L’associazione “Ali della mente” valorizza il teatro a Caserta

Marco Ciotti 22/04/2024
Updated 2024/04/21 at 6:03 PM
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Conoscere le associazioni, come “ali nella mente”, che operano nel casertano è importante per le loro opere di riqualificazione e valorizzazione del territorio: migliorano i servizi offerti alla popolazione, amplificano il ventaglio di attività disponibili da svolgere e favoriscono il teatro. Abbiamo deciso di far conoscere Ali della Mente, un’associazione che da oltre vent’anni, con una particolare attenzione ai giovani, promuove il progresso culturale tramite eventi e opere teatrali e collaborando spesso con istituzioni pubbliche. Ce ne parleranno Patrizio Ranieri Ciu, autore e fondatore, Francesco Maienza e Valentina Rossi, attori.

Come nasce Ali della Mente e quali sono i suoi lavori?

«Ali della Mente è l’associazione che ha ideato tutti i progetti che noi realizziamo ed è nata nel 2004. Fabbrica Wojtyla è un ideale, il primo grande lavoro dell’Associazione: è un ideale fatto di accoglienza nei confronti dei giovani, di scoperta dei talenti racchiusi in loro. Compagnia della Città è il braccio operativo, la compagnia artistica degli attori. Alba Bianconi ha fondato l’associazione assieme a Patrizio Ranieri Ciu, autore di tutti i contenuti del teatro, della musica e della cinematografia che realizziamo. Il nome Fabbrica Wojtyla nasce dall’incontro tra il regista e il Papa dell’epoca; Patrizio Ranieri è stato ispirato dal suo essere uomo. Papa Wojtyla, prima di seguire la sua vocazione, era un giovane attore e autore del teatro rapsodico che dava importanza alla parola, come noi facciamo adesso; scenografia e costumi spesso non ci sono o sono molto limitati. La religione c’entra poco con le opere teatrali, piuttosto l’argomento principe è l’uomo, la sua esistenza, i suoi pensieri e anche la sua spiritualità.

Ali della Mente non si limita a operare in Campania, ma anche all’estero e in altre città italiane: hanno rappresentato la Campania Giovane e Creativa a Bruxelles nel 2017, un progetto europeo assieme alla Regione e all’Assessorato alle politiche giovanili; sono stati a Tirana, in Albania; a Sanremo, al teatro del Casinò con l’opera “L’ora X”, con il professore Umberto Galimberti, e a Roma, dove lo spettacolo “Prova d’Attore” ha vinto nove oscar al Roma Comic Off. La Regione Campania li ha nominati Ambasciatori della Cultura Italiana all’estero».

Siete molto attivi anche nella sensibilizzazione a tematiche molto importanti; cosa tratta campagna One More?

«La campagna One More è contro la violenza di genere e nasce nel 2016; l’esigenza è stata quella di non affrontare il problema a valle, in emergenza, ma a monte. La radice è nell’uomo e nella sua cultura-inteso nei suoi sentimenti nei confronti dell’altro-. Il motto di One More è “nella relazione tra uomo e donna, è la cultura di uomo la sola garanzia per una donna”. La Campagna quindi si chiama, tradotta, uno in più, proprio per dire all’uomo di dichiararsi uno in più a difesa della donna. Tutto nasce dal monologo del Re di Niente, scritto da Patrizio Ranieri: parla dell’uomo maltrattante che alla fine si rende conto che l’errore è in sé stesso, ma è troppo tardi perché ha già ucciso la donna. Abbiamo lanciato l’appello a diverse istituzioni; tra i primi firmatari ci sono il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il professore Galimberti, il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e diversi sindaci. Quando c’è stato il caso di Giulia Cecchettin, che ha portato i media ad affrontare il tema finalmente in maniera diversa, noi ne siamo stati contenti, ma allo stesso tempo abbiamo provato amarezza, perché sono tanti anni che noi cerchiamo di agire alla radice per evitare che altre donne siano costrette a denunciare. Il Presidente Mattarella ci ha inviato una lettera di encomio, condividendo pienamente l’azione di sensibilizzazione che svolgiamo sul territorio, esortandoci ad aprirci oltre ai confini, e abbiamo ricevuto, tramite la nostra Presidente Alba Bianconi, una telefonata dalla Presidenza della Repubblica, con un elogio alle nostre iniziative, in particolare all’opera teatrale “Il Trittico di Donna”, diventato poi uno spot: ci sono tre donne di tre epoche diverse, 1799, 1945 e 2020; nel tempo sono rappresentate da una candela, una lampadina e la luce di uno smartphone, a dimostrazione che il progresso tecnologico sia andato straordinariamente avanti, mentre invece la violenza è sempre la stessa. Il progetto è stato realizzato con le scuole e ha avuto un grande impatto con i giovani, forse perché abbiamo sempre un incontro alla pari».

Cosa vi ha spinto a collaborare con la Caritas? Qual era il vostro obiettivo?

«La collaborazione con la Caritas è nata dall’esigenza di portare il teatro ovunque, anche laddove il teatro non arriva. Con loro, abbiamo ideato la formula del “Libriglietto” in corrispondenza della prima realizzazione di “Chronos: Ora X”: il libro di accesso allo spettacolo era “Il Club dei Vinti”, una raccolta di racconti inediti che si avvale dell’introduzione del professore Galimberti. È nato per soddisfare l’esigenza di dilatare la cultura: il teatro è vivo durante sua realizzazione, ma poi quando torniamo a casa la quotidianità è così forte che quel momento si perde; vogliamo lasciare qualcosa oltre al ricordo della messa in scena. La collaborazione in realtà risale a Scavalcamontagne nel 2017, il tour delle periferie di Caserta, in cui facevamo lo spettacolo in tutte i quartieri della Città, costruendo noi stessi il palco. Abbiamo voluto permettere a tutti le sensazioni che noi proviamo quando entriamo a teatro, comprese le persone che non si pongono il problema di andare a vedere spettacoli perché devono invece capire cosa fare per portare il piatto in tavola».

Cos’è Rosso Vanvitelliano e qual è stato il suo processo evolutivo?

«È un progetto nato molti anni fa: era un’opera di valorizzazione degli appartamenti storici della Reggia di Caserta, poi si è trasformato in un tour dei siti storici della Campania assieme a Scabec, in seguito in una trilogia d’arte quali un libro contro la dispersione scolastica e la povertà educativa, una sinfonia per la sensibilizzazione alla sostenibilità ambientale e un film per l’internazionalizzazione del Cultural Made in Italy. Il nome proviene dall’immagine di Vanvitelli che, davanti alla landa di Caserta, al rosso del tramonto, vede costruirsi davanti a sé il disegno della Reggia più grande al mondo; è un capolavoro che lui progetta, immagina, ma che non vedrà realizzato in vita; quindi, lo fa per altri, anche per noi oggi; è il simbolo poetico della visionarietà, della lungimiranza, che è quella che vorremmo per questo territorio e per questa città. Rosso Vanvitelliano si occupa anche del settore agroalimentare: il marchio è diventato un vino, poiché i produttori si sono identificati al racconto che c’è dietro e si sono uniti alla rete in modo di dare un’identità alla città. Caserta non si deve solo riconoscere nella Reggia: il progetto, infatti, mette in connessione i poli culturali della città, con la visione di un quadrilatero che abbiamo immaginato, composto dalla Reggia e i giardini della flora, la zona del Campo Laudato Si, il Real Sito di San Leucio e l’antico borgo medievale di Casertavecchia. Se rinascessero questi quattro poli, non ci sarebbero più un centro e le periferie, ma sarebbe tutto una sorta di unico grande centro».

Il prossimo spettacolo è Sentinelle di Pace, in scena il 25 e il 26 aprile al teatro Città di Pace di Caserta. L’opera tratta la guerra belligerante e no; la pace non esiste, è un concetto utopico, paradisiaco. Le sentinelle di pace sono figure che vorrebbero stipulare un rapporto di chiarezza, ma che non riescono nel loro intento perché viviamo continuamente situazioni di contrasto, anche nei luoghi più tranquilli: gli scontri non sono condotti con le armi, ma con la parola.

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