L’Australia brucia mentre si nega la criticità climatica

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Nel Continente Australiano, gli spettacoli pirotecnici per festeggiare il nuovo anno che arriva sempre in anticipo rispetto a quasi tutti gli altri paesi del mondo, sono stati fortemente criticati.

La stagione estiva, opposta a quella dell’emisfero settentrionale è iniziata proprio il 22 Dicembre con temperature che hanno superato i 40° C. e ciò insieme ai forti venti ha favorito il diffondersi degli incendi. Stati come quello del New South Wales e di Victoria sono tra i più colpiti.

Gli incendi iniziati già nel mese di Settembre dello scorso anno, hanno bruciato più di un milione di ettari di terreno e causato la morte di 18 persone e 500 milioni di animali. Il disastro ambientale che sta colpendo il paese dei canguri, non accenna a diminuire: moltissime case distrutte, e tanti ordini di evacuazione che hanno costretto abitati e  turisti a lasciare i luoghi delle coste del sud est del paese.

Il 2019 è stato considerato l’anno nero per gli incendi.

Il fuoco che ha devastato paesi come l’Amazzonia, l’Artico, l’Indonesia e l’Australia avrà effetti devastanti per il nostro pianeta. Secondo il CAMS (Copernicus Atmosphere Monitoring Service) da 1 Gennaio al 30 Novembre 2019 sono state rilasciate nell’atmosfera circa 6735 miliardi di tonnellate di CO2. Ma quali sono le cause che hanno generato gli incendi?

Di sicuro il caldo anomalo ed il vento forte, affermano gli esperti, anche se episodi simili sono frequenti in questo paese. L’Australia nel tempo, è stata più volte  colpita da incendi disastrosi. Si pensi infatti che il 6 febbraio del 1851 è ricordato nello stato di Victoria, come  il ” giovedì nero”. In quel giorno infatti  presero fuoco a causa di terribili venti forti e bollenti, e una siccità spaventosa oltre 5 milioni di ettari di terreno, decretando al contempo la morte di oltre un milione di pecore e di migliaia di bovini. Mentre recentemente a Febbraio 2009, nel “sabato nero” circa 180 persone trovarono la morte a causa degli incendi boschivi.

Una corretta risposta scientifica però, non è semplice. L’Università di Melburne ha condotto un’analisi sulla natura mutevole degli incendi in Australia. Secondo uno studio dell’Australian Institute of Criminology i cambiamenti climatici non solo stanno cambiando le modalità di incendio, ma anche aumentando la frequenza di quei gravi eventi atmosferici che prolungano la stagione degli incendi. Solo il 6% delle accensioni di incendi boschivi in ​​Australia, è attribuito infatti a cause “naturali” Il resto è imputabile agli umani: incendi dolosi, accensioni accidentali e infrastrutture difettose. A ciò deve aggiungersi anche l’urbanizzazione rurale-urbana, con l’estensione delle città nella boscaglia circostante che aumenta il rischio di incendi causati dalla mano dell’uomo.

Il cambiamento climatico è già in atto e non si arresterà.

Lo ha ribadito più volte anche Greta Thunberg: temperature in aumento, ghiacciai che si sciolgono,precipitazioni che variano. Molte regioni del Globo stanno assistendo a simili cambiamenti; gli incendi possono produrre e distribuire nell’aria un grande quantitativo di sostante inquinanti, oltre a causare la devastazione delle foreste privando il nostro Pianeta del suo Polmone verde, nonché della distruzione della biodiversità del nostro ecosistema.La catastrofe ambientale che sta avvolgendo il Continente Australiano è tra le più inquinanti del pianeta: l’aria della città di Sydney infatti è irrespirabile e in molte zone del sud est del paese il cielo è grigio e arancione, a causa delle ceneri sollevate negli incendi. Il mondo scientifico è fermo nell’asserire che i segnali dei cambiamenti climatici, anche in un continente come quello Australiano, erano visibili.

È pur vero che la eterogeneità territoriale potrebbe rendere difficile la visibilità dei mutamenti climatici di anno in anno, ma ci sono comunque stati degli eventi come le variazioni di temperatura tra la parte orientale e quella occidentale dell’oceano Indiano che hanno portato meno pioggia, spingendo in altre direzioni i venti che portano normalmente l’umidità dall’oceano verso il continente che potevano far prevedere ciò che è accaduto. “Il vero problema adesso – ha dichiarato Michael Mann, direttore dell’Earth System Science Center presso la Pennsylvania State University – è che secondo le attuali politiche, l’Australia incrementerà le proprie emissioni di carbonio. È il paese che esporta più carbone e la miniera di carbone Adani, promossa da questa amministrazione, raddoppierà le emissioni”. L’Australia si posiziona infatti tra gli ultimi posti sia per la categoria dell’emissione dei gas serra che in quella delle energie rinnovabili. Il Climate Change Performance Index (CCPI) 2020 ha assegnato all’Australia il rating più basso in assoluto nella valutazione della politica climatica. Nonostante quanto stia accadendo, classificato come la peggiore stagione degli incendi della storia pare che il governo conservatore del primo ministro Scott Morrison, non prenda sul serio la crisi del clima.  Il governo ha infatti deciso di cancellare anche la Garanzia Energetica Nazionale (NEG), un piano creato per far fronte all’aumento del costo dell’energia e che imponeva nuovi obblighi per il mix tecnologico e per le emissioni, ma fortemente criticato come spiegato nel report redatto da Carbon and Energy Markets per l’Australian Conservation Foundation.

Secondo gli esperti il piano sarebbe fallimentare anche per il target principale di aumentare l’affidabilità del sistema di alimentazione, a danno del settore delle rinnovabili e dell’accumulo energetico. Nonostante ciò, l’abbandono della NEG porta  la terra dei canguri a non avere alcun piano fattibile per la transizione energetica e la riduzione delle emissioni. La criticità di fondo sta proprio nella negazione della realtà.E’ pur vero che gli incendi non sono direttamente causati dall’emissione dei gas serra, spiegano gli scienziati ma tali eventi estremi continueranno se non verranno adottate politiche di riduzione dei combustibili fossili. L’aumento delle temperature, scientificamente documentato genera infatti condizioni climatiche ed ambientali che fanno aumentare i rischi di roghi. È necessaria quindi come afferma il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi, una mobilitazione totale contro il cambiamento climatico e pare che fino ad ora i giovani abbiano capito meglio di chiunque altro l’importanza dell’emergenza ambientale. Rischiamo di vedere negli specchietti retrovisori il momento in cui avremmo potuto fare qualcosa. Non è importante come sostiene il governo australiano che il loro paese genera “solo l’1,3% delle emissioni (globali, ndr) e quindi la loro azione non farebbe la differenza. Fatto sta che se ogni paese la pensa in tal senso, nessuno si sente obbligato ad agire. Se la colpa non è di nessuno, allora è di tutti.

 

di Angela Di Micco

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