Nel lavoro è insita la possibilità di trovare se stessi

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Joseph Conrad diceva che nel lavoro è insita la possibilità di trovare se stessi.

Il lavoro è un diritto, il lavoro è dignità!

La privazione del lavoro, può condurre a una caduta nell’abisso della disperazione.

In linea di massima, seppur nei diversi approcci e differenze caratteriali, l’assenza del Lavoro può rappresentare una perdita di dignità, di certezze, indipendenza, del nostro personalissimo posto in questo mondo; questo conduce a sentimenti più disparati e intensi, quali: frustrazione, immobilità mentale, depressione e nei casi più gravi anche in tragedie.

É uno dei mali del nostro tempo, un periodo storico questo: fermo, sospeso, canceroso.

Frustrazione, disperazione, inutilità.

Paradigma che appresenta lo stato dell’arte, gli stadi attraversati, i quali in pianta stabile albergano la nostra essenza, cementandola e che innescano dinamiche negative.

Un senso di precarietà e di fragilità, sino ai tragici epiloghi, ci assale e ci incatena; l’assenza di lavoro incide sullo stato di salute, con un conseguente aumento di malessere fisico e mentale.

I legami sentimentali si incrinano e s’innescano conflitti, la rete di supporto umano sublima e forme di qualsivoglia dipendenza, precedentemente contenute e controllate, possono esplodere con violenza.

Un trauma reale e disequilibrante, si è come calati in una tempesta esistenziale, prossimi all’ annegamento, forse come segreta forma di pace dell’anima…(finalmente).

“Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo”.

Adriano Olivetti

La fiamma di pochi combattenti alieni, è prossima a spegnersi, qui, la forza di autogenerare fiducia, crederci ancora, partendo da una condizione sempre più debilitata per poi esserne delusi, di nuovo, vede la speranza svanire, paralizzandoci.

Non basta!

Ecco che fanno capolino i “Bravi benefattori” che concedono una miseria occasione concreta, sono i ” cannibali” del lavoro che offrono finte opportunità, il cui solo scopo è sfruttarti e denigrarti nel Valore umano e professionale.

Tutti abbiamo bisogno di lavorare, per costruire la nostra identità, dimensione, stato sociale, parafrasando Chales Carlyle, non chiediamo altro di essere felici, una felicità che risiede nel trovare lavoro.

Non chiediamo altro…

Non chiediamo altro.

Il 1° maggio dunque, in memoria dei “Martiri di Chicago” che nel 1886 vide migliaia di operi adoperarsi per i propri diritti nel lavoro, una marcia soppressa, degenerata violentemente dalla polizia che sparò, bombardò sul comizio e impiccò taluni operai.

Oggi, vorrei che si riattivasse in senso profondo, una lotta condivisa a difesa e “pretesa” di un lavoro, con lo stesso fervore, perché vitale.

di Patrizia Diomaiuto

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