Le meraviglie azzurre nello sport sotto il cielo di un’estate italiana

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Da Wembley all’EuroVolley, passando per una Tokyo da sogno

Notti magiche cantavano Edoardo Bennato e Gianna Nannini per i mondiali ’90 e quest’anno lo sono state davvero. Una canzone che, a distanza di trentuno anni, ha risuonato nuovamente nelle nostre case e nei nostri cuori. Un ritornello che quest’estate ha riempito le strade italiane, grazie agli undici di Mancini e all’impresa che hanno portato a termine. Era l’11 luglio a Wembley quando, dopo l’ultimo rigore tirato contro la squadra di casa, l’Italia è diventata campione d’Europa, portando la coppa a casa, a casa nostra. Lo stesso giorno, a distanza di 18km, un altro italiano realizzava un sogno: giocare una finale di Wimbledon contro il pluricampione Novak Djokovic. Con il giro sul pullman all’aperto, Matteo Berrettini e la nazionale italiana di calcio hanno inaugurato la meravigliosa stagione sportiva degli azzurri. Un momento di unione che aveva un tocco di magia già così: imprevedibile, oltre ogni aspettativa. Ma era solo l’inizio.  

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Dodici giorni dopo, la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi ha dato avvio a due settimane da sogno. Il record italiano dei giochi olimpici di Los Angeles del ’32 e quelli di Roma del ’60 contava 36 medaglie. Quest’anno ne abbiamo conquistate quaranta: 10 ori, 10 argenti e 20 bronzi. Ad aprire le danze lo schermidore Luigi Samele con un secondo posto nella sciabola e, poco dopo, Vito dell’Aquila, il giovane ventenne che ha raggiunto il gradino più alto del podio nel taekwondo. Contro ogni pronostico, per la prima volta nella storia, l’Italia ottiene ben 5 medaglie nell’atletica. Tamberi salta più in alto di tutti, Jacobs è l’uomo più veloce del mondo, Stano e Palmisano sono inarrestabili nella marcia 20km e Patta, Jacobs, Desalu e Tortu nella staffetta 4×100 maschile scrivono un’altra pagina di storia. Un tassello in più nell’estate sportiva migliore di sempre, ma non è finita qui. Anche gli atleti azzurri paralimpici hanno raggiunto risultati straordinari: 69 medaglie totali, di cui 14 ori, 29 argenti e 26 bronzi. 113 sportivi italiani che hanno onorato la nostra patria e che, oltre all’immenso talento sportivo, infondono sempre un messaggio di tenacia e perseveranza.  

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Unica nota dolente nell’esperienza in Giappone erano state le squadre di pallavolo, uscite entrambe ai quarti di finale. Raccolta e messa da parte tutta la delusione, le ragazze di Davide Mazzanti hanno fatto le valigie per gli EuroVolley dal 18 agosto al 4 settembre. Un’esperienza giocata al massimo delle potenzialità, che ha condotto le azzurre a vincere il terzo titolo continentale contro la squadra di casa. La finale, infatti, si è svolta nella Stark Arena di Belgrado, tra il boato del pubblico serbo: una vittoria con un retrogusto di riscatto, dopo l’eliminazione olimpica inflitta proprio dalle ragazze di Zoran Terzić. Si chiude un cerchio e un’altra coppa arriva nella capitale.  

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Due settimane di attesa per assistere ad un’altra finale dal fiato sospeso. Conclusa l’esperienza nel Sol Levante, il fronte maschile della pallavolo ha subito uno stravolgimento: nuovo allenatore – Ferdinando De Giorgi al posto di Gianlorenzo Blengini –, nuova squadra, nuovi obiettivi. Una riformulazione per ripartire da zero e puntare sui giovani talenti del panorama pallavolistico italiano: la scelta giusta, visti i risultati. Età media di 24 anni, la più bassa degli Europei, e ben nove esordienti in tale competizione: questi i numeri con cui gli azzurri si apprestano ad affrontare le big d’Europa. Un percorso in salita che culmina con Italia-Slovenia il 19 settembre a Katowice in Polonia. 144 minuti di gioco, cinque set e infine l’inno di Mameli che risuona nel palazzetto: l’Italia è campione d’Europa anche nel volley maschile. Dopo 16 anni un sogno che torna ad essere realtà. 

Eventi che erano stati annullati lo scorso anno a causa dell’emergenza Covid e una serie di vittorie il cui significato travalica quello meramente sportivo. Festeggiamenti, gioie condivise, esultanze: il recupero di emozioni che in questi due anni abbiamo troppe volte dovuto mettere in stand-by. Notti magiche che ci hanno regalato un po’ di quella normalità che sentivamo persa e delle quali, anche ora che è finita l’estate, non ci stancheremo mai.

di Silvia De Martino

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