francesco Balato

L’avviso orale del questore può riguardare anche i minorenni

Francesco Balato 12/04/2024
Updated 2024/04/12 at 1:43 AM
9 Minuti per la lettura

Dopo aver per vari mesi dato spazio all’approccio repressivo dello Stato, occupiamoci questo mese di un interessante strumento preventivo.  

Così come in medicina, anche l’ordinamento sperimenta, spesso intrecciandole, repressione (che in medicina rievocherebbe la cura) e prevenzione: in breve, anche lo Stato (lo impone l’art. 2 della Costituzione) è consapevole dell’antico proverbio “meglio prevenire che curare” e lo attua in numerose disposizioni di legge.  

Le misure statali a scopo preventivo 

Le misure di prevenzione mirano allo scopo, come ha sottolineato la Corte costituzionale, di rendere più complicata la vita a coloro che commettono reati.  

Esse dunque hanno un fine diverso ma anche complementare rispetto alle sanzioni: non mirano a punire, cioè a rimproverare per la commissione di determinati fatti, ma, spesso partendo da condotte criminose della persona, cercano di fare in modo che essa non le ripeta, così difendendo la comunità dal pericolo manifestato da chi commette reati.  

Lo Stato qui si comporta come un genitore che impone un divieto al proprio bambino, non per sgridarlo rispetto ad un’azione sbagliata, ma, ad esempio – impendendogli di guardare film violenti – tentando di impedirne l’imitazione. Lo scopo dunque è preventivo, come si comprende. 

Lo stato ha approntato vari strumenti per raggiungere questo obiettivo e spesso combina prevenzione e repressione all’interno di una medesima regola, come accade con la pena che scatta dopo la commissione di un reato e che possiede essa stessa anche una funzione preventiva. 

L’avviso orale anche nei confronti dei minorenni 

Tra gli strumenti essenzialmente preventivi si può annoverare l’avviso orale del questore.  

Questo dispositivo, regolato dall’art. 3 del codice antimafia (d.lgs. n. 159/2011), è una misura di prevenzione di non recente introduzione e si sostanzia, nel contenuto, proprio in un avviso che il questore può rivolgere a determinate persone.  

Queste ultime coincidono con coloro che, in base all’art. 1 del codice antimafia, possono essere considerati socialmente pericolosi. 

Se dunque “portatori” di quella particolare pericolosità di cui parla l’art. 1 (perché ad esempio si tratta di persone che vivono abitualmente con il provento di delitti ovvero risultano abitualmente dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sanità, a sicurezza o la tranquillità pubblica), il questore può avvisarli che vi sono indizi a loro carico e che sono invitati a comportarsi, d’ora in avanti, conformemente alla legge e, dunque, abbandonando il precedente modo di agire.  

Qui lo Stato, come si vede, non sanziona ma si limita a imporre un alt.  

Risulta che determinate persone siano portatrici del citato tipo di pericolosità? Bene: il questore, come un arbitro di calcio, può intimare loro di cambiare condotta con un avviso che metterà per iscritto solo per attribuire ad esso una data certa e che può essere anche revocato anzitempo se mutano le condizioni. 

L’avviso orale “rafforzato” 

I commi 4 e 5 dell’art. 3 consentono poi al questore di accompagnare l’avviso, nel caso in cui il destinatario sia un soggetto sottoposto anche alla sorveglianza speciale (altra misura preventiva però adottabile dal Tribunale, e quindi da un giudice) o se condannato in via definitiva per un delitto non colposo, da una serie di divieti per il destinatario.  

Si parla di avviso orale rafforzato, perché in questo caso il questore, oltre a intimare al destinatario di comportarsi secondo la legge, gli potrà imporre il divieto di possedere o utilizzare: 1) qualsiasi dispositivo di comunicazione radiotrasmittente; 2) radar e visori notturni; 3) indumenti o accessori per la protezione balistica individuale (ad esempio, giubbotti antiproiettile); 4) mezzi di trasporto blindati o modificati per aumentarne la potenza o per sottrarsi ai controlli di polizia; 5) armi a modesta capacità offensiva o riproduzioni di armi, comprese quelle “giocattolo” o altre armi; 6) strumenti in grado di nebulizzare liquidi o miscele irritanti non idonee ad arrecare offesa alle persone; 7) sostanze infiammabili e altri mezzi idonei a provocare lo sprigionarsi delle fiamme; 8) programmi informatici e altri strumenti di cifratura o crittazione di conversazioni e messaggi. 

Va tenuto presente che se questi divieti sono violati, l’autore della violazione commetterà reato e potrà essere punito con la pena da 1 a tre anni di reclusione e con la multa da 1.549 a 5.164 euro. 

Di recente il legislatore (legge n. 159 del 2023 che ha convertito il decreto legge n. 123/2023) ha potenziato questo strumento consentendo al questore di adottare l’avviso orale anche nei confronti di minorenni, ma che abbiano già compiuto i quattordici anni e che, come i maggiorenni, siano portatori di quella particolare pericolosità di cui abbiamo fatto cenno.  

In questo caso la norma prevede che il questore prima convochi il minore, accompagnato almeno da uno dei genitori o da chi esercita la responsabilità genitoriale. 

La possibilità di richiedere il divieto di uso di piattaforme informatiche

È molto interessante poi il nuovo comma 6 bis della disposizione che consente al questore – unitamente all’avviso orale nei confronti anche del minorenne – di poter proporre al tribunale per i minori che sia vietato l’uso, in tutto o in parte, di piattaforme o servizi informatici e telematici specificamente individuati (compresi i “social”) o il radicale divieto di possedere o utilizzare telefoni cellulari, altri dispositivi per le comunicazioni dati e voce e qualsiasi altro apparato di comunicazione radiotrasmittente.  

Il questore potrà proporre simili divieti solo nei casi in cui il soggetto in questione sia stato condannato in passato (anche in via non definitiva) per uno o più delitti contro la persona, contro il patrimonio, per delitti inerenti alle armi, alle sostanze stupefacenti.  

La condanna potrà essere anche non definitiva e sarà necessario che i dispositivi o le piattaforme di cui si fa divieto siano stati utilizzati per realizzare o divulgare le condotte che hanno determinato l’avviso orale. 

Facciamo qualche esempio per comprendere meglio. Immaginiamo lo spacciatore, ancora non maggiorenne ma già quattordicenne, che sia stato già condannato per droga e che la venda utilizzando il cellulare.  

Con l’avviso orale il questore potrà proporre al tribunale che gli venga vietato l’uso del cellulare (o del computer, ad esempio, o di particolari “social”) per un tempo non superiore ai due anni. Immaginiamo ancora chi, già condannato per un reato di stalking, commetta una violenza sessuale e ne posti il video su un “social”. 

La legge stabilisce che sia il tribunale a imporre questi rilevanti divieti e non direttamente il questore perché, come ha ricordato di recente la Corte costituzionale, i limiti alla libertà di comunicazione sono riservati alla giurisdizione, in quanto toccano diritti fondamentali e il tribunale potrà farlo solo al termine di un giudizio nel quale l’interessato sia stato chiamato a difendersi.  

Da ultimo il giudice, nell’imporre i divieti di uso del cellulare, del computer o, come visto, di altri diffusissimi mezzi di comunicazione, dovrà anche impartire indicazioni e modalità applicative dei divieti che le rendano compatibili alle esigenze di salute, famiglia, lavoro e studio dei destinatari del provvedimento. 

Come si vede, quindi, la legge oggi punta molto sugli strumenti preventivi e assegna all’autorità di polizia, al questore appunto, penetranti mezzi di intervento anche tecnici per dissuadere i criminali, anche quelli giovanissimi, dall’ulteriore compimento di fatti antisociali.  

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