“Ti voglio bene, nun e’ fa casino. Io sto stanco. Ho giocato a calcetto.”

E fu così, signori miei, che lo scenario apocalittico squarciò la tela azzurra del cielo.

 

Nennelle, oggi facciamo un trattato. Assettateve, e pigliateve o’ café.

Arriva sempre quella volta nella vita in cui la donna si rapporta con un fenomeno spaziale, dove per un giorno a settimana, la terra resta ferma ed una sfera rotonda, in genere di cuoio, chiamata “pallone”, assume il ruolo di satellite:

la partita di calcetto.

‘Na botta n’fronte. È fastidiosa proprio come frase, così risoluta che sembra possa essere pronunciata solo con tono indispettito.

Quella parola poi, “calcetto”, antipatica proprio nella sua essenza lessicale.

La donna -oltre che affrontare le conseguenze quantistiche dell’evento sulla sua sfera umorale- si interfaccia con questa abitudine non sua, ma del compagno, marito o amico, e ne deve accettare-pagare le conseguenze. Un appuntamento fisso, una specie di puntata Netflix in cui lei recita la parte della comparsa cattiva, quel personaggio che insopportabilmente, prorompente come il dolore acuto del match Mignolo vs. Comodino di notte, romp’ o’cazz. 

Ho preparato per voi, miei cari amici drogati di caffeina e parole che non vorrebbero fare altro che correre dietro ad un pallone come dei criceti sulla loro ruota, una serie di esempi pratici che vi illustreranno le diverse tipologie di reazione del sesso femminile alla partita di calcetto. Le cose andano e vi prego di immaginare in sottofondo l’Aria sulla Quarta corda di Bach (fosse a’ sigla e’ Superquark, non vi spaventate).

SEVERE MA GIUSTE

Generalizzare sul calcio e tentare di distogliere l’attenzione dall’evento attraverso considerazioni di dubbio gusto a livello personale, rivendicando allo stesso tempo i propri diritti.

Esempio 1:

-«Amo, Giovedì ho la partita di calcetto»
-«Bello, vedo che cominci a prendere impegni seri con l’età adulta».

Esempio 2:

-«Ma guarda che il calcio è uno sport importantissimo, i giocatori davvero si mettono in gioco completamente, sono strapagati ma sono anche sottoposti a stili di vita rigidi per inseguire quel pallone e portare il risultato a casa»
-«Pensa un po’, io ho portato te a casa dopo aver inseguito per mesi tutte le cazzate sulla tua classe, eleganza, gentilezza, garbatezza e savoir fare, mentre cercavo di perdere almeno 20 cm dal punto vita. Dove stanno i miei 15 milioni di euro? Con chi devo parlare?»

OCCHIO PER OCCHIO

Somministrare pillole di ipotetici impegni non graditi dall’altro, in contro-risposta alla partita di calcetto, con l’obiettivo di infastidire.

Esempio 1:

-«Stasera alle nove ho calcetto…»
«Stasera alle nove esco con Sandra, andiamo a bere nel locale che ha aperto il mio ex».

Esempio 2:

-«Ma a me piace giocare a calcetto, sto con i miei amici, è uno dei miei pochi momenti di svago e non vedo perché debba infastidirti…»
-«Ma a me piace stare fuori al bar con le mie amiche…»
Sì però nel mio caso il campo da calcetto è sperduto in periferia, nel tuo caso il bar sta di fronte alla vetrata della palestra e ti ho detto che mi irrita sta cosa che ci vai…»
-«È uno dei miei pochi momenti di svago, non vedo perché debba infastidirti».

BUON VISO E CATTIVO GIOCO

Accettazione totale ma fasulla dell’evento, con vendetta e tentativo di colpevolizzazione a scoppio ritardato di un giorno. Gioca a calcetto, ma sappi che anche a te verrà negato qualcosa. Generalmente, la donna agisce su Gola e Lussuria.

Esempio 1:

-«Va bene. Facciamo un’altra volta, non ti preoccupare. Io resto a casa, magari guardo un film. Divertiti, non fare troppo tardi».

Giorno successivo:

-«No amore, io non ci sono stasera, avevo promesso a Carmen che avrei preso un thè a casa sua. Come? La torta che ti ho fatto è salata? Mi sono distratta forse, la stavo cucinando ieri pomeriggio ma poi tu mi hai chiamata per dirmi che andavi a giocare a calcetto…»

Esempio 2:

-«Se proprio non puoi farne a meno va bene. Vai a giocare a calcetto con gli amici. Però mi prometti che domani facciamo una partita io e te, ad un altro gioco, magari…»

Giorno successivo:

«Ma a cosa vuoi giocare che sono stanca! Ho avuto una giornata pesantissima. Non sono dell’umore adatto e non mi va, adduormete oì. Spostati, non mi toccare dai. Io non mi lamento così tanto quando ho voglia e tu giochi a calcetto».

ISTERIA E RANCORE

Incapacità di accettare la partita di calcetto con successiva sessione di riflessione. Interpretazione dell’evento come sintomo di allontanamento e dimostrazione di immaturità.

Esempio 1:

-«Ma che senso ha giocare a calcetto! Non è possibile che tutte le settimane mi devi lasciare qui e tu vai a fare il bambino con quei quattro deficienti che ti porti dietro dalle medie. Cresci o no? Già mi consideri poco, poi ti metti pure ad organizzare le partite, che ne parliamo a fare…»

Giorno successivo:

-«Ma ancora te la prendi per la partitella? Che c’è che non va?»
-«Niente.»

GELOSIA E MINACCIA IRONICA

Donne plagiate dall’incubo comune della partita di calcetto come camouflage dell’incontro con l’amante. Classica reazione generata dalla paura del dubbio “e se succedesse anche a me?”

Esempio 1:

-«Stasera gioco a calcetto».
-«Ah bene, mi auguro per te che si tratti realmente di una partita, altrimenti col calcetto che ti do io ti faccio finire a cantare nelle voci bianche dello zecchino d’oro».

Esempio 2:

-«Sei sicuro che vai a giocare a calcetto? Vedi di non fare gol fuori casa, Maradò. L’arbitro sono sempre io e sto piena di cartellini rossi. Ti faccio male».

ISTERIA E RANCORE – LIVELLO AVANZATO

Il livello avanzato di isteria e rancore è composto dalle donne rimaste traumatizzate dalla menzogna a scopo tradimento. Qualunque scusa è ottimizzabile per tradire e questo le rende paranoiche.

Esempio 1:

-«Che senso ha giocare a calcetto? Ma poi con i tuoi amici che non si fidanzano nemmeno per sbaglio! Dove vai a giocare? Ma l’arbitro chi lo fa? Fammi vedere il telefono. Il portiere come si chiama? Si chiama Laura? Non mi fido di te. VOGLIO VENIRE ANCHE IO»-

Giorno successivo:

-«Stupida, dai, lo hai visto che veramente vado a giocare a calcetto?»
-«…chi era quella che guardava dietro la rete?»

Terminiamo questa parte tecnica e torniamo tra noi, a tu per tu. Limitiamoci a tenere come linee guida queste reazioni più comuni, senza dimenticare però che parliamo in termini tragicomici per fare da contorno a questo caffè. Sono moltissime le donne che al contrario, lasciano gli uomini a casa per giocare a calcetto. Moltissime sono quelle che non rispecchiano nessuno di questi stereotipi, e sono bellissime per questo… ma sono anche molti gli uomini che potrebbero agire diversamente, perché come sempre, nella realtà dei fatti ad infastidire la donna è il modus operandi dell’uomo: non il cosa, ma il come.

L’uomo quando deve organizzare la partita di calcetto si concentra già dalle 07.00 del mattino, si carica improvvisamente di un senso di responsabilità mai visto prima in nessun ambito della sua vita, come fosse una questione di vita o di morte.

Per tutta la giornata resta in contatto continuo con i suoi compagni di squadra, nonché amici di una vita, al solo scopo di sentirsi pronto ad affrontare gli avversari e fare la rete dell’anno.

-«Allora, posa il telefono e ascoltami un secondo, tra poco è Natale…»
-«No io gioco meglio in attacco fra!»
-«Posa un attimo il telefono ho detto, dopo fai tutte le note vocali che vuoi. Che regaliamo a tua madre?»
-«Aspetta un attimo… Fabio non possiamo perdere pure questa volta, ogni volta che giochiamo contro di loro facimme e’ figure e niente…»
-«Pozze parla? E jamme bell. A tua mamma che le regaliamo a Natale?»
-«Non lo so ma che domande mi fai, che ne sacce je, ma io posso mai decidere che cosa regalare a Natale?
-«Ma stiamo parlando del regalo di tua madre!»
-«Guagliù a proposito, dopo Natale partitone per smaltire i cenoni!»
-«Mi vuoi stare a sentire o no? A vuò ferni?!»
-«Ma lo vedi che sto facendo una cosa importante? Aspetta un attimo, finisco di organizzare e parliamo, mamma mì».

La partita di calcetto è la prima grande responsabilità che gli uomini si assumono sin da bambini, e questo molte donne lo sanno bene. La partita di calcetto è l’occasione settimanale che hanno per sentirsi chi non sono, perchè se prima abbiamo parlato dei diversi casi in cui il sesso femminile reagisce alla partita di calcetto, è doveroso anche parlare dell’uomo “Top Player” -forse sarebbe ancora meglio definirlo Fake Top Player-. L’uomo “Top Player” dovrebbe sapere che una partita di calcetto il venerdì non lo rende Cristiano Ronaldo tutta la vita. Ma lui non lo sa, e continua imperterrito a vantarsi delle sue competizioni settimanali decantando prestazioni fisiche spettacolari.

-«Mamma mia e che campione,che prestanza. Io dovevo fare il calciatore nella vita. Non puoi capire, ho fatto un gol calciando dall’America, ma ti rendi conto di quanto sono forte?»
-«90 minuti spettacolari amore, certo. Chissà tutti i restanti sei giorni della settimana dove finisce questa prestanza fisica, è da un po’ che me lo chiedo.»

L’uomo Top Player è quello che alle sue partite di calcetto ti ci trascina, e tu devi fare il tifo per lui, perchè deve sentirsi acclamato. Quindi la donna si ritrova con le altre povere vittime del Top Player a condividere 90 minuti di falso entusiasmo conditi da considerazioni di tipo puramente femminile:

-«VAI AMO! SEI FORTISSIMO! LUCA TI AMO!»
-«Io non posso credere di stare con quel coso che corre in quel modo… VAI AMORE CORRI!»
-«Ma hai visto Luca che corre ancora peggio? Ha i piedi storti ma non lo ammette, credo debba andare da un ortopedico»
-«Ma in che senso ha i piedi storti… VAI CHE NON C’È NESSUNO DAVANTI ALLA PORTA!»
-«Sono proprio storti, ma è proprio storto lui, LUCA MA SEI DEFICIENTE COME PUOI PENSARE DI SEGNARE DA COSI’ LONTANO!»

E così tra una minaccia giocosa, una visita di Luca dall’ortopedico e una scenata isterica, da sempre il fardello della partita di calcetto pesa sulle nostre spalle. Le cose andano, così per ridere.
A me? Se pesa la partita di calcetto dite?
A me onestamente, peserebbe più un uomo che non ci giocasse. Mi piace sempre chi, almeno una responsabilità, è capace di assumerla.

 

di Daniela Russo

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