«Ho iniziato a disegnare sin da bambina; ricordo che già a scuola facevo i disegni per tutte le compagne e a casa avevo un rotolo di carta al quale aggiungevo sempre nuovi fogli, dove raccontavo una favola fatta di paesaggi e personaggi disegnati, che non finiva mai». Così si descrive Lea Innocenzi, artista che ha vissuto a Napoli e che oggi risiede a Terni. Ottantatré anni e una vita passata a coltivare la sua passione: la pittura. «Il mio soggetto preferito è la natura. In particolare, il mare in omaggio alla Campania, e i monti, che circondano la mia città. Mi affascinano il lavoro dei contadini e i mestieri antichi. Inoltre, amo ritrarre i bambini, che sono la nostra proiezione sul futuro».

Per l’artista la pittura cambia a seconda del luogo di residenza. Lea lo conferma: «Quando stavo a Bagnoli ho dipinto l’Italsider, che si vedeva dal mio balcone; lo facevo di notte, un po’ perché ero attratta dai bagliori, dai fumi che assumevano vari colori, dando al tutto un’atmosfera irreale, ed un po’ perché, durante il giorno, con tre figli, non ne avevo davvero il tempo». E continua: «Prima i soggetti principali erano di fantasia; soggetti mitologici mi davano lo spunto per fare studi sul nudo e la luce. Poi, una volta tornata a Terni, il mio interesse si è rivolto verso i membri della famiglia, i miei figli, il mio nipotino».

 

 

Lea ha partecipato a diverse collettive: «A Napoli sono stata sempre accolta benissimo, ma la città è grande nella sua immensità: se non si è assidui ci si perde». Diverso l’ambiente umbro: «A Terni sono tutti pittori e si respira un’aria più strana. Quando sono tornata dopo molti anni, nessuno mi conosceva più; quindi ora, pian piano, mi devo far conoscere. Non ha importanza se ho ottantatré anni e sembra quasi assurdo avere ancora delle aspettative; la passione, la volontà e il tempo non mi mancano e finché c’è vita…».

Chiediamo all’artista quali siano stati i suoi più grandi maestri: «Mio padre e mio zio, senza alcun dubbio. Stavo ore ad ammirare in silenzio, per non disturbare, le opere bellissime che nascevano dal pennello di mio zio, Guido Mirimao, che, senza falsa modestia, era un grande pittore. Gli ho fatto anche da modella, quando dipingeva le sue Madonne e Angeli per le varie chiese che ha decorato». Poi il papà: «Mio padre l’ho potuto seguire solo a partire dall’età di dodici anni, quando è tornato, reduce da una prigionia di guerra durata cinque anni in Africa. Con i suoi racconti, mi ha trasmesso la passione che aveva lui per quei luoghi e per gli animali».

Per tutto il periodo della guerra, Lea ha vissuto da sfollata in campagna: «Terni ha subito più di cento bombardamenti, perché c’erano le acciaierie e le fabbriche d’armi e quindi, tutta la fanciullezza, dai cinque agli undici anni, l’ho passata tra le bellissime colline umbre, che hanno fatto nascere in me la passione per le erbe e i medicinali, che i contadini conoscevano benissimo. Ancora oggi, oltre ad essere vegetariana, mi interesso alla sana alimentazione e, quando posso, cerco di comunicare la mia esperienza. Non a caso, ho una figlia che fa la naturalista ed un’altra la ceramista. Mio figlio, invece, ha la passione per i viaggi e gli animali. La nostra casa, del resto, è stata sempre una specie di zoo».

Lea è figlia d’arte di Alfredo Innocenzi (1909-1974), scultore e pittore. I suoi maestri d’arte sono Ilario Ciaurro (pittore e ceramista) e Guido Mirimao (pittore e critico d’arte). In oltre 30 anni di attività artistica ha preso parte a numerose collettive nazionali ed a concorsi ottenendo ottimi riconoscimenti e premi.

di Teresa Lanna

Tratto da Informare n° 182 Giugno 2018

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