Nel periodo estivo ci sono giorni in cui il tempo è particolarmente secco e ventilato. Condizioni ideali per lo sviluppo di incendi, in cui il fuoco può attecchire e diffondersi più facilmente.

Proprio in questi frangenti, qualcuno li appicca contando di trarre benefici superiori al rischio di pagare le conseguenze del gesto, o senza un comprensibile motivo. Talvolta, anche inconsapevolmente, lanciando ad esempio un mozzicone acceso. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, che quotidianamente vediamo numerosi scenari distrutti da incendi di ogni tipo: dai luoghi di abbandono di rifiuti agli impianti che, a vario titolo, detengono materiali infiammabili, ai boschi, polmoni di ossigeno.

L’estate così, diviene oltremodo calda e pervade nelle coscienze il senso di angoscia per l’inquinamento diffuso. Per contrastare i roghi di rifiuti, quelli più propriamente identificati con il fenomeno “terra dei fuochi”, che non si limitano affatto ai soli periodi estivi, sono profusi sforzi nel presidio e controllo del territorio, potenziando il dispiego delle forze dell’ordine e prevedendo il supporto dell’esercito. Di contro, per quanto vi sia impegno, l’ampia estensione dei territori interessati e la molteplicità ed imprevedibilità degli sversamenti di rifiuti non consentono di scongiurarne adeguatamente l’evenienza.

Come per ogni problema, tuttavia, è sensato che alle azioni di contrasto se ne associno anche di prevenzione, spostando quindi l’attenzione a prima che il problema si formi, anche perché “prevenire è meglio che curare”.

Si deve allora considerare che gli sversamenti di rifiuti destinati ad andare in fumo dipendono in prevalenza da imprese, talune operanti in nero, che traggono vantaggio competitivo dallo smaltimento illecito. È su tale fronte, dunque, che sarebbe opportuno potenziare le azioni di contrasto.
Riguardo alla preoccupante escalation di incendi di impianti per la gestione dei rifiuti, a gennaio scorso il Ministero dell’Ambiente ha emanato una circolare recante “Linee guida per la gestione operativa degli stoccaggi negli impianti di gestione dei rifiuti e per la prevenzione dei rischi”, chiarendone, a ben vedere, il carattere non cogente. Intanto, la tendenza degli incendi di impianti non sembra essere stato modificato. D’altra parte, il recente episodio di un’azienda che produce contenitori in plastica per batterie di Avellino ci ha ricordato che gli incendi e i rischi connessi non sono un’esclusiva degli impianti per rifiuti.
Comunque, laddove si sono verificati incendi di impianti deve desumersi che non siano state attuate le disposizioni di prevenzione degli incendi.

In tale ambito, agire a monte vuol dire sicuramente assicurare un più sistematico e frequente controllo degli impianti da parte dei Vigili del Fuoco, l’organismo competente in materia.

Anche per gli incendi boschivi, causa di rischi tanto diretti che indiretti connessi ai fenomeni di dissesto idrogeologico derivanti dalla destabilizzazione dei versanti, è necessario seguire la strada della prevenzione. In tal caso, la differenza la può fare solo un efficace sistema di avvistamento e tempestivo spegnimento in esordio.
Gli incendi, dunque, di quale che sia la tipologia, vanno soprattutto prevenuti: tonnellate di materiali plastici o ettari di bosco in fiamme richiedono un eccezionale dispiego di uomini, di mezzi e di tempo per essere spenti. D’altra parte, per prevenire efficacemente, si dovrebbe agire ancora più a monte considerando il comune denominatore per tutti: il degrado sociale, economico e culturale in cui versa chi procura gli incendi, la condizione di “aver poco o nulla da perdere”. Se vogliamo stare meglio, forse è necessario che tutti abbiano “abbastanza” da perdere.

di Giancarlo Chiavazzo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°198
OTTOBRE 2019

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