Le Ville del Miglio d’Oro e la loro bellezza

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È denominato “Miglio d’Oro” il tratto di strada che, a braccetto fra Vesuvio e mare, abbellisce la Campania, regalandole alcune fra le sue più pregevoli testimonianze di architettura Settecentesca. Luigi e Carlo Vanvitelli, Ferdinando Fuga e Domenico Antonio Vaccaro sono soltanto alcuni dei nomi di grandi architetti da ricordare per rendere omaggio a questo prezioso scrigno nostrano, capaci di progettare splendide ville gentilizie fra i simboli più caratteristici della Napoli borbonica.  

È il 1734: Carlo di Borbone diventa re di Napoli, spalancando i battenti a uno dei più famosi momenti di rinascita del Mezzogiorno. Di lì a pochi anni, Ercolano e Pompei conquisteranno il primato per lo studio e la riscoperta dell’antichità, lasciando emergere un patrimonio di inestimabile valore che vede la luce proprio grazie agli scavi incentivati da Carlo e Maria Amalia, i due nuovi sovrani di Napoli.  
Ed è così che la modernità porta alla luce l’Antico, l’antichità fa germogliare il Moderno. I due sovrani, spinti dall’interesse per gli scavi archeologici appena inaugurati, che desideravano seguire più da vicino, incentivano la costruzione della Reggia di Portici, in contemporanea all’edificazione di quella di Capodimonte. L’aristocrazia campana, seguendo la corte borbonica, dà vita alla costruzione di una serie di ville caratterizzate dal gusto barocco e neoclassico del tempo – oggi se ne contano 122 – fra Napoli, Ercolano, San Giorgio a Cremano e Torre del Greco: le Ville Vesuviane del Miglio d’Oro.  

Sebbene le Ville, ad oggi, siano perlopiù in stato di abbandono, lo sforzo locale per cercare di riportarne alla luce i fasti è stato notevole, promosso negli ultimi cinquant’anni dall’Ente per le Ville Vesuviane, oggi diventato Fondazione. Proprio grazie ad una meticolosa attività di salvaguardia e promozione, attualmente sono quattro le ville accessibili al pubblico, in alcuni casi sedi istituzionali e capaci di ospitare svariate iniziative culturali. 

Fra queste, emerge certamente Villa Campolieto  fra le più famose sorte in prossimità della Reggia di Portici – la cui edificazione risente in maniera evidente del gusto vanvitelliano. Padre e figlio, infatti, ne curano quasi interamente la costruzione, dotandola di uno scalone composto da una rampa centrale e due laterali, quasi a voler lasciare una firma che sarà resa celebre nel mondo dal precedente casertano. Lo stesso scalone, probabilmente, accomuna alle due un’altra delle ville del Miglio d’Oro, La Villa delle Ginestre, che tuttavia deve la sua fama a Leopardi, che vi trascorse gli ultimi anni della sua esistenza, componendovi – proprio rasserenato dal clima mite che vi si respira – una delle sue poesie più celebri, da cui la Villa prende il nome. Più rustico è lo stile di Villa Ruggiero, adibita probabilmente ad attività di tipo agricolo già dalla metà del Settecento e, per questo, meno raffinata delle ville dell’area costiera, dalle quali si discosta leggermente anche dal punto di vista geografico, sorgendo di fatto in un’area più interna della regione. Ancora differente, invece, è stata la funzione di Villa Favorita, probabilmente già dall’Ottocento aperta al pubblico, che poteva così usufruire della sua immensa area verde.  

È abbagliante lo splendore di tutto il patrimonio artistico culturale che la nostra regione offre, ed è affascinante pensare che è soltanto una fetta minima di tutto il suo effettivo potenziale. Il Miglio d’Oro ha una storia ben più lunga e ricca da raccontare. Ci auguriamo solo di poterla scoprire – e ammirare – presto.

di Teresa Coscia  

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