L’antica Capua rivela nuovi tesori: uno scavo di verifica riporta alla luce un altro capitolo della storia del nostro territorio

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Ancora una volta, la nostra terra non smette di stupirci. Non è un caso se il territorio dell’Antica Capua, è considerato come una “seconda Roma”. Ce ne accorgiamo con il passare del tempo e grazie al lavoro della Soprintendenza Archeologica. La loro attività riguarda la tutela e il controllo sulla grande espansione edilizia che interessa il nostro territorio. Da questa attività, si possono individuare testimonianze cruciali del patrimonio archeologico ancora sotterrato. Infatti, l’ultima scoperta che ha destato grande clamore, è stata quella in Via Galatina nel comune di Santa Maria Capua Vetere, in prossimità dell’uscita dell’Autostrada e in adiacenza di una nota struttura alimentare: si tratta di un Monumento Funerario e di un Battuto Stradale, un’area archeologica messa in luce nel corso delle indagini preventive condotte dalla Soprintendenza in occasione della realizzazione di un supermercato nei pressi dell’area.

LO STRUMENTO DI VERIFICA PREVENTIVA DELL’INTERESSE ARCHEOLOGICO

In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, ci siamo recati sul posto del nuovo sito per intervistare l’Archeologa Dott.ssa Rosaria Sirleto, presente nelle attività di scavo. «È stato scoperto un battuto stradale, un monumento funerario e una fossa per l’estrazione della pozzolana risalenti lungo un arco temporale compreso tra il II secolo a.C. ed età tardo antica. L’elemento del paesaggio che domina questo spazio esterno, è il Monte Tifata, sacro per gli antichi capuani e dove sorgono due luoghi di culto importanti: uno dedicato a Diana Tifatina – i cui resti sono sotto l’attuale Basilica di Sant’Angelo in Formis -, l’altro dedicato a Giove Tifatino nella vicina San Prisco. Questo spazio aperto diventerà poi una necropoli».

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La Dottoressa Sirleo, ci spiega il funzionamento della verifica preventiva: «Il piano regolatore della città prevedeva la costruzione di strutture volte al commercio. Quando si fa richiesta di concessione edilizia, si attiva l’intervento della Soprintendenza. Che cosa facciamo? Una serie di saggi, seguiamo ogni tipo di attività dei lavori in corso per accertare la sussistenza di giacimenti archeologici ancora conservati nel sottosuolo e di evitarne la distruzione con la realizzazione delle opere in progetto». Presente anche la Dottoressa Antonella Tomeo, Responsabile Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le Province di Caserta e Benevento, a cui abbiamo rivolto le nostre domande sull’importante risultato raggiunto e sulle possibilità che questo sito può rappresentare per la città sammaritana.

capua antica scavi«SANTA MARIA CAPUA VETERE? RENDIAMO LA CITTÀ UN MUSEO DIFFUSO»
C’è quindi la possibilità di coesistenza tra una struttura di natura alimentare e un monumento di origine storica?

«La sfida è proprio questa! Il territorio ha esigenze di crescita e di strutture compatibili con le attività che si svolgono in un centro moderno. In questo caso abbiamo l’attività privata, intorno altre attività di carattere pubblico, che vanno ottemperate con quelle che sono le esigenze dell’archeologia. Abbiamo cercato di creare un connubio tra quello che può essere l’interesse privato e quello della collettività, con la possibilità di fruizione di quest’area restituita al pubblico che la può conoscere attraverso una adeguata infografica.
Tra l’altro, questa scoperta ha un grande valore simbolico: ci troviamo all’ingresso della città di Santa Maria Capua Vetere. Trovare questo tipo di testimonianze della città antica può essere un punto di partenza per una visita approfondita all’interno della stessa città».

Quale sarà la strategia per avvicinare il turismo a Santa Maria Capua Vetere non solo verso l’Anfiteatro, ma anche incontro a queste aree appena scoperte?

«Santa Maria Capua Vetere ha le connotazioni del museo diffuso. Il problema è quello di mettere insieme le tante realtà archeologiche che si trovano nel sottosuolo e che in parte sono oggi fruibili. A partire dagli anni ’80, l’attività della Soprintendenza è stata molto intensa. C’è stata una collaborazione con i privati che hanno svolto attività di scavo per la realizzazione di edifici. In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, alcuni di questi siti come la Domus di Confuleius e il Ninfeo saranno aperti al pubblico. È complessa la realtà archeologica di questa città, così come è complesso rendere fruibile questi siti. Però, c’è la possibilità che questa città diventi un museo diffuso. Ci deve essere la volontà dei cittadini e delle istituzioni, la collaborazione con la società civile e le associazioni. Solo in questo modo è possibile raggiungere risultati soddisfacenti».

«SOTTO I NOSTRI PIEDI C’É LA STORIA DELLE NOSTRE ORIGINI»

Contributo importante è anche quello delle Associazioni presenti sul territorio.
A tal proposito, abbiamo parlato con Giuseppe Del Prete, Presidente dell’Associazione Urbe Santa Maria Capua Vetere APS che dal 2016 promuove attività incentrate sulla valorizzazione dei nostri luoghi: «Ogni qual volta si riportano alla luce dei tasselli della storia antica del nostro territorio – dichiara Del Prete – è sempre un momento emozionante. La storia dell’umanità è sotto i nostri piedi, ci sono notizie di oltre duemila anni, patrimonio dell’umanità, che attendono di essere condivise. Tocca a noi Comunità custodirle e spingere affinché le amministrazioni pubbliche pongano in atto misure di tutela e valorizzazione efficaci, in un’ottica di crescita culturale del tessuto sociale cittadino ma soprattutto di sviluppo economico e turistico (…)
È chiaro che tra il dire e il fare c’è un lavoro enorme di pianificazione, anche di snellimento e di chiarezza dei processi, che interessano, ogni qual volta si comincia un cantiere nella nostra città, la Soprintendenza, l’Amministrazione comunale e i privati che decidono di investire sul territorio. Sinteticamente ritengo siano tali le condizioni essenziali per attrarre investitori, filantropi e capitali al fine di rendere realizzabili sogni come questo, dopotutto come recita un noto proverbio: “sine pecunia ne cantantur missae”».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°231 – LUGLIO 2022

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