Le dimissioni di Prandelli, il saluto alla sua Fiorentina

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Sono state accolte con sbigottimento e rammarico le dimissioni di Cesare Prandelli. Per la seconda volta lascia la guida della Fiorentina, ma questa volta ha deciso lui

Cesare Prandelli con una lunga lettera alla società, ma soprattutto alla squadra ed ai tifosi, ha spiegato le ragioni che l’hanno portato alle dimissioni da allenatore della Fiorentina. Le ragioni affondano in motivi personali dovuti a disagio e malessere fisico.

Lo stress accumulato ed il forte disagio non gli hanno permesso di guidare ancora la sua squadra. La forte tachicardia provata dopo la partita contro il Milan, un calcio definito arrogante in cui non si riconosce più come uomo e come allenatore. Avrebbe forse voluto sentire un appoggio maggiore da parte della società, un supporto venuto a mancare durante gli ultimi quattro mesi. Mesi difficili per lui che aveva abbracciato il progetto definendolo una scelta di cuore per l’affetto che lo lega alla città e ai suoi colori.

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Scrive il tecnico “Nella vita di ciascuno, oltre alle cose belle, si accumulano scorie e veleni che talvolta ti presentano il conto tutto assieme. In questo momento della mia vita mi trovo in un assurdo disagio che non mi permette di essere ciò che sono. Per il troppo amore sono stato cieco davanti ai primi segnali che qualcosa non andava, qualcosa che non era esattamente al suo posto dentro di me”.

Dopo le difficoltà incontrate nella gestione della squadra mai coesa e dei conseguenti risultati, ha deciso di fare un passo indietro. Una scelta detta dalla responsabilità che ha sempre sentito nei confronti della società e dei tifosi. “So che Firenze capirà e sono consapevole che la mia carriera di allenatore possa finire qui, ma non ho rimpianti e non voglio averne. Probabilmente questo mondo di cui ho fatto parte per tutta la vita non fa più per me e non mi ci riconosco più. Sicuramente sarò cambiato io e il mondo va più veloce di quanto pensassi”.

Luci ed ombre di un calcio che è cambiato, si è inasprito, ha perso la sua connotazione di sport lasciando il posto ai meri interessi economici. L’ansia della prestazione e del risultato a tutti i costi che porta troppo spesso ad interrogarsi sui valori perduti del gioco che era il più bello del mondo.

Resta da augurare al Prandelli che possa ritrovare la serenità personale, il suo talento come allenatore non può essere messo in discussione da qualcosa che è più grande e va oltre il singolo uomo. Le sue dimissioni possono essere viste solo come un atto di coraggio ed una richiesta d’aiuto e riflessione verso un calcio sempre più malato.

di Alessandra Criscuolo

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