“Le Veglie. Contro le morti in mare”: nasce il nuovo movimento umanitario

Marianna Donadio 11/01/2022
Updated 2022/01/11 at 1:19 PM
3 Minuti per la lettura

“Siamo un movimento di cittadine e cittadini indipendenti che si sta sviluppando sul territorio italiano ed anche in alcune città europee. Ci unisce l’indignazione per il silenzio e la rassegnazione che si registra in larga parte della società civile di fronte ai continui episodi di violazione dei diritti umani e, più di ogni altra cosa, per la negazione del diritto alla vita per i tanti profughi che si trovano quasi quotidianamente in pericolo nelle acque del nostro Mediterraneo”.

È con questi presupposti che nasce il movimento umanitario Le Veglie- Contro Le Morti in Mare, una proposta di azione contro il fenomeno ormai quotidiano della morte dei profughi durante i tentativi di raggiungere le nostre coste. In queste occasioni troppe volte i soccorsi sono stati tardivi o addirittura negati. Le Veglie hanno deciso di reagire proponendosi di esserci, fisicamente e virtualmente, per fare pressione su coloro che sono tenuti a prestare soccorso ogni qual volta venga segnalata una nuova situazione di pericolo nelle nostre acque.

“Ci proponiamo di costruire, in tutti i luoghi dove sarà possibile, gruppi di persone che siano disponibili a mobilitarsi in tempo reale nelle situazioni di richieste di soccorso inascoltate che ci venissero comunicate da Alarm phone o dalle navi e aerei ONG di soccorso presenti nel Mediterraneo. In quelle ore di disperate agonie intendiamo affollare le piazze e i canali social con la nostra richiesta di intervento perché, per chi è preposto a farlo, diventi difficile non intervenire lasciando morire esseri umani in fuga o restituirli agli aguzzini dei lager” scrivono presentando e descrivendo il progetto.

Il movimento, in questo modo, intende puntare i riflettori su ciò che una politica xenofoba vorrebbe finisse nel dimenticatoio, creando attenzione mediatica su ogni barcone in difficoltà.

“Siamo convinti che l’omissione di soccorso scaturisca come inevitabile conseguenza di azioni e strategie di morte, funzionali a logiche di potere economico e militare largamente condivise dai governi che ci rappresentano in Italia e in Europa.

Si vogliono ignorare i danni che tali politiche producono sulle popolazioni, su coloro che, costretti a fuggire dagli scenari infernali creati dai ‘potenti della terra’, diventano i fragili, i senza nome, i senza diritti, a cui si vuole negare anche l’inalienabile diritto alla vita.

Noi non siamo buoni, noi vogliamo restare umani“.

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