L’allarme di Vincenzo Schiavo, Presidente Confesercenti Napoli: «47mila imprese chiuderanno a settembre»

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L’allarme di Vincenzo Schiavo, Presidente Confesercenti NapoliVincenzo Schiavo è un attento conoscitore del settore delle imprese nella nostra regione, con un impegno che va avanti da ben 15 anni all’interno della Confesercenti Campania, di cui oggi ricopre il ruolo di Presidente.

Con lui abbiamo fatto il punto sui dati dell’Osservatorio di Confesercenti Campania e lo scenario che emerge è davvero preoccupante. Numeri disastrosi che dovranno indurre il futuro Governo regionale e quello nazionale ad una concreta azione a sostegno dell’economia campana.

 

Dott. Schiavo, partiamo con uno specchio sul commercio prima del virus…

«Prima del lockdown il commercio in Campania non girava bene perché subiva ancora gli effetti della crisi del 2008. C’erano, però, segni di ripresa, si stava pian piano recuperando. Pochi settori funzionavano e tra questi spiccava il turismo, che aveva un trend di crescita altissimo».

Qual è l’attuale situazione delle aziende?

«Se non si inverte immediatamente la rotta, oltre 47.000 imprese chiuderanno i battenti a settembre, lasciando a casa più di 140.000 lavoratori. I numeri elaborati dall’Osservatorio di Confesercenti Campania fanno rabbrividire: quasi 28 miliardi di euro di perdite per le nostre imprese nei primi sei mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2019, una cifra negativa enorme maturata soprattutto nel periodo del lockdown. Nei mesi di marzo e aprile sono andati in fumo 15,5 miliardi di euro di fatturato a cui si aggiungono i 12,3 miliardi dei mesi di maggio e giugno. Una volta cessato il lockdown le perdite sono passate dal 96% al 75%. L’economia è ferma, le persone hanno pochi soldi in tasca. Pensi che il comparto moda, che vale il 18% del Pil del nostro territorio, ha iniziato i saldi 2020 in cerca di una boccata d’ossigeno che non arriverà. Confrontando il fatturato 2020 con quanto fatto nello stesso periodo nel 2019, ovvero sino al 21 luglio, la perdita del settore moda in Campania nel primo semestre è di quasi 5 miliardi di euro: una cifra enorme che potrà essere soltanto lievemente alleggerita dai saldi».

Cosa si deve fare a fronte di questa grave situazione?

«Se il Governo centrale non investe soldi veri, rimettendo in moto le grandi opere, allora diventa impossibile, specialmente al sud, far ripartire in tempi brevi un’economia sana».

È soddisfatto delle misure messe in campo dal Governo?

«La difficoltà delle imprese è tangibile, è sotto gli occhi di tutti. Ciò dà la misura di quanto lo Stato non ha fatto o ha fatto troppo poco. Oppure ha fatto qualcosa di buono, ma non per tutti».

La camorra sta approfittando di questa situazione di grave crisi per le aziende?

«Certamente sì e c’era da aspettarselo. La Camorra è un’organizzazione che ha denari e nessuna regola. L’imprenditore che oggi si rivolge alle banche per chiedere un finanziamento che gli spetta, va incontro a una burocrazia pazzesca e magari a quattro mesi dalla richiesta non ha ancora avuto una risposta.
La Camorra, soprattutto in certe aree, può avere il sopravvento perché molti imprenditori getteranno la spugna e molte imprese apriranno grazie alla finanza della malavita».

La pandemia può anche essere un’occasione per ripartire e per riorganizzarsi?

«Sì, in un Paese a burocrazia zero».

Quali sono le proposte di Confesercenti?

«Le imprese campane hanno bisogno che lo Stato faccia un intervento serio e netto: Confesercenti Campania chiede che abbassi, e in alcuni casi annulli del tutto, le tasse fino a fine anno e azzeri l’IVA per tutto il 2020. Le nostre aziende e i consumatori hanno bisogno di tempo per riprendersi. L’andamento della nostra economia sarà tale anche nei prossimi mesi; la Campania dovrà affrontare un ulteriore tsunami economico: bisogna intervenire subito.
Il taglio significativo delle tasse è una misura necessarie per consentire alle aziende campane di sopravvivere a questa crisi post Covid. Proponiamo un piano triennale finalizzato all’abbassamento al 35% della pressione fiscale per tutti. Sarebbe positivo anche perché in questo modo tutti pagherebbero le tasse».

di Anna Copertino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°209
SETTEMBRE 2020

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