Lavoro: la pandemia lo ha tolto ad un giovane su sei!

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La pandemia ha stravolto la quotidianità, ha riscritto abitudini e priorità, impattando violentemente e inaspettatamente sulla nostra vita. Settimane di panico e angoscia ci hanno visti costretti a restare chiusi in casa, senza andare a lavoro, per sconfiggere un nemico invisibile che ha tolto la vita a centinaia di migliaia di persone e che ha minacciato la salute di oltre 5 milioni di contagiati. Ora sembra che siamo in fase calante. Finalmente si vede la luce alla fine del tunnel. Guai ad abbassare la guardia. Guai a pensare che tutto sia realmente terminato. I miglioramenti sono evidenti e ci fanno ben sperare, a patto – chiaramente – che ognuno continui a fare la sua parte.

Ma il post-lockdown? Come sarà il ritorno alla tanto ambita “normalità”? Andrà realmente tutto bene? Purtroppo sembra di no.
Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) il Covid-19 ha causato effetti devastanti sul mondo del lavoro, in particolare su quello giovanile. L’ultima analisi su questo tema lo sottolinea, riportando dati alquanto angoscianti: più di un giovane lavoratore su sei – o il 17,1% – ha perso il lavoro all’inizio della pandemia e coloro che lo hanno mantenuto hanno visto le ore lavorative ridursi del 23%.
Un aumento della disoccupazione giovanile, dunque, massiccio e repentino, che statisticamente colpisce le donne più degli uomini e che spaventa non poco.

“La crisi economica sta colpendo i giovani più duramente e velocemente di qualsiasi altro gruppo di lavoratori” sottolinea il Direttore Generale dell’Oil, Guy Rider.
“Se non interveniamo in modo significativo e immediato per migliorare la loro situazione, le conseguenze di questa pandemia potrebbero durare per decenni.”

Nel secondo trimestre del 2020 è stimata una perdita delle ore lavorate a livello globale del 10,7% rispetto all’ultimo trimestre del 2019. La quasi totalità dei lavoratori (94%), poi, si trova in paesi in cui sono previste misure restrittive per il contenimento del contagio sui luoghi di lavoro.
Nel 2019 il tasso di disoccupazione giovanile era al 13,6% – ben 3,5 punti in meno di oggi – ed era già superiore a quello di qualsiasi altro gruppo. Inoltre, sono circa 267 milioni – più o meno il 20% – i giovani che non lavorano, non studiano e non frequentano alcun corso di formazione (i cosiddetti NEET, Not in Employment, Education or Training). Ciò che emerge, insomma, dalla quarta edizione della Nota dell’OIL: Covid-19 e il mondo del lavoro è tutt’altro che rassicurante.

L’Italia segue, purtroppo, il trend mondiale e prevede 500.000 posti di lavoro in meno per il 2020.

Il presidente dell’ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro) Mimmo Parisi, in audizione alla commissione Lavoro del Senato ha presentato la situazione a tratti drammatica. Nel 2021, però, l’emergenza dovrebbe almeno parzialmente rientrare, col recupero di circa 250.000 posti, prevedendo un completo ritorno ai livelli pre epidemia – 23,4 milioni di occupati – solo per il 2023.

L’emergenza sanitaria ha messo in ginocchio anche gli studenti. Almeno il 50% si aspetta di completare i propri studi in ritardo, mentre il 10% nutre seri dubbi sul completamento degli stessi.

La richiesta dell’OIL, dato il quadro della situazione, è “l’attuazione di politiche urgenti e su larga scala a sostegno dei giovani, tra cui programmi per l’occupazione e formazione ad ampio spettro nei paesi sviluppati, e programmi di lavoro nelle economie a basso e medio reddito. Se il talento e l’energia dei giovani vengono sprecati a causa della mancanza di opportunità o di competenze, il futuro di tutti noi sarà danneggiato e sarà molto più difficile ricostruire un’economia più sostenibile dopo il COVID-19.”

La quarta edizione della Nota sul rapporto tra Covid-19 e mondo del lavoro analizza anche le misure da adottare per creare ambienti di lavoro sicuri.

Test rigorosi e tracciamento dei contagi possono prevenire il rischio di un’ulteriore interruzione del lavoro del ritorno a misure di confinamento e isolamento o di drastiche riduzioni degli orari di lavoro.
“I test e il tracciamento dei contagi possono essere parte delle politiche da adottare se vogliamo combattere la paura, ridurre i rischi e far ripartire rapidamente le nostre economie e le nostre società”.

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di Angelo Velardi

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