«Le riprese del film nel salone della mia casa d’infanzia»: intervista a Donatella Schisa

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Paolo Sorrentino, con il suo nuovo film ‘’È stata la mano di Dio’’, tinge la seconda giornata della kermesse veneziana di azzurro, con meritati applausi di nove minuti. Parliamo di un film dal tono dichiaratamente più introspettivo e autobiografico rispetto a quello a cui siamo abituati. Stavolta Sorrentino ha momentaneamente lasciato fuori la vena esteta del suo tocco per lasciar spazio al racconto della sua adolescenza, e quale scelta migliore se non quella di organizzare il set nella tranquilla e appartata via San Domenico, dove ha vissuto con i genitori. Per regalare una certa verosimiglianza alla cronaca della sua infanzia, Sorrentino ha ricostruito gli interni della sua vecchia casa prendendo in prestito quella dei suoi vicini di un tempo. A raccontarcelo è Donatella Schisa, scrittrice che nel 2019 ha pubblicato ‘La nebbia quando sale’, appassionata della filmografica di Sorrentino che ha conosciuto Paolo nel periodo dell’adolescenza, abitando proprio sotto di lui e a cui Sorrentino deve il cognome di Fabietto Schisa, il protagonista del film e alter ego del regista.

‘Schisa è il cognome della sua famiglia, che effetto le fa pensarlo indossato dal protagonista del film?

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«Ho avuto la sfortuna di perdere mio padre precocemente, va da sé che avere l’illusione che il cognome della mia famiglia possa continuare a sopravvivere sia un’emozione unica nel suo genere. Paolo ha fatto inconsapevolmente un enorme regalo a me e a mia sorella, che abbiamo in qualche modo reso impossibile tramandare il cognome di famiglia».

Donatella, come descriverebbe la sensazione di vedere trasformato il salone della sua casa in un set di un film?

«Quando arrivò la richiesta di Sorrentino le condizioni della casa non erano delle migliori poiché mia madre era morta da appena pochi giorni, e all’arrivo della troupe la casa versava in uno stato di semi abbandono. Reputavo impossibile poter girare lì, tuttavia mi fu spiegato che Paolo desiderava esattamente qualcosa che fosse rimasto fermo nel tempo. Ricordo che nel vedere la casa quasi si commosse per quanto gli sembrò tangibile essersi rituffato nel passato, e poco dopo il set ha cominciato a prender vita. È stata senza dubbio un’esperienza bellissima. Non si ha l’onore di veder trasformata la propria casa d’infanzia in un set cinematografico tutti i giorni!».

Ci sono stati significativi cambiamenti in casa, durante le riprese?

«Se devo dirla tutta non ci sono stati significativi cambiamenti, se non la cucina, qualcosa in soggiorno e la stanza mia e di mia sorella che è stata resa più maschile. Ci è stato chiesto di trovare in casa qualsiasi oggetto appartenesse all’inventario dell’epoca. Posso assicurare che l’oggettistica del film è quasi tutta originale, eccetto qualche inserimento voluto dalla scenografia, trovata quasi per caso, da nascondigli segreti di una vera collezionista».

«Lei e sua sorella siete riuscite ad assistere alle riprese del film?»

«Sì, Paolo ci ha fatto assistere alle riprese, ed è stato bellissimo. Ci hanno raccontato che non vuole nessuno sul set, per cui sicuramente ci siamo sentite delle privilegiate. Ed è stata un’esperienza unica rivedere con occhi nuovi qualcosa che conosci alla perfezione, ma sotto un’altra luce. Ora non ci resta che vederlo sul grande schermo e non vediamo l’ora, devo dire».

di Maria Chiara Giannattasio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°222 – OTTOBRE 2021

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