interventi avviati per mitigare il rischio idrogeologico in Campania per un totale di oltre 900 milioni di euro spesi. Davanti questi numeri – conclude Ferro – è urgente praticare delle serie politiche territoriali di prevenzione del rischio idrogeologico, con una legge nazionale contro il consumo di suolo e interventi di delocalizzazione, e promuovere campagne di informazione di convivenza con il rischio per evitare comportamenti che mettono a repentaglio la vita delle persone. Oggi ci sono le soluzioni per cambiare il nostro modello economico e convertirlo: c’è bisogno soltanto della volontà politica».

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