«Queste feste fanno solo danni. Metti poco zucchero nel caffè per favore?»
-«Fammi capire: struffoli, pastiere, pandoro, panettone, roccocò, cassatine, fritture di calamari, triglie, alici, baccalà, zuccheri e carboidrati in offerta con il “prendi infinito e paghi un fegato”, tavoli con sedie che hanno implorato il divino mobilificio di riprenderli con sé, tendaggi e tessuti talmente impregnati dall’odore di fritto da diventare radioattive…
E MO TI SPAVENTI PER UN CUCCHIAINO DI ZUCCHERO SOLO PERCHÉ SIAMO ALL’ANNO NUOVO?
Nennè, ma mi faccia il piacere! Pigliate ‘stu cafè!»
-«Ma è tra i miei buoni propositi! No Daniè, mi devo mettere in forma quest’anno, devo mettermi un po’ a regime…»
-«Ma tu mi devi spiegare che proposito per l’anno nuovo è. E jamme a verè, ecco qua: le cose e i propositi che andano. Mo ti voglio sfatare tutti i soliti, classici, intramontabili propositi che si fanno puntualmente alla fine di Dicembre».

E voi non fate finta di non sentire, comme si o’fatto nun fosse pure o’ vuoste. Lo so che anche voi tra i buoni propositi per il 2020 avete inserito “smettere di mangiare schifezze come un gorilla del bioparco”.

Accumminciamme: il buon proposito segue un ciclo regolare che si svolge durante tutto l’anno e non solo alla sua fine.

L’anno è diviso in 3 fasi:

1. ANNO NUOVO, VITA NUOVA: si fa una lista mentale di tutti gli obiettivi da raggiungere, i sogni da realizzare e le cose da cambiare durante il nuovo anno. Comincia il 1° gennaio, dura in genere fino ad Aprile e si ha la sicurezza estrema di poter realizzare qualunque cosa come fossimo il mago Silvan.

2. DALL’ANNO PROSSIMO CAMBIANO LE COSE: nel periodo tra maggio ed agosto, ci si rende conto che delle dieci ipotetiche cose proposte all’inizio dell’anno, non ne è riuscita nemmeno mezza. Ma la speranza è sempre l’ultima a morire e cerchiamo di confortarci attraverso l’idea di un prossimo anno migliore, con più grinta (attenzione: non di un un domani migliore, ma direttamente di un anno prossimo migliore; non ammettiamo a noi di avere una forza di volontà pari a quella di una seppia, ma allo stesso tempo il domani è troppo vicino. C’è poco tempo).

3. QUEST’ANNO È VOLATO: ultimo quadrimestre, da Settembre a Dicembre. Siccome bisogna giustificare il fallimento nella realizzazione dei propositi di inizio anno, si finisce a parlare del tempo che scorre veloce e non da la possibilità di realizzare ciò che vorremmo. In contropartita, si fanno altri buoni propositi per tentare almeno di dare una bella conclusione all’anno che salutiamo.

Chiarificate queste tre fasi, vorrei proprio farvi vivere l’intervallo tra la fase 3 e la fase 1. Siete pronti a festeggiare di nuovo la vigilia di Capodanno? Mo ce facimme e’resate.

31 Dicembre: per chiudere in bellezza tra propositi e tradizione.

1.Consumare obbligatoriamente l’amplesso del 31 Dicembre perché “chi tromba a Capodanno tromba tutto l’anno”.

Caso 1:

«Mi fanno male i piedi, mai più i tacchi, mai più».
-«Marì non me ne parlare, tengo ‘nu male e capa ‘ca nun te veco. Ma a 40 anne ancora dint’ e’ discoteche amma fa ‘stu 31 e’ Dicembre?»
-«Tu hai voluto andarci!»
-«Eh ma e’ biglietti l’e accattate tu! Ma vire nu poco!»
-«Senti, mo che facciamo?… l’anno scorso pure nun accucchiaime niente…»
-«Marì… ma chi t’adda mantenè? Jammece a cuccà, tenimme n’anno annanze!»

Caso 2:

-«Buon anno amore mio, dammi un bacio, vieni qua…»
-«Ma che senso tiene?»
-«Porta fortuna, è tradizione!»
-«Nennè nun t’annasconnere arrete a ‘stu fatte d’a tradizione, rice ‘ca staje e genio! Puozze passà niente! 364 juorne me faje surà fridde pure pe t’accarezzà sulamente, e o’ 31 e Dicembre te faje ascì a’ tradizione!»

2.La biancheria rossa, che porta fortuna solo ai negozi che vendono biancheria rossa e che spesso ridicolizza il partner in modi miseri:

«Ma tu le metti le mutande che ti ha regalato lui?»
-«Senti Dani non lo so. Quello mi ha regalato un perizoma con i fiocchi di neve sopra fatti di pelliccia bianca, dimmi tu se è normale…»
-«Non sei normale manco tu che gli hai regalato dei boxer col sacco dei regali di Babbo Natale cucito davanti tesò, ha avuto sicuramente un minimo di buon gusto lui».

3. Nessuna ordinanza sindacale impedirà agli umani di celebrare l’ignoranza attraverso il rischio per la sicurezza pubblica: il cervello è una virgola tra “Bomba e’Maradona” e “Trikki Trakke”.

-«Fratè aggia sparà ‘na botta ca adda fa carè o’rione, m’adda murì mammà!»

4. Mangiare porzioni indecenti di lenticchie per odiarle a morte durante tutto il resto dell’anno e per accontentare il parente a tavola che dice “Te le devi mangiare, pure una soltanto ma la devi mangiare!”

-«È il terzo piatto di lenticchie che ti mangi, ma ti aspetti che domani mattina ti svegli con un milione in tasca?!»
-«Magari non mi sveglio con un milione ma almeno nun me magne e’ lenticchie pe n’ato anno. M’e magne sulo perché ricene ‘stu fatto ca portano e’sorde…. ma perché po’ ce l’amma magnà a Capodanno? Ma chi ha decise tutt’ stu maciello?»

5.Organizzare una festa tranquilla in casa con pochi intimi amici e con tua mamma, donna estremamente sensibile ed intelligente che ti ha mandato a scuola da bambino per farti imparare le vocali, e ti vede ora da adulto a cantarle in un maledetto trenino infame a Capodanno.

“A E I O U Y… SAAAAAASUEEEERAAA…”

6. Festeggiare ai veglioni dei ristoranti: ci si ritrova a cenare sotto lo sguardo satanico dei camerieri che ti odiano con il loro sorriso apparentemente cortese. In sottofondo c’è sempre il piano bar che permette ad un settantenne asmatico di cantare “o’ surdato ‘nnammurato”. Le belle ragazze con i vestiti di paillettes sembrano tutte abbordabili ma una di loro è quella che ti urlerà a 10 mm dal timpano “Brigitte Bardot Bardot”, ed i bei ragazzi con i loro migliori completi non sanno nemmeno per quale motivo si trovano in quel ristorante; passano il capodanno a girovagare in sala chiedendosi “Ma perché stonghe a ‘stu viglione?”

1° Gennaio: i nuovi buoni propositi e l’anno che verrà.

1. Dieta: il futuro fallimento (per l’ennesimo anno consecutivo) della prova costume si calcola con le portate del pranzo del 1° Gennaio diviso i minuti impiegati a divorarle. Ma il primo buon proposito è sempre chiaro: da domani dieta. Dal 7 Gennaio dieta. Da Febbraio dieta…
Dall’anno prossimo, dieta.

2. Sperare che aver rispettato la tradizione delle mutande rosse e il rapporto sessuale forzato con frittura sullo stomaco ed insufficienza epatica connessa, portino risultati. Ben presto ci rendiamo conto che il ragazzo di prima aveva ragione: 364 giorni di mal di testa, stanchezza e scuse varie nell’attesa del 31 Dicembre per prendersi in giro da sole.

3. Rispettare le ordinanze sindacali: potrebbe essere uno dei propositi migliori, ma che purtroppo, devo comunque sfatare; ignoranza fa rima con strafottenza.

4. Sistemarsi economicamente: lo sforzo dello stomaco per digerire una quantità così estrema di lenticchie è direttamente proporzionale al lavoro che dovremo svolgere durante l’anno per ricavare davvero dei soldi. Se siete pigri e non volete lavorare, non vi scatafasciate di lenticchie. Evitate l’overdose di legumi.

5. “Il prossimo capodanno, organizzo una festa tranquilla, con pochi intimi amici” ma sai già che alla fine ti ritroverai di nuovo a cantare le vocali in un trenino, il tuo fedele bicchiere in mano, un cappellino di carta rossa in testa rigorosamente biodegradabile (perché sei sì un deficiente, ma ambientalista) con tua madre che ti guarderà seduta sul divano chiedendosi “dove ho sbagliato?” mentre dietro di te ci sarà una ragazza, abbordabile, che ti urlerà “Brigitte Bardot Bardot” quando i tuoi ormoni ambiranno a realizzare il proposito della trombata di fine anno. Pigliamme ‘stu proposito, e jittammele.

6. Vi svelo un segreto: il primo buon proposito di quelli che tutti gli anni partecipano ai veglioni nei ristoranti, è di non andarci mai più.

-“…Ma chi cazz’ ce vene ‘cchiù a’ stu viglione…”

In sostanza, fra tradizione e propositi, credo che nella realtà dei fatti il buon proposito sia soltanto uno e che in una frase, riassuma tutto ciò che possiamo desiderare:
“Chist’ anno aggia arrevutà.”

Una frase piena, verace, napoletanona, che se pronunciata con la giusta enfasi diventa quasi un motto motivazionale. Il napoletano poi, è bello anche per questo: “aggia”. Devo.
“Aggia”. Agire. Io devo agire, primma d’arrevutà. Ciò significa che i buoni propositi, senza la profonda volontà, valgono poco… e valgono ancora meno se fatti soltanto alla fine dell’anno.

I buoni propositi si fanno ogni giorno, perché rifiutare un cucchiaino di zucchero dopo le feste si può fare, ma è cosa banale. Rifiutare invece la propria poca volontà, ed impegnarsi davvero, concretamente per cambiare le cose, è impresa annuale ben più ardua.

(Buon 2020 ragazzi!)

di Daniela Russo 

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