L’artista Mattia Fiore e le vibrazioni dell’anima

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Mattia Fiore, una delle personalità artistiche più rappresentative del nostro tempo e già membro dell’Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma. 

Un intreccio di erudizione e conoscenza dell’umanissimo sentire, abbinato alla capacità di giungere al cuore di chi vuole condividere le sue opere, caratterizzano il percorso artistico del maestro Mattia Fiore, una delle personalità artistiche più rappresentative del nostro tempo e già membro dell’Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma.
La sua casa a Caivano, dove ci siamo incontrati, nonché sede del suo laboratorio, è un luogo dove intimità, pensiero, linguaggio e amore per la pittura prendono forma e sembrano trasmettere in ogni lavoro un messaggio di armonia e di coesistenza tra i diversi elementi della Terra.
La sua pittura vuole trasmettere le emozioni del bello come elemento in grado di caratterizzare le azioni dell’Uomo. Come crede ciò possa avvenire?
«Così come mette in luce il filosofo Galimberti, la nostra civiltà occidentale è percorsa da una forte crisi, in particolare per quanto concerne la svalutazione dei valori. La Bellezza può, secondo me, essere un elemento salvifico che aiuti a ripristinare i valori della tradizione, oppure a generarne di nuovi. Bello ha come contrario “brutto”, ma un conto è la bruttezza come fenomeno estetico, ed un altro è la bruttura, che è un fenomeno etico. Tra Estetica ed Etica c’è un nesso: riprendendo Platone, il bene è tale se si coniuga col bello, e la Bellezza è la misura del bello. Secondo Thomas Mann il bello ci colpisce, ci interroga, ci incanta, ci trafigge e ci lascia in una situazione estatica che ci porta nella dimensione del sublime. Non abbiamo potere sul bello, è esso che ha potere su di noi. Un’opera d’arte è tale se l’artista si esprime, se riesce a dire qualcosa in più rispetto a quello che immediatamente si vede. Il bello mette in relazione il sensibile (ciò che io vedo e tocco) con l’ineffabile (ciò che non si può definire con parole, ma so che esiste). Un’opera d’arte è tale, quindi, quando il mio sguardo non la esaurisce ma rimanda a ulteriori significati. Per catturare un’opera d’arte dobbiamo abbandonare la nostra parte razionale».
Sono diverse e molto importanti le gallerie e i luoghi che hanno ospitato le sue opere. Quali i ricordi indelebili?
«I miei ricordi indelebili sono legati da un filo rosso improntato sulla “condivisione”. Le mie opere si pongono come fonte di ispirazione e non pretendono di essere portatrici di alcuna verità o saggezza. Tendo, piuttosto, a imprimere una qualche “luce di gioia e di armonia”, affinché possa risuonare anche nel cuore dell’osservatore come un’onda in grado di far vibrare la mente e l’anima».
Quanto può essere importante essere originali in una società che per certi versi sembra votare all’egoismo delle conformità?
«Una delle mie sfide è realizzare un binomio moda-arte. Alcune mie opere sono state trasposte in abiti, e da alcuni anni sto utilizzando lenzuola di lino provenienti da corredi nuziali di fine Ottocento. Questi rappresentano per me una materia che porta iscritto sulla sua “pelle” i segni del tempo».
Perché la sua scelta dei colori nel raffigurare l’anima e come pensa che lo si possa fare attraverso la spontaneità dei gesti?
«La mia pittura riflette, attraverso il colore, le emozioni che provo di fronte al mondo.
Le linee e i colori diventano strumenti per esprimere emozioni e sensazioni. La creatività si concretizza nei segni lasciati sulla materia. Essi sono quasi una mia scrittura privata che, con macchie di colore in luogo delle parole, vuole trasmettere una visione interiore del mondo».
Per concludere, le forme delle sue opere in un’armonia di suggestioni e reconditi pensieri si pongono alla ricerca affannosa di identità. Quando è fondamentale ricercarla e in che modo l’arte accompagna una tale delicata ricerca?
«Mi reputo tra i sostenitori affinché l’arte e la cultura siano uno degli aspetti fondamentali e qualificanti di un territorio. L’arte può avere un valore fortissimo e far riflettere su ciò che accade nel mondo ed è capace di far prendere coscienza. Non a caso grandi artisti, e su tutti l’esempio di Picasso con Guernica, hanno parlato al mondo e hanno agito sulle coscienze».

TRATTO DA Magazine Informare N°191
Marzo 2019

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