Solo chi ha il privilegio di visitare lo studio di Lello Esposito e osservare i suoi capolavori nel luogo dove vengono ispirati e ideati, può comprendere perché il grande Massimo Troisi aveva affermato: “Non ho mai visto la mia anima; entrando nello studio di Lello Esposito ne ho almeno sentito l’odore”.

Scultore e pittore napoletano, Lello Esposito è tra gli esponenti più importanti dell’arte contemporanea e la sua è una carriera lunga ormai più di 40 anni. È nato nelle viscere di Napoli, ha vissuto nei vicoli della città e nei luoghi più folcloristici, tanto da assorbire gli usi, i costumi e i simboli di una tradizione che oggi diffonde generosamente attraverso il suo “contenitore” d’espressione: l’arte.
L’inizio coincide con il sogno di un ragazzino di 16-17 anni, che voleva tramandare i simboli della sua città di appartenenza.

«Ho cominciato vendendo prima per strada poi agli antiquari napoletani i miei Pulcinella, che scelsi perché è la maschera che da bambino avevo conosciuto con il teatro. Il suo cognome è “Esposito” come il mio e rappresenta la napoletanità che è dentro di me, nella mia storia. Sono stato il primo artista a realizzare manufatti e a volere un incontro tra tradizione e contemporaneità. Prima l’arte e la cultura si manifestavano nell’immobilismo dell’olografia, io, invece, avvertivo l’esigenza di adattarli a una modalità di realizzazione più dinamica, per parlare un linguaggio che fosse riconoscibile ai cittadini e rendere l’arte strumento di supporto per una crescita e un’evoluzione della città».

Oggi i simboli raffigurati da Lello Esposito sono parte integrante della storia di Napoli.

Diffusi in tutto il mondo, dove l’Artista ha tenuto varie esposizioni, non si riducono solo a Pulcinella, ma si estendono a tutti quei “segni” che fanno di Napoli una città unica al mondo.

«La realizzazione e la diffusione anche di altri simboli, come il corno, San Gennaro e la sirena Partenope è avvenuta in maniera spontanea nel mio lavoro. Alcune opere ormai sono storiche, come il Pulcinella al Centro Storico, l’opera più fotografata, a cui è diventato abituale toccare il naso.
Questo mi fa molto piacere, perché si può dire che Pulcinella è un’opera dell’umanità, infatti, da un po’ di tempo si sta discutendo per il suo riconoscimento come patrimonio immateriale per l’Unesco».

L’ultimo lavoro che l’Artista ha donato alla città, invece, sono le prime luminarie d’arte a Napoli intitolate “Di-Segni di Luce”, esposte per le vie del Quartiere Chiaia.

informareonline-lello-esposito-4«Non è stata una commessa semplice, ma ho pensato di costruire un progetto partendo dalla verità e dalla base del mio lavoro: da un San Gennaro pesante 20 quintali.
Poi l’ho ridotto alla sua essenzialità, pensando ad un semplice disegno che diventa luminoso».
Il luogo di nascita delle idee e delle opere di Lello Esposito sono le Scuderie Sansevero, parte del Palazzo Sansevero, nel cuore del Centro Storico di Napoli. Lì l’artista dal ’95 ha istituito la sede del suo studio ed esposto la maggior parte dei capolavori. Nelle Scuderie il “contenitore” di idee, cultura e bellezza che l’artista vuole tramandare, suggestiona ed emoziona i fruitori che hanno il privilegio di entrarci.

«Mi piace pensare ad ogni mia opera come un “contenitore” che racchiude tutto ciò che voglio trasmettere. La cosa interessante è che i giovani che entrano nel mio studio, o che entrano in contatto con le mie opere, hanno l’opportunità di ricevere degli stimoli, imparando ad attingere da quegli stessi “contenitori”».

Quarant’anni anni dopo gli inizi, il sogno di “quel ragazzino” si è avverato, ma non finisce qui.

Continuerà, perché la promessa più grande è quella di donare, diffondere e creare per il futuro delle nuove generazioni, soprattutto per arrivare a migliorare e recuperare anche le periferie e le zone più lontane dal fermento culturale del Centro storico. «Ormai nel mio studio arrivano continuamente visitatori da tutto il mondo che accolgo generosamente. Napoli mi ha dato tanto, io restituisco».
Lello Esposito ha donato un patrimonio artistico e umano immane alla città. In un territorio pieno di risorse come il nostro, abbiamo bisogno di più personalità come lui.

di Mara Parretta

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°200
DICEMBRE 2019

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