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“Le storie che raccontiamo sono già nella nostra anima”: i racconti della scrittrice Viola Ardone

Redazione Informare 02/02/2022
Updated 2022/02/02 at 12:48 PM
9 Minuti per la lettura

Viola Ardone, napoletana classe 1974. Autrice di varie pubblicazioni, insegna latino e italiano al liceo. Dopo due i romanzi ”La ricetta del cuore in subbuglio” e “Una rivoluzione sentimentale”, pubblicati con Salan, nel 2019 pubblica con Einaudi “Il treno dei bambini”, caso letterario, ispirato da una storia vera e tradotto in 34 lingue. Si tratta del suo romanzo più importante, finalista al Premio Wondy per la letteratura resiliente 2021. Il suo ultimo romanzo pubblicato alla fine di settembre 2021 si intitola “Oliva Denaro”. Questo ultimo romanzo è considerato un romanzo di formazione, una storia intensa e forte di una ragazza che vuole essere libera. Il titolo lascia trasparire il carattere quasi autobiografico del romanzo: Oliva Denaro, infatti, è  l’anagramma del nome della scrittrice campana.

Al tempo dell’evento, Oliva è una bambina semplice, senza alcun background politico, a differenza della sua amica Liliana. Va bene a scuola, non è una ribelle, è una bambina come tante altre. Eppure sembra esserci intrinsecamente in Oliva un desiderio di libertà, di scegliere e di continuare ad essere come prima dell’arrivo del Marchese. E in seguito nella storia, anche dopo la terribile violenza subita, ricerca la libertà di scegliere. Sembra quasi logico pensare che Oliva si sarebbe omologata, come tante altre giovani, alle idee del suo tempo, eppure si ribella, perché? 

«A volte le ribellioni avvengono per scelta, altre volte per caso. Oliva ha davanti a sé un destino già scritto eppure riesce a trovare una sua strada, irta e piena di difficoltà, ma che la rende veramente libera. Non so perché sia toccata a lei questa sorte, forse grazie a Liliana, forse anche grazie a suo padre, forse perché ha davanti agli occhi la storia tristissima di sua sorella Fortunata… ma il momento in cui decide è un attimo tutto suo. C’entra anche il caso, in qualche modo».

Sarebbe un sollievo poter dire che le tematiche di questo libro si sono risolte ormai da tempo, ma sfortunatamente è solo negli ultimi 30 anni che si sono avuti dei cambiamenti ed è ancora troppo comune oggi la violenza sulle donne. Quale pensa che sia la strada per cercare di correggere una tragedia ancora così attuale e quotidiana?

«Di fronte a fenomeni così complessi non esiste “una” strada ma tante strade, che passano per l’inasprimento delle pene per chi commette violenza contro una donna, per una corretta educazione sentimentale e sessuale nelle classi, per un diverso paradigma nell’educazione familiare, per la scuola, che dovrebbe incentivare le relazioni di collaborazione tra alunni e alunne e proporre un modello educativo che non sia basato sul genere. L’immagine della donna in Italia, forse anche per il retaggio cattolico, è ancora gravata da tanti stereotipi e si muove lungo la dorsale santa-peccatrice, laddove la seconda è la quella da colpire, da stigmatizzare e la prima è quella da glorificare. Non esiste un simile giudizio nei confronti degli uomini, mi sembra».

Sia “Oliva Denaro” che “Il treno dei bambini” sono storie degli ultimi, dei dimenticati. I personaggi sono la rappresentazione di tante realtà che non fanno notizia, non se ne parla, ma lei decide di riscattare questi invisibili, donando così contemporaneamente una voce a tante storie che si rispecchiano nei suoi libri. Cosa l’ha spinta a trattare di queste storie nascoste nelle pieghe del tempo e della società?

«Mi piacerebbe dire che l’ho fatto per gli altri, ma sarebbe una bugia. Ho scritto queste storie perché in ognuna di esse ci ho trovato una parte di me: il senso di abbandono e il timore di essere escluso di Amerigo, il rapporto conflittuale con il corpo che cambia e con il proprio desiderio in Oliva. Nessuna storia è neutrale e quando siamo chiamati a scriverla vuol dire che in profondità già ci appartiene».

“Il treno dei bambini” prende vita nel 1946, un periodo di grandi differenze tra Nord e Sud Italia, quando i bambini di Napoli si ritrovavano spesso, come dice Amerigo, ad andare in bottega. “Oliva Denaro”, invece, è ambientato negli anni ’60, in un paesino della Sicilia, in un contesto storico-culturale dove la donna era considerata un bell’oggetto, qualcosa da mantenere pulito e intatto. Eppure due mondi che sembrano lontani si uniscono nella stessa realtà con il personaggio di Maddalena Criscuolo, donna emancipata comunista. Perché creare un ponte, specialmente con un personaggio così significativo, tra le due storie?

«Tanti lettori mi hanno chiesto un seguito del Treno dei bambini, ma per me quella storia era finita all’ultima pagina del libro. Quello che non finisce (mai) è la Storia, che va sempre avanti e allora ho deciso di continuare a raccontare non una storia ma la Storia. Ho deciso di raccontare gli anni Sessanta perché mi sembrava di poter in questo modo seguire il cammino delle donne nel dopoguerra, il modo in cui sono entrate nella politica e nelle istituzioni, il modo in cui hanno iniziato a rivendicare i propri diritti e bisogni. Questo è l’unico segmento in cui i due romanzi si somigliano. Per rimarcare questa continuità ho scelto Maddalena Criscuolo, un personaggio che ho amato nel Treno dei bambini e che ho scelto di richiamare anche in Oliva Denaro, raccontando un altro pezzo della sua vicenda personale e politica».

Parlando del treno dei bambini, Amerigo è un bambino che nasce a Napoli, ma che dopo aver vissuto a Modena non si sente più a suo agio nei quartieri della sua infanzia e guarda la realtà che lo circonda con occhi aperti e coscienti, non più con ingenuità. Allo stesso tempo, da adulto, continuerà a sentirsi inadeguato e in un posto che non è suo. Cosa puoi dirci di questo suo malessere?

«È lo stesso malessere che provano oggi i giovani che vanno a studiare all’estero o che cercano lavoro in un’altra città. Quando l’allontanamento è frutto di una scelta, allora non ci sono sentimenti contrastanti. Il problema nasce quando si tratta di una scelta “obbligata” perché il mondo del lavoro in Italia (e al Sud in particolare) non offre posizioni e retribuzioni competitive. Lì sopraggiunge un senso di sradicamento. Si resta per sempre dèraciné, per usare un termine francese».

Oltre a essere una scrittrice, lei è anche insegnante di italiano e latino e si ritroverà a spronare i suoi studenti a leggere e scrivere, per far scattare in loro quella scintilla per la letteratura. Ma qual è stato il modo in cui si è ritrovata a scrivere, come è scattato il suo amore per la letteratura? E rivede mai nei suoi studenti quella passione che hai lei, oggi per la scrittura?

«Molti alunni e alunne amano scrivere racconti, alcuni compongono poesie e un po’ se ne vergognano. Il mio compito è portare fuori quello che c’è già dentro. Sono sicura che l’amore per la letteratura (come ogni altra forma di amore) non possa essere imposto. Si può invogliare, incuriosire, stimolare, spiegare, si può dare l’esempio, poi ognuno manifesterà la propria sensibilità e le proprie attitudini. Non tutti saranno lettori e scrittori ma a ognuno sarà data la possibilità di scoprire i suoi talenti».

Sta già lavorando ad una nuova storia? Può dirci qualcosa? 

«Sto provando a immaginare un nuovo mondo e mi sto mettendo in ascolto di nuove voci. E questo per me è già scrivere».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°226 – FEBBRAIO 2022

Di Anna Copertino

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