conflitto russo-ucraino

Le radici e il corso del conflitto russo-ucraino: l’analisi del prof. Giorgio Cella

Gennaro Alvino 02/12/2022
Updated 2022/12/03 at 12:08 PM
5 Minuti per la lettura

L’inizio della storia del conflitto russo-ucraino

Le vicende della guerra in Ucraina tengono ormai da tempo tutto il mondo alla finestra, raggomitolato su di un altare di tensione e freddo. Si resta come bimbi a guardare oltre lo steccato cosa sta succedendo ad un solo palmo oltre i nostri sguardi. Il conflitto russo-ucraino affonda le radici nella storia e ritrova soluzione addirittura nella narrazione altomedievale con la Rus’ di Kiev: antica entità monarchica degli Slavi Orientali risalente al IX secolo. Un brodo primordiale da cui facciamo partire ogni nostra considerazione: da questa complessa ed eterogenea realtà nasceranno poi nei secoli lo stato bielorusso, quello ucraino e soprattutto l’Impero Russo.

Come tocchi di un pennello scuro che adornano l’ocra sfondo di un quadro che sarà poi sempre più complesso, questo scenario storico viene col tempo ad assumere un’importanza sempre maggiore: come una foto d’infanzia che coi toni più gialli acquista ad ogni giorno valore. In questo importante scenario storico si inserisce allora Putin che alle volte quasi come un’iperbole si aggrappa alla storia regionale russa, seguendo in maniera distorta le orme dei leader russi del passato e giustificando comportamenti assai discutibili che la Russia porta avanti, nei confronti dell’Ucraina, già dal 2014.

Per approfondire l’argomento è allora intervenuto per Informare il professor Giorgio Cella, esperto di politica internazionale e autore del libro “Storia e Geopolitica della Crisi ucraina. Dalla Rus’ di Kiev a Oggi”.

Ritardo europeo

«In Ucraina, già molto prima di Zelenski, ci sono state diverse problematiche come per esempio la questione della lingua nei territori contesi del Donbass che hanno coinvolto quest’area già prima dello scoppio della seconda crisi ucraina. Ricordiamo infatti che già una grave crisi politica ha investito l’Ucraina nel 2014 ed ha visto l’annessione della Crimea alla Russia. Col senno di poi si sarebbe potuta garantire forse una maggiore armonia con queste autonomie, magari permettendo una forma di bilinguismo con la lingua russa» – spiega il professore Giorgio Cella.

«C’è però da sottolineare il mancato impegno da parte della diplomazia europea che avrebbe dovuto di certo rivestire un ruolo più incisivo: sono passati 8 anni dallo scoppio della prima crisi ucraina e l’Europa non è stata in grado di garantire alcuna forma di equilibrio nei territori dell’Ucraina. È chiaro dunque che l’Europa avrebbe dovuto fare di più, ma non ci è riuscita. Quella ucraina è una questione geopolitica che, per quanto ultimamente si abusi di questo termine, prevede quindi un’analisi geografica che si intrecci con un’azione politica.

In termini geopolitici la questione ucraina appartiene all’Europa ed è di interesse europeo. Gli Stati Uniti, come sappiamo, hanno infatti le loro direttive strategiche in materia di politica estera e non possiamo di certo puntare il dito verso di loro. È la mancanza di un peso specifico diplomatico, politico e militare da parte dell’Unione Europea che non ha contribuito ad una risoluzione armonica di queste vicende».

Il ruolo dell’Italia nel conflitto russo-ucraino

Solo in seguito allo scoppio della guerra, l’Europa ha deciso di prendere una forte posizione e sostenere l’Ucraina attraverso l’invio di armi per sostenere l’importante sforzo bellico del popolo ucraino.
Nello scenario europeo non manca di certo la voce italiana che, senza alcuna sorpresa, è rimasta al fianco dell’Ucraina anche dopo la formazione del nuovo governo targato Giorgia Meloni. «Spesso si è parlato della linea di coerenza che ha tenuto il leader di Fratelli d’Italia in varie dinamiche: coerenza che è stata poi un po’ il suo punto di forza in queste elezioni.

Una di queste linee è di certo quella del supporto all’Ucraina. Il nostro nuovo Primo Ministro ha sposato fin dall’inizio del conflitto la causa ucraina mantenendo così in ambito euroatlantico. In rapporto di vicinanza con la NATO e questa posizione l’ha sicuramente poi aiutata ad essere ben vista dall’Europa» – ci spiega ancora il professor Cella. «Mentre la Meloni, dunque, si è detta saldamente filoucraina, ciò che potremmo aspettarci è invece una sorta di riluttanza a questa causa da parte degli altri due membri della coalizione. Non è infatti un mistero che Salvini e Berlusconi abbiano dei rapporti storicamente vicini alla Russia. Bisogna però dire che questi due partiti nel pratico, cioè negli atti parlamentari, hanno sempre votato in favore dell’invio di armi all’Ucraina».

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