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L’Ospedale Cardarelli di Napoli ormai da un anno è diventato uno dei principali centri per la lotta al Covid-19. I medici che ci lavorano hanno accolto l’arrivo del vaccino come un vero e proprio nuovo inizio, dando il via a un alleggerimento graduale della mole di lavoro extra causata dal virus. Abbiamo raccolto la testimonianza di un medico per poter delineare il momento critico che tutti i suoi colleghi in Italia stanno attraversando.  

Lei si sente sicuro con l’arrivo dei vaccini? 

«L’arrivo del vaccino i rende sicuramente più tranquilli nell’affrontare l’emergenza relativa al Covid. Abbiamo sicuramente in reparto una sensazione di sicurezza maggiore. Purtroppo però molti di noi ancora devono arrivare alla seconda dose del vaccino, quindi il rischio è ovviamente ancora alto». 

Entro quando secondo lei la campagna vaccinale darà i primi frutti? 

«Dobbiamo puntare all’immunità di gregge prima di poterci sentire minimamente sollevati. Senza il 70% della popolazione vaccinata, non vedremo mai i primi frutti. Qui si parla di estate, ma da medico penso anche a tutte le altre attività e a come queste possano sopportare altri mesi di chiusura totale. Si dice che dopo un mese già siamo in ritardo sulla strada delle vaccinazioni, così non ne usciremo mai» 

Cosa prova quando legge delle teorie dei no-vax? 

«Essendo medico, provo molta rabbia nel leggere teorie di persone che non hanno competenza in nessun settore della medicina. Ci accusano di aver inventato il Covid, ma si vede che non hanno proprio concezione della realtà.  I no-vax dovrebbero riflettere sul fatto che quando eravamo piccoli numerose malattie furono debellate con campagne vaccinali obbligatorie. Se oggi si può scegliere se farsi o meno un vaccino è proprio perché le “vecchie” malattie sono state dichiarate estinte. Eppure io non ricordo così tanto casino all’epoca» 

Prima ci raccontava che lei ha avuto il Covid dopo la prima dose vaccinale… 

«Sì, infatti. Io ritengo che il vaccino mi abbia salvato. Non ho avuto quasi mai sintomi nonostante la mia età e il tutto è durato veramente poco. Questo ci insegna solo come il vaccino di adesso non è letale per il virus, ma è di grande aiuto per tutti noi. Che poi il tutto sia stato un po’ beffardo perché ho contratto il Covid proprio durante la fase delle due vaccinazioni è vero. Ma senza la prima dose avrei potuto soffrire molto di più per sto maledetto virus» 

Non pensa che ci sia nell’aria una sensazione di colpevolezza verso chi contrae il Covid? 

«Questo è vero. Si percepisce anche nell’ambiente lavorativo. Mi sembra una follia, cosa ci sta di male nel contrarre il Covid. Soprattutto se si è medici. Lotti per salvare qualcuno, mi sembra tutto esagerato. Poi che ci siano gli irresponsabili che contraggono il virus perché menefreghisti quello è un dato di fatto» 

Per chiudere, lei ha mai pensato di lasciare il suo posto di medico per salvaguardarsi? 

«Fare il medico non è un lavoro a convenienza. Non si sceglie quando e come fare il medico. Abbiamo studiato anni per affrontare queste situazioni. Che senso avrebbe abbandonare il tutto. Siamo in una situazione di emergenza, siamo noi in primis che dobbiamo salvaguardare i cittadini. Che sia Covid, altri virus, o malattie banali, il compito del medico sarà sempre quello di aiutare». 

di Alessandro Robustelli

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