L’autonomia della magistratura e il valore del diritto

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Diritto, costituzione, giustizia, processo, democrazia, quante volte abbiamo sentito queste parole senza soffermarci sul loro significato o valore.
Possono sembrare lontane, specialmente dalla nostra realtà quotidiana ma, in realtà, riguardano ognuno di noi personalmente, come individui e in quanto società.
Giovanni Verde è stato magistrato e professore universitario per oltre 50 anni. Durante tutta la sua carriera si è interrogato sul valore di queste parole, soffermandosi sui punti di forza e i limiti del sistema giuridico italiano. Nel suo ultimo saggio “Giustizia, politica, democrazia”, Verde ha scavato all’interno di quelle che sono le relazioni problematiche tra sovranità, costituzione, legge e interpretazione. Lo abbiamo intervistato per approfondire tali tematiche.

Professor Verde, cosa deve trasmettere un insegnante di diritto ai suoi allievi?

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«Io ho insegnato diritto processuale per quasi mezzo secolo, la prima cosa che ho cercato di trasmettere ai miei allievi è l’utilità del diritto; perché noi abbiamo bisogno del diritto? Potremmo vivere senza diritto? La risposta è: assolutamente no. Quando gli uomini vivono insieme hanno bisogno di darsi delle regole e il diritto diventa necessario».

Cosa intendiamo con il termine diritto?

«Uno dei significati che si può attribuire al termine è sostanzialmente legato al volere: un’utilità che si vuole conseguire, una pretesa che va soddisfatta, un bisogno a cui si deve porre rimedio. Riflettendoci su, questa maniera di concepire il diritto è, però, una maniera egoistica, ovvero esprime ciò che un individuo vuole e può avere. I romani invece, ad esempio, definivano il diritto “alterum non laedere suum cuique tribuere”.
Ciò significa che nel momento in cui eserciti la tua libertà nel fare qualcosa non devi recar danno ad altri, e allo stesso modo la collettività deve far in modo di darti ciò che ti spetta. Rispetto alla prima accezione del termine questo secondo significato ci permette di capire che dietro il diritto ci sono delle esigenze di solidarietà, non si vive solo per sé, ma anche per gli altri e viceversa».

Di cosa tratta il suo ultimo saggio?

«Il mio ultimo saggio “Giustizia, politica, democrazia” è una raccolta di articoli che ho scritto per alcuni giornali come opinionista al grande pubblico. La Costituzione Italiana stabilisce il principio della assoluta indipendenza dei giudici, soggetti solo ed unicamente alla legge, creando così un grande problema di coordinamento tra il potere esecutivo, giuridico e legislativo che mancano di collegamento e coerenza. Il mio saggio evidenza che l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, ove spinta oltre certi limiti, può mettere a rischio la corretta attività sia del parlamento che del governo. Ho cercato quindi di trovare dei correttivi che non vadano a limitare il potere del governo e non invadano la discrezionalità dell’amministrazione».

All’interno del suo libro emergono i connotati negativi del processo, perché?

«Con il termine processo si intende la serie di regole che bisogna rispettare in una società civile organizzata, prima di arrivare ad una decisione, anche detta sentenza. Durante la mia carriera ho dovuto usare questo termine innumerevoli volte. Il processo, però, secondo la mia opinione, è uno strumento terribile. Attraverso il processo si attua un’operazione di legittimazione dell’uso della forza. Il giudice infatti è legittimato a emettere una decisione che poi sarà restrittiva dei diritti fondamentali dell’individuo».

Qual è il messaggio che spera di lasciare ai sui alunni e lettori?

«Io, come professore, ho sempre trasmesso ai miei alunni un valore: non pensare ciò che il prossimo può fare a te, ma pensa a ciò che tu puoi fare per il prossimo. Semplicemente basterebbe smettere di pensare che qualcuno possa salvare il mondo e iniziare a credere che la nazione è data dalla sommatoria dei nostri comportamenti individuali. In questo modo ci renderemmo conto che se ognuno di noi riuscisse ad assumere dei comportamenti virtuosi sicuramente chi governa potrebbe più facilmente realizzare degli obbiettivi utili per tutta la società».

di Benedetta Calise

TRATTO DAL MAGAZINE INFORMARE N° 215
MARZO 2021

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