Spiegare il concetto di “migrazione”, utilizzare definizioni asettiche e limitanti nel concetto, è semplice.

Capire, però, cosa si prova nel dover stravolgere il proprio mondo per cercare di farsi strada in una realtà sconosciuta, è forse la cosa più difficile del mondo. Per tale motivo cerchiamo di ascoltare le storie di chi l’ha vissuto sulla propria pelle, di chi ha compiuto un viaggio e si è rimboccato le maniche, affinché il futuro che non gli è stato concesso possa prender forma in un luogo lontano miglia da casa. Per questo motivo ascoltare Ousmane, vedere in venti minuti, in un cortometraggio, parte di ciò che è diventata la sua “nuova vita” e il percorso che lo ha portato a realizzare i suoi sogni, deve essere d’esempio affinché tutti possano capire che, per quanto il presente possa sembrarci pesante, c’è sempre un futuro che può rendere leggero il peso del viaggio.

Un cortometraggio, che è stato presentato al Festival Internazionale del Cortometraggio 2019, tenutosi al Museo Pan di Napoli, con il titolo di “Accordi e Disaccordi”. I film selezionati per questa edizione hanno avuto come fil rouge un tema attualissimo, su cui l’arte è chiamata a fornire nuove prospettive di riflessione: l’ambiente e la sostenibilità delle principali attività umane, il grave problema delle migrazioni.
Ed è in questo contesto che si è collocato “Le vite di Ousmane” ed è stata dalla visione di quel cortometraggio che è nata la voglia di saperne di più, di immedesimarci noi stessi nella vita, anzi nelle vite, di Ousmane.

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«Mi chiamo Ousmane Konate. Ousmane è il nome francese, il mio vero nome sarebbe Soumana, che significa “uomo calmo”. Sono nato in Burkina Faso, che significa “Patria degli uomini integri”. Lì sono vissuto fino all’età di 15 anni. Grazie ad una gita scolastica, ho avuto la possibilità di conoscere l’Europa. Poco prima di rientrare in Burkina Faso con la mia scuola, ho deciso di scappare; così sono andato in stazione e ho preso il primo biglietto per Napoli. Lì ho incontrato un amico di mio padre, lui non sapeva che fossi in Italia, tantomeno la mia famiglia sapeva dove fossi finito. Quest’uomo mi ha consigliato di andare in una casa di accoglienza: da lì è iniziato tutto il mio percorso». Dal suo periodo di soggiorno a Napoli, mentre studiava la lingua italiana, ha iniziato a pensare a come rendere materiali i suoi sogni, in particolare quello di creare una casa di moda che riunisse le sue radici e la sua voglia di cambiamento. Il suo sogno si è materializzato con la creazione di Faso Couture.

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«Faso Couture: Faso che indica la componente dell’appartenenza al Burkina Faso e couture la componente francese. Era da sempre il mio sogno, anche perché mia madre in Burkina si occupava, insieme ad altre donne, di moda. Grazie a lei e ai suoi sacrifici io potevo affrontare la mia giornata. Soprattutto ho potuto studiare grazie a lei.
Per poter ricambiare tutto ciò che lei ha fatto per me, ho pensato di promuovere in Italia ciò che lei faceva in Burkina, non basandomi solo sulla cultura africana, ma cercando di mescolare le mie culture: creare qualcosa di europeo che si adattasse ai colori e allo stile delle nostre stoffe. È dal 2011-2012 che questo progetto è stato presentato ed io in particolare mi occupo di pubblicizzare tutto ciò che Faso Couture produce».

Purtroppo, nonostante l’amore che Ousmane nutre nei confronti dell’Europa, e in particolar modo per l’Italia, sente che gli immigrati sono ancora ostacolati nel portare avanti progetti, iniziative o semplicemente integrarsi a causa delle discriminazioni che nel 2020 sono ancora presenti.
«Non ho mai subito forme di razzismo o discriminazione sulla mia pelle. Il razzismo per me è semplicemente ignoranza. È come se, con leggi e modi di fare, semplicemente perché siamo migranti, non ci dessero modo di aprire il nostro bagaglio, materiale e culturale, e offrirlo al Paese che ci ospita. Chi ci ostacola nell’aprire il nostro bagaglio, semplicemente è perché ha paura. Ma se manca la comunicazione, non c’è confronto, come fa a sparire questa ignoranza? E il passo da ignoranza, che porta paura, a razzismo è breve».

Sono dieci anni che vive in Italia, ha capito che l’Italia è nata ed è tutt’oggi patria di mille culture e la adora proprio perché è così. Per Ousmane sono stati preziosi questi anni in Italia, ha comunicato e si è arricchito attraverso l’amicizia con persone che erano estranee al suo “mondo africano”.
«Spero che il mio documentario possa essere d’aiuto a chi come me ha deciso di cambiare vita e possa dargli la forza di crederci sempre. Sfortunatamente io non ho avuto una guida, ero solo, non sapevo dove bussare per aiuto, non sapevo quale fosse la strada da percorrere. Mi sono detto: “Se voglio, posso tutto.”, così è stato.
Volere è potere».

di Flavia Trombetta

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°200
DICEMBRE 2019

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