Le fabbriche si ribellano al nuovo Dpcm: “Restiamo a casa!”

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Giovedì 12 Marzo l’Italia si è svegliata ancora più vuota.

Strade e principali piazze italiane ancora più deserte dopo le nuove restrizioni comunicate dal premier Conte ieri sera in diretta Facebook, che permettono solo ad alcune attività di restare aperte. Bar, pub, ristoranti e tutti gli altri esercizi non fondamentali per la sussistenza chiusi. Supermercati, mini market, farmacie, uffici pubblici, banche, poste, edicole e tabaccai aperti.

Anche le grandi imprese e le fabbriche, secondo il nuovo Dpcm di mercoledì 11 Marzo, possono continuare a svolgere i propri lavori di produzione, a condizione di adottare le precauzioni e tutti gli accorgimenti dovuti all’emergenza Covid-19.

Pertanto, le nuove misure messe in atto dal premier non hanno convinto in tanti, ed hanno suscitato non poco malumore e sentimenti di rabbia, soprattutto da parte dei sindacati e dei lavoratori impegnati nelle fabbriche. Stamattina, infatti, in tutta la penisola italiana, si sono registrati una serie di scioperi organizzati dai dipendenti, non entusiasti del nuovo decreto, che li obbliga a presentarsi a lavoro, mettendo a rischio la loro incolumità.

In Lombardia, nella fabbrica di Mantova della Corneliani, storico marchio di abiti da uomo, i lavoratori hanno deciso di mettersi in guardia e di scioperare, chiedendo al governatore Fontana la chiusura di tutte le fabbriche che non producono materie prime di contrasto al coronavirus e che non sono essenziali per il sostentamento della popolazione. Il governatore della Lombardia ha poi voluto precisare: “Il nuovo decreto dovrà essere riguardato e riesaminato. Ci sono delle cose che vanno corrette, e il dialogo con il Governo proseguirà in questi giorni per cercare di migliorare ulteriormente le disposizioni.”
Alta tensione anche a Grottaglie, comune della provincia di Taranto, in Puglia, dove la Leonardo Company è stata oggetto di forti critiche e minacce da parte della segretaria organizzativa della Fim Cisl Angela Sansonetti. “L’azienda sta assumendo un atteggiamento di menefreghismo totale. All’interno della fabbrica non si rispettano le regole igienico-sanitarie e si vive nel pressapochismo più totale, senza sanificazione e igienizzazione della struttura. Se l’azienda non dovesse adottare le dovute precauzioni, siamo intenzionati a proclamare lo sciopero sino a quando lo stabilimento non garantirà sicurezza” dice la Sansonetti.

Anche FIOM, FIM e UILM sono propensi ad uno stop temporaneo di tutte le imprese metalmeccaniche fino a Domenica 22 Marzo, per la necessità di provvedere alla sanificazione ed alla riorganizzazione di tutti i luoghi di lavoro. “Nelle fabbriche si stanno determinando situazioni di panico e caos, anche perché si sono registrati i primi casi di contagio che, in alcuni casi, non vengono comunicati dalle aziende” spiega Vittoria De Martino, segretaria generale della Fiom Cgil piemontese, ribadendo la necessità di assicurare sicurezza.

La salute è una ed è di tutti. In questo modo abbiamo fatto sì che ci siano cittadini di serie A e di Serie B. Dobbiamo e vogliamo restare a casa!”. E’ questo il messaggio che oggi i lavoratori delle fabbriche, attraverso le loro proteste, hanno voluto lanciare al governo.

                                                                                                di Donato Di Stasio

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