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Le difficoltà di interpretare un mostro – Luca Vergoni dal set di “La scuola Cattolica”

Giuseppe Spada 03/12/2021
Updated 2021/12/11 at 11:56 PM
5 Minuti per la lettura

Di “La scuola Cattolica” ne ho già parlato in un articolo presente sul nostro sito web, ma ci tengo comunque a ribadire che si tratta di un’opera affascinante in maniera inquietante. È un film che i cinefili, i non cinefili e in generale tutti coloro che vogliono farsi un bagno di coscienza storica, dovrebbero vedere.

Indice
Mi interessava capire meglio questa pellicola attraverso gli occhi di chi l’ha vissuta sulla pelle: Luca Vergoni. Luca è un ragazzo di 22 anni che ha esordito sul grande schermo proprio con questo film, e che ha interpretato uno dei protagonisti non solo dell’opera ma anche delle atrocità che quest’ultima racconta: sto parlando di Angelo Izzo.Come e quando comincia la tua carriera da Attore?«Non so se possiamo chiamarla carriera, ma comincia prima della pandemia e viene interrotta bruscamente da quest’ultima. Se poi parliamo della mia formazione, quella comincia in primo superiore, si trattava di uno spettacolo teatrale poi interrotto.
Diciamo che la mia partenza nel mondo del cinema è stata un po’ travagliata».
Per un ragazzo giovane e che alle spalle ha poca esperienza in merito, come è stato l’impatto col grande schermo?«È stata sicuramente una grande emozione, anche perché a 22 anni uno non si aspetta di andare al Festival di Venezia e di vedersi lì, sul grande schermo. È stata particolare come sensazione. Non era sicuramente una cosa che mi aspettavo quando ho deciso di fare questo come mestiere. Nell’ambiente si dice sempre che queste sono cose che arrivano con calma».Come è stato interpretare un personaggio tanto controverso e psicologicamente complesso come Angelo Izzo?«È stato sicuramente difficile, per fortuna sul set non si è mai da soli e quindi con colleghi e regista c’è stato un gran lavoro di squadra che mi ha poi permesso di stare “al sicuro”. Effettivamente (anche rispetto ai miei colleghi) il materiale che io ho potuto trovare su Angelo Izzo è stato abbondante.Tutto quel momento di studio e di preparazione del personaggio prima di arrivare sul set ha effettivamente portato i suoi frutti. Anche le tipologie di documenti erano più vaste rispetto agli altri personaggi, non solo il libro da cui è stato tratto il film, ma anche le tantissime dichiarazioni rilasciate da quest’ultimo negli anni».Osservando le generazioni di ieri, in particolare determinate aree sociali di quelle generazioni, ci rendiamo conto che qualcosa è andato storto nella loro formazione. Credi che le attuali generazioni, di cui fai parte anche tu, siano differenti da quelle rappresentate nel film?«Sotto certi aspetti sì e sotto altri no. Ci sono determinate cose che ritornano, e mi verrebbe da dire purtroppo ritornano. Gli argomenti che film e libro volevano denunciare, vedi la mascolinità tossica o il machismo esagerato che porta i ragazzi a tentare di elevarsi ad una condizione di un certo tipo, fa poi vivere i giovani in un senso di perenne disagio perché non sono mai a loro agio con sé stessi. Certi comportamenti persistono ancora oggi.
Mi viene in mente nel film il momento in cui per dimostrare di essere uomini i ragazzi sono disposti ad accogliere ogni tipo di sfida o provocazione per dimostrarsi tali e questo comportamento io al liceo l’ho visto, esiste ancora. È sempre utile parlarne, il dialogo aiuta a far salire a galla dubbi e problemi».
Perché consiglieresti ai tuoi coetanei di guardare e tentare di comprendere “La scuola cattolica”?«La comprensione rimane alla base della civiltà. Dal momento che qualcuno si fa delle domande, seppur indirette, anche attraverso un film riescono poi a collidere con la sfera personale e a cambiare pian piano la concezione che abbiamo delle cose. Questo può essere il primo passo nei confronti di una consapevolezza più ampia di sé stessi e di quello che ci circonda».TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
Mi interessava capire meglio questa pellicola attraverso gli occhi di chi l’ha vissuta sulla pelle: Luca Vergoni. Luca è un ragazzo di 22 anni che ha esordito sul grande schermo proprio con questo film, e che ha interpretato uno dei protagonisti non solo dell’opera ma anche delle atrocità che quest’ultima racconta: sto parlando di Angelo Izzo.
Come e quando comincia la tua carriera da Attore?
«Non so se possiamo chiamarla carriera, ma comincia prima della pandemia e viene interrotta bruscamente da quest’ultima. Se poi parliamo della mia formazione, quella comincia in primo superiore, si trattava di uno spettacolo teatrale poi interrotto.
Diciamo che la mia partenza nel mondo del cinema è stata un po’ travagliata».
Per un ragazzo giovane e che alle spalle ha poca esperienza in merito, come è stato l’impatto col grande schermo?
«È stata sicuramente una grande emozione, anche perché a 22 anni uno non si aspetta di andare al Festival di Venezia e di vedersi lì, sul grande schermo. È stata particolare come sensazione. Non era sicuramente una cosa che mi aspettavo quando ho deciso di fare questo come mestiere. Nell’ambiente si dice sempre che queste sono cose che arrivano con calma».
Come è stato interpretare un personaggio tanto controverso e psicologicamente complesso come Angelo Izzo?
«È stato sicuramente difficile, per fortuna sul set non si è mai da soli e quindi con colleghi e regista c’è stato un gran lavoro di squadra che mi ha poi permesso di stare “al sicuro”. Effettivamente (anche rispetto ai miei colleghi) il materiale che io ho potuto trovare su Angelo Izzo è stato abbondante.
Tutto quel momento di studio e di preparazione del personaggio prima di arrivare sul set ha effettivamente portato i suoi frutti. Anche le tipologie di documenti erano più vaste rispetto agli altri personaggi, non solo il libro da cui è stato tratto il film, ma anche le tantissime dichiarazioni rilasciate da quest’ultimo negli anni».
Osservando le generazioni di ieri, in particolare determinate aree sociali di quelle generazioni, ci rendiamo conto che qualcosa è andato storto nella loro formazione. Credi che le attuali generazioni, di cui fai parte anche tu, siano differenti da quelle rappresentate nel film?
«Sotto certi aspetti sì e sotto altri no. Ci sono determinate cose che ritornano, e mi verrebbe da dire purtroppo ritornano. Gli argomenti che film e libro volevano denunciare, vedi la mascolinità tossica o il machismo esagerato che porta i ragazzi a tentare di elevarsi ad una condizione di un certo tipo, fa poi vivere i giovani in un senso di perenne disagio perché non sono mai a loro agio con sé stessi. Certi comportamenti persistono ancora oggi.
Mi viene in mente nel film il momento in cui per dimostrare di essere uomini i ragazzi sono disposti ad accogliere ogni tipo di sfida o provocazione per dimostrarsi tali e questo comportamento io al liceo l’ho visto, esiste ancora. È sempre utile parlarne, il dialogo aiuta a far salire a galla dubbi e problemi».
Perché consiglieresti ai tuoi coetanei di guardare e tentare di comprendere “La scuola cattolica”?
«La comprensione rimane alla base della civiltà. Dal momento che qualcuno si fa delle domande, seppur indirette, anche attraverso un film riescono poi a collidere con la sfera personale e a cambiare pian piano la concezione che abbiamo delle cose. Questo può essere il primo passo nei confronti di una consapevolezza più ampia di sé stessi e di quello che ci circonda».
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°224 – DICEMBRE 2021

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