La vicenda di Caronia dimostra che no, non ne siamo usciti migliori

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Nell’ Italica calura di ferragosto, la vicenda  di Caronia, che vede tristemente protagonisti una mamma ed un figlioletto scomparsi in provincia di Messina, ci tiene tutti col fiato sospeso.
Infinite ipotesi si sono fatte largo e lo faranno ancora tra i vari “medici legali da tastiera”,  commentatori infiniti e pseudo-giornalisti del web che per acchiappare un click in più sono capaci di scrivere qualunque cosa.
Si è  camminato con i piedi sporchi nella vita di questa donna senza sapere nulla di lei e del suo passato, della sua storia di donna e di madre, ormai è chiaro, palesemente in difficoltà.
In tutto quanto si è letto e si legge, mai viene  approfondito quanto questa donna stesse attraversando.
Una donna sola, probabilmente, una madre in difficoltà a cui nessuno ha saputo tendere una mano, neppure forse chi gli viveva a fianco, ha capito il momento difficile che stava attraversando e che infine l’ha portata alla morte insieme a suo figlio.
Solo  ricerca di sensazionalismo nell’informazione, le telecamere sul posto, e  del macabro nella notizia sono stati e sono i protagonisti di questa terribile storia.
Una donna già in stato confusionale, probabilmente in cerca di se stessa, ancor più provata dal lockdown, in cerca della propria identità di donna lavoratrice, messa da parte per far posto alla mamma che era diventata.
Molte di noi conoscono quello stato d’animo, che può prendere il sopravvento se si ha un animo più fragile, ancor di più se si è lontani dalla propria famiglia di origine. Magari incastrati in un luogo a noi estraneo. Si può brancolare nel buio per mesi, e nel frattempo si deve accudire un bimbo che ha le sue esigenze.
Non vi è clemenza per questa donna, già è assassina, già pazza, in cerca di chissà quale luce e che abbiamo già condannato.
Tutti bravi, tutte mamme perfette nei giorni a t-u-t-t-i i c-o-s-t-i  felici nonostante l’estate Covid!
Perchè non è contemplata la possibiltà che fosse una semplice giornata in cui realmente voleva comprare solo le scarpe al figlio, e che l’incidente abbia complicato tutto?
Quante volte nella vita abbiamo sfiorato una disgrazia, una complicazione tragica, grazie solo alle ns forze o grazie al fatto di essere in salute, o solo per pura fortuna? La capacità di reazione ad un fatto nella vita fa sempre la differenza , non tutti riescono per infiniti motivi: perchè si è deboli fisicamente e mentalmente, perchè si è malati, perchè si è in una situazione di fragilità.
Ecco, Veronica incarna quella fragilità che è di ciascuno di noi: è la fragilità umana, è l’impossibilità di farcela sempre, di essere sempre all’altezza, di stare sempre sul pezzo;
una donna bella, piena di amore per quel flglioletto, che probabilmente ha tenuto in braccio finchè ha potuto, finchè è riuscita.
Sarebbe forse bastato un “come stai?” di qualcuno vicino, una mano tesa,  che  lei ha provato a cercare, perchè l’ha cercata,  in quella bibbia che leggeva ad alta voce.
Ma niente, ha cercato invano senza trovare.
Com’era la storia? Ne usciremo migliori? Nessuno si salva da solo?
Nulla di tutto questo invece.
Non ne siamo ancora usciti e se ne usciremo, temo che non saremo migliori per niente.
di Adelaide Gentile
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