Le arti marziali non insegnano ad uccidere

Informareonline-Brando

Intervista ad Antonio Brando

L’omicidio di Willy Monteiro Duarte ha scosso gli animi della nazione per la sua crudezza: intervenuto per sedare una rissa, Willy è stato ucciso con calci e pugni da due fratelli, Gabriele e Marco Bianchi, entrambi combattenti di arti marziali miste (MMA). Abbiamo fatto qualche domanda ad Antonio Brando, personal trainer, culturista e specialista in diete ed esercizi fisici, originario di Marano trasferitosi negli Stati Uniti, per sottolineare che queste discipline non insegnano affatto l’uso della violenza in strada.

Antonio, è possibile che chi pratica questo tipo di sport sia portato ad avere questa determinata cultura della violenza?

«L’arte Marziale è vista in un modo totalmente negativo da alcune persone. È un’arte, una disciplina dove tante persone credono che una persona robusta nella sua corporatura sia una persona violenta. Ho conosciuto moltissimi professionisti, e posso garantire che nessuno di loro sia violento o aggressivo. Negli Stati Uniti, l’arte marziale viene considerata un’arma: se viene praticata in strada, si viene sanzionati con le stesse modalità con cui si punisce il possesso di armi».

Questa visione così negativa si è radicata perché chi insegna questi sport spinge le persone a intenderlo come qualcosa di violento, oppure per la concezione soggettiva che si sviluppa in merito?

«Non c’è nessuna motivazione, nessuno invito ad aggredire un’altra persona. Non insegniamo una disciplina o uno sport per invogliare all’atto quotidiano in strada. Chi percepisce ciò che viene realmente insegnato, non ha bisogno di attuarlo nelle strade».

Quali sono le cose positive che riceve chi pratica questo sport?
«I più grandi atleti e pugili, erano spesso molto chiusi in sé stessi da bambini, non avevano molta autostima e io ero uno di loro, ero molto snello e venivo deriso dai miei amici. Si perde la fiducia in sé stessi, si inizia a praticare uno sport individuale perché si comprende che non si ha bisogno di qualcun altro e che si possono misurare i propri progressi nella vita quotidiana, acquisendo autostima. Stessa cosa vale per le arti marziali. È importante anche per la propria alimentazione, poiché si viene educati alla corretta alimentazione per il wellness del proprio corpo, si impara a capirne le funzioni e le necessità: oggi soffriamo di moltissime patologie, abbiamo ragazzi di trent’anni diabetici e non per genetica, ma proprio per cattiva istruzione all’alimentazione».
Se tu avessi davanti i due fratelli Bianchi, assassini di Willy, che utilizzano il loro corpo per incutere timore e far violenza sfruttando questi sport nobili come il pugilato o le arti marziali, cosa gli diresti?
«Un’azione del genere la porti dietro per tutta la vita, li metterei di fronte all’immagine del povero Willy e gli farei un milione di domande. Gli chiederei dove sono i centri in cui hanno appreso le loro discipline, non per accusare i centri, ma per cercare di capire che elementi si vanno a istruire e mi spiego meglio: credo che andrebbero selezionate in maniera più specifica le persone, fare dei test psichici, bisogna verificare se si ha la capacità di sopportare queste tensioni e visioni. Se ti piace quell’arte è perché la coltivi, ma non fuori regole. I grandi maestri hanno dimostrato in film ciò di cui erano capaci, e non abbiamo mai visto Bruce Lee uccidere qualcuno in diretta, o peggio in strada».

di Daniela Russo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

 

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