Spotify

L’annuncio di Spotify: taglio del 6% del personale

Ludovica Palumbo 24/01/2023
Updated 2023/01/24 at 2:47 AM
2 Minuti per la lettura

Spotify è ormai da tempo immemore la piattaforma di streaming musicale più usata al mondo.

Era il 2008 quando una start-up svedese puntò tutto su questa novità, la creazione di un servizio musicale improntato sullo streaming musicale con lo slogan «Music for everyone» che avrebbe di lì a poco, conquistato tutti.

Eppure, nonostante questo, sembra che il destino riservato alle grandi tech mondiali si stia espandendo a macchia d’olio. Dopo le migliaia di persone licenziate da Amazon, Meta, Microsoft e Google, anche Spotify si unisce a questa tendenza.

Via al 6% dei lavoratori da Spotify

«Sono stato troppo ambizioso ad investire oltre la nostra crescita dei ricavi» ha annunciato il CEO di Spotify Daniel Ek, giustificando così la scelta presa.

Ma facciamo un passo indietro.

Dopo il boom economico del periodo pandemico, negli ultimi anni, il calo delle entrate pubblicitarie ed una serie di investimenti (destinati a diventare redditizi nel lungo periodo) si sono uniti infatti a tutte le conseguenze dell’invasione russa in Ucraina, causa di una generale instabilità finanziaria diffusa.

Dopo il crollo del 66% delle azioni di Spotify e le risorse spese, il colosso dello streaming musicale si è visto costretto a correre ai ripari.

«Nel tentativo di generare più efficienza, controllo dei costi e accelerare i processi decisionali, ho deciso di ristrutturare la nostra organizzazione. Sarebbe stato insostenibile nel lungo termine in qualsiasi circostanza, ma in questo contesto sfidante chiudere il gap sarebbe ancora più difficile» continua il CEO.

E con queste parole, comunica il licenziamento del 6% dei suoi circa 9.800 dipendenti a cui verrà comunque garantita un’indennità media di cinque mesi.

Con questa drastica decisione, si è optato anche per una generale riorganizzazione aziendale con l’uscita di Dawn Ostroff, responsabile dei contenuti e della pubblicità, e l’ingresso di Alex Norström e di Gustav Söderström nei rispettivi ruoli di chief business officer e chief product officer.

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