Le mascherine, queste sconosciute

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Antonio Mongirulli | Già Responsabile Ufficio Infermieristico – P.O. Cotugno – A.O. Ospedali dei Colli

La, a dir poco sconcertante situazione sanitaria in cui ci siamo venuti a trovare, anzi si è venuto a trovare il mondo intero, legata alla pandemia da Coronavirus SARS-COV2, ha posto l’accento ed ha creato non pochi dubbi e perplessità sull’uso dei presidi e dei dispositivi da adottare al fine di contenere il contagio e la diffusione dell’infezione.

Uno degli “articoli” principalmente preso in considerazione, trattandosi di un’infezione a trasmissione aerea, sono state le mascherine, e da qui è cominciata un’enorme confusione ed un intreccio di pareri e consigli che, se anche con un fondamento di verità, erano e continuano ad essere prevalentemente incompleti, suscitando negli utilizzatori “non addetti ai lavori” paura e, talvolta, panico o, almeno, indecisione e sconcerto. Cominciamo col dire che, in ambito sanitario, tutto ciò che serve ad evitare che l’operatore venga direttamente a contatto col paziente sono definite barriere di protezione.

Fra le barriere di protezione vengono annoverati i cosiddetti Dispositivi medici e i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), mentre i dispositivi medici di protezione servono “semplicemente” ad evitare che gli operatori vengano raggiunti, nell’espletamento di particolari procedure per lo più invasive e/o semiinvasive, da liquidi biologici potenzialmente infetti e/o infetti (in pratica servono per lo più a non sporcare e contaminare gli abiti di lavoro), mentre i  Dispositivi di Protezione Individuale,  fra cui vengono annoverati alcuni tipi di mascherine e filtranti facciali, servono, appunto, a proteggere l’utilizzatore dal contagio. Trattandosi, appunto, di infezione aerodiffusibile, ci occupiamo di mascherine.

Oggi quando si parla di mascherine in generale si usa, come sinonimo, la sigla DPI incorporando in essi anche le semplici mascherine chirurgiche. Nulla di più sbagliato. Le mascherine chirurgiche, come detto sopra,  sono dei semplici Dispositivi medici che hanno la prevalente funzione di evitare che la persona che la indossi possa contaminare l’ambiente circostante (persone affette da patologie aerodiffusibili) e che schizzi di liquidi biologici raggiungano le cavità nasale e orale dell’operatore (vedi chirurghi e/o infermieri impegnati in procedure invasive) e sono regolamentate dal D. Lgs. 46/97 in materia di “dispositivi medici” e devono rispondere ai requisiti previsti dalla normativa UNI-EN 14683. ATTENZIONE in commercio si trovano mascherine simili ma rispondenti alla normativa UNI-EN 13130-1:2005. Questo tipo di mascherine sono destinate al comparto alimentare e non sanitario.

DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), invece, sono i filtranti facciali e le mascherine FFP1, FFP2, FFP3 con o senza valvola definiti anche APVR (Apparecchi di Protezione delle Vie Respiratorie) la cui gestione, come quella di tutti i DPI, è regolamentata dal D.Lgs. nr. 81 del 09/04/08 (la cosiddetta 81/08 che sostituisce la 626/94 in materia di sicurezza del lavoro)) che stabilisce gli obblighi del datore di lavoro, dei responsabili per la sicurezza dei lavoratori, dei preposti e dei lavoratori.

La classificazione dei DPI è regolamentata dal D. Lgs. 475 del 04/12/92 modificato dal DLgs. 10/97. Le mascherine FFP (1-2-3) adatte devono rispondere ai requisiti richiesti dalla normativa UNI-EN 149:2001. Come vedete parlare di DPI sembra semplice.

Da quanto detto appare evidente che una caratteristica imprescindibile dei DPI è quella, ovviamente, di dover proteggere gli utilizzatori e già questo particolare dovrebbe far escludere, dalla convinzione popolare, le mascherine chirurgiche dai DPI visto che, a quanto pare, tutti sappiano che non proteggono dal contagio e che ora sappiamo anche che NON sono DPI.

In definitiva chi afferma che, per tutelarsi, basterebbe una semplice mascherina chirurgica, che ha la semplice funzione di contenere l’emissione di particelle infette, non direbbe una cosa del tutto inesatta se non si fermasse a tale semplice ed incompleta affermazione che potrebbe indurre le persone a sentirsi erroneamente protette e quindi ad esporsi inconsapevolmente al contagio con comportamenti considerati a rischio.

La mascherina chirurgica, per sortire un effetto, diciamo, indirettamente protettivo DEVE essere indossata incondizionatamente da tutti ma proprio tutti. Questo apparentemente semplice accorgimento servirebbe ad evitare alle persone infette, anche quelle asintomatiche e quindi inconsapevolmente positive al Cov2, di contaminare l’ambiente circostante ( e nemmeno con una certezza del 100%) e quindi di contagiare persone sane ma, a costo di essere ripetitivo ma reperita iuvant, non perchè queste ultime indossino la mascherina chirurgica ma perché non vengono rilasciate particelle infette nell’ambiente. 

Per completezza, e per essere più chiari,  va detto che se una persona sana indossa la mascherina chirurgica e frequenta un luogo affollato da persone senza mascherina o entra in stretto contatto, senza rispettare la dovuta distanza sociale di almeno 1,5 mt., con persona/e che non indossano la mascherina non è protetta, ma esposta al contagio alla pari di chi non la indossa.

In conclusione, se si è certi della propria negatività al SARS-Cov2 e ci si reca in posti dove non si è sicuri che tutti indossino la mascherina e non si conosce lo stato di salute degli stessi, come è ovvio che sia, per essere protetti dal contagio è opportuno indossare almeno una mascherina FFP1/2 con o senza valvola

Vestizione e vestizione della mascherina

Vestire e svestire una mascherina, cosa apparentemente semplice, è, invece, l’atto più complesso e delicato della gestione di tali dispositivi, di qualunque livello siano. E in special modo per persone non abituate a fare quotidianamente determinati gesti. Quella della vestizione e vestizione di una mascherina è una vera e propria procedura medico-infermieristica e prevede specifiche competenze.

Cercherò di essere molto sintetico e pratico nello spiegare le giuste modalità di vestizione e vestizione nonché alcuni gesti, spontanei ma errati, sui quali focalizzare l’attenzione.

  1. La mascherina non va mai toccata, ne esternamente ne internamente, va indossata tenendola per le fettucce laterali o gli elastici (a seconda dei tipi), se provvista di modellatore nasale lo stesso va modellato con indice e pollice della mano naturalmente usata (dx o sx) appena indossata. Durante l’uso la parte esterna, modellatore compreso, non va più toccata.

Come va svestita: se con elastici usare una sola mano, sganciare uno degli elastici poi, sempre tenendola per l’elastico, allontanare la mascherina dal viso sempre con la parte interna rivolta verso naso e bocca fino a sganciare l’altro elastico e, sempre con una mano, eliminare la mascherina ponendola in una busta singola che poi va subito chiusa. Ad operazione completata lavarsi abbondantemente ed energicamente le mani (strofinando le mani insaponate almeno per 15 secondi).  Se durante l’utilizzo dovesse capitare di toccare il lato esterno della mascherina, procedere immediatamente al lavaggio delle mani. Se, invece,  si tocca accidentalmente il lato interno la mascherina va subito rimossa e smaltita con le modalità già descritte e, successivamente e prima di indossarne un’altra si procede al lavaggio delle mani.

Se  la mascherina e del tipo con fettucce sarà bene farsi aiutare da una seconda persona che slegherà prima le fettucce inferiori poi, passando davanti alla persona, le afferrerà portandole in avanti e solleverà la mascherina, sempre tenendola per le fettucce e sempre con la parte interna rivolta verso bocca e naso, fino a sfilare la mascherina dalla testa. Per lo smaltimento si procederà come sopra. Se non c’è una seconda persona che può aiutarci tale operazione si farà da soli sempre slegando prima le fettucce inferiori e poi procedere come sopra.

  1. Uso scorretto della mascherina (qualsiasi tipo): in considerazione del fatto che se una persona ci starnutisce e/o tossisce in faccia le gocce, o gli spruzzi,  non raggiungono solo la mascherina ma anche la restante parte del viso, testa e indumenti sottostanti, non è corretto spostare temporaneamente la mascherina dal viso ponendola, con la parte interna, o sulla fronte, in testa o sul maglione/camicia o quel che sia (cosa che in televisione si vede fare molto spesso anche da pseudo-esperti) perché così facendo la stiamo potenzialmente infettando e quando la ricollochiamo sul viso non stiamo facendo altro che portare la parte contaminata davanti a bocca e naso col risultato che tutti possono immaginare.
  2. Va detto, per completezza, che una mascherina ben gestita in ospedale ha la durata di un turno di lavoro, a meno che non si contamini per imprevisti e imprevedibili schizzi di liquidi organici nel qual caso va subito rimossa mentre nel nostro caso, e sempre se non esposta ad eventi sospetti, se ben gestita può anche durare qualche giorno facendo molta attenzione a preservare la parte interna. Le mascherine non sono lavabili e non sono riutilizzabili ne utilizzabili da più persone.
  3. Ultima cosa: le mascherine “fai da te” possono essere solo considerate un accessorio di abbigliamento e possono dare solo un supporto psicologico di protezione che, poi, è una falsa protezione quindi non andrebbero utilizzate a meno che non si riesca, cosa improbabile, a procurarsi del tessuto (TNT) certificato per effettuare un confezionamento casalingo.

Brevemente: un’ultima breve cosa va detta a proposito dell’INAIL e del DLgs 81/08.

L’INAIL che risarcisce in caso di Infortunio sul lavoro ma solo nel caso in cui sia il datore di lavoro che il lavoratore abbiano adempiuto ai propri obblighi, non considera, giustamente, le mascherine chirurgiche DPI e poiché il D.Lgs pone il lavoratore stesso al centro della propria sicurezza in quanto deve pretendere che gli siano assicurati tutti i mezzi e i dispositivi atti a prevenire gli infortuni, in caso di contagio da SARS-Cov2 dovuto ad uno scorretto utilizzo dei presidi, il risarcimento difficilmente sarà riconosciuto. A tal proposito è opportuno dire che l’INAIL ha emanato la circolare n. 13 del 3 aprile 2020 con la quale ha diffuso le prime disposizioni relative alla trattazione dei casi di Covid-19 contratti per cause di lavoro.

Utilizzo dei guanti: i guanti in lattice vanno usati per il tempo necessario ad espletare una determinata procedura poi vanno smessi e smaltiti. Non c’è una cosa più sbagliata e pericolosa dell’indossare i guanti e tenerli per l’intera giornata e/o buona parte di essa. In effetti stiamo sostituendo i guanti alle mani. I guanti si inquinano, si contaminano o si infettano e, usandoli al posto delle mani, capiterà, come ho visto fare, di portarli distrattamente ai capelli, agli occhi, al naso, in tasca, di toccare oggetti di uso comune. In questo modo i guanti anziché essere una barriera di protezione diventano un pericolosissimo veicolo di infezione. MOLTO MEGLIO non indossarli e lavarsi frequentemente le mani. Per un corretto utilizzo dei guanti nell’arco della giornata ne dovremmo consumare almeno un pacco a testa.

Spero di essere stato chiaro ed esaustivo e che i riferimenti legislativi da me citati possano servire agli scettici a trovare conferma di quanto da me detto.

Grazie per l’attenzione

di Antonio Mongirulli
 Già Responsabile Ufficio Infermieristico – P.O. Cotugno – A.O. Ospedali dei Colli
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°205
MAGGIO 2020

 

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