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Lo so, lo so. La settimana scorsa non ho offerto il caffè a nessuno, ma l’ho fatto per il bene vostro: il caffè si prepara con piacere. Quando lo si prepara con i pensieri in testa, con la rabbia o con la tristezza in corpo, vene l’acqua sporca.

Infatti, oggi sono dall’estetista e il caffè che mi ha offerto è esattamente questo: acqua sporca. Ma non mi lamento, già è assaje che me l’ha offerto.
Devo fare la ceretta. È una disgrazia: la ceretta, d’inverno è una disgrazia.
Il centro estetico può avere anche il miglior sistema di riscaldamento sulla faccia della terra: avrai sempre e comunque freddo, la cera sarà sempre a temperatura Vesuvio, e l’assistente dell’estetista ti farà sempre la stessa considerazione:

-«Chi bella vuole apparire, molto deve soffrire»

Che ci sta come discorso eh, assolutamente. Ho solo timore che di questo passo, in futuro i centri estetici diventino centri autorizzati di tortura. Le cose andano ed io penso a farmi paranoie sul funzionamento di un normalissimo centro estetico, arriva il mio turno, e stanno andano anche quei quattro peli che mi ritrovo sulle gambe.

Mentre aspetto il mio turno penso che forse ci hanno inculcato in questi anni l’idea che i peli siano una cosa anormale, che vadano eliminati ad ogni costo da ogni centimetro della nostra pelle. Sono circondata da volantini che pubblicizzano epilazioni definitive col laser, luce pulsata, ad intermittenza, luce fissa o a presenza, trattamenti alla bava di lumaca, elisir di giovinezza e maschere ai fanghi termali che provengono sempre da una qualche località miracolosa e ricca di sali minerali ai più sconosciuta.

Considerando il poco sentimento con cui è stato preparato il caffè, mi preparo psicologicamente alla ceretta terapeutica dell’estetista: la ceretta terapeutica è quella che nella normale mansione dell’estetista contiene uno sfogo inconscio dovuto alla sua frustrazione momentanea. Ma l’estetista non lo sa.

-«Stai strappando un po’ troppo forte, un pochino più piano sarebbe meglio, grazie»
-«Ma no, è una tua impressione! Lo strappo deve essere deciso altrimenti non viene via nulla!»
-«Ti sto facendo notare che mi sembra troppo deciso rispetto alle altre volte…»
-«È la tua sensibilità al dolore ad essere più alta»
-«Senti io li vedo i lividi che mi stanno venendo fuori, facciamo una pausa di cinque minuti e dimmi chi t’ha fatte piglià collera, basta che la smetti di prendertela inconsciamente con me»

Impariamo ad abituarci al dolore per eliminare una cosa assolutamente normale. Saranno pure antiestetici, ma i peli sono normali. Allo stato attuale una donna che non si depila viene definita in mille modi:
Sciatta e poco curata;
Sporca (a prescindere);
Brutta (a prescindere);
Disordinata;
Maschio (le persone stanno male);
Ahimè, lesbica (le persone stanno ancora più male e credano che un pelo possa definire l’orientamento sessuale di qualcuno).

Assistiamo nel frattempo ad una “femminilizzazione” dell’uomo: sempre più cerette, trattamenti, sopracciglia ad ali di gabbiano, creme e cremine. No, non sono una di quelle che condanna gli uomini che si depilano: per me ognuno può fare ciò che vuole, basta non essere ossessionati.
Però se un uomo sceglie di non depilarsi le gambe o le braccia, è tutto ok. Sono fatti suoi. La donna no, non può.

I peli sulle braccia, apriamo questo argomento: ma chi li ha mai pensati? Per cosa prendono utilità? Cosa cambia effettivamente alla loro presenza o no?
In molti hanno perso questa consapevolezza di normalità. Si è creata questa abitudine di demonizzare il normale:

-«Perché non ti depili le braccia?»
-«Ce n’è davvero bisogno?»
-«Ma è brutto… dai, i peli sulle braccia..»
-«Ma tutti li abbiamo»
-«Ma ci depiliamo…»
-«E perché voi vi depilate vuol dire che si devono depilare tutti?!»

Abbiate pazienza poi, ma un altro topic va aperto: la ceretta inguinale.
La donna ha più di cento “templates” per la ceretta inguinale: integrale, brasiliana, la striscetta, l’alberello, la nuvoletta, addirittura è scoppiata la moda dello “strassino” perché “Ommioddio, bimba, la mia vagina è un gioiello”.
La cosa fantastica è sempre la stessa: l’uomo può lamentarsi, la donna no.
È orribile quando la tua estetista si permette di dirti “La facciamo integrale questa volta? il tuo ragazzo ne sarebbe sicuramente entusiasta” e tu non vorresti fare altro che dirle “Fatte e fatte tuoje, scusami, ma chi ti autorizza a sindacare sui miei peli? ti pago per togliermeli come dico io quindi per favore muta, grazie”.

L’uomo ormai è probabilmente contento di vedere la sua donna completamente depilata, perché schiavo del prototipo propinato dalla pornografia dell’ultimo decennio. Alcune donne sono diventate schiave a loro volta di questa loro visione “hair free” proprio a causa loro.
Proviamo a far succedere il contrario?

-«Che schifo, Dio Santo non ti sei depilato, io non ti sfioro nemmeno con un dito.»
-«Ma dai è poca la ricrescita, che fa…»
-«Mi da un senso di sporco, non ti curi. Non ti sei fatto nemmeno la barba, almeno quella potevi fartela»
-«Ma sono un maschio, sono un essere umano è ovvio che abbia la barba o i peli, dai!»
-«No ma non mi interessa è una cosa più forte di me, mi fa schifo, davvero!»

O ancora peggio, se vogliamo parlare di ceretta inguinale:
-«Non ti è chiaro forse: io la mano nelle mutande non te la metto. Ci trovo gli alieni lì in mezzo!»
-«Ma sei esagerata! Davvero credi una cosa del genere?»
-«Si annidano i batteri.»
-«Ho una doccia che funziona a casa, vorrei fartelo presente.»
-«Domani ti porto a tosare come le pecore.»

È fastidioso? Vero?

La verità è che le donne stesse si rompono i coglioni di stare lì a strappare via i peli, a spalmarsi cremine per un’ora. Vorrebbero guardarvi in faccia e dirvi “ti sembro forse sciatta?” o peggio “ti sembro forse lesbica a prescindere?”
Vorrei dire che vorremmo sentirci libere di andare in giro in shorts anche se abbiamo la ricrescita.
Vorremmo essere libere dal giudizio.
Avere la facoltà di saltare, una tantum, l’appuntamento con l’estetista sfasteriata.

Vorrei dire, con questa accozzaglia di cose che andano, che dovremmo tutti fermarci a riflettere per smettere di creare queste assurdità, perchè tutto ciò che nasce col nostro corpo è normalità; è il pensiero che talvolta ci rende anormali.

di Daniela Russo

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