“Ladre di felicità”: i sentimenti più vivi e silenziosi delle donne

Ladre di felicita di Milena Castigliola

In occasione dell’uscita del libro “Ladre di felicità”, abbiamo intervistato l’autrice Milena Castigliola, che esordisce con un romanzo carico di sentimentalità e riflessione su un tema scomodo e a tratti sconosciuto: l’amore tra due donne in una Napoli ancora poco libera dai pregiudizi.

Come e quando nasce l’idea di scrivere questo libro? 
«Scrivere per me è un’esigenza alla quale mi sono sempre aggrappata in tutta la mia vita. Con il tempo ho capito che scrivendo potevo abbandonare il mio reale per spaziare nell’infinito mondo del Possibile. Ed è quello che ho fatto con “Ladre di felicità”. Ho sperimentato, ho rischiato affrontando un argomento delicato, scomodo per tanti versi, ma che esiste e che al massimo si fa finta di non vedere. Il tutto è nato in maniera abbastanza naturale. Scrivendo di Angela e Giulia, non ho pensato ad una strada da seguire, o ad un significato da dare al tutto. Ho seguito semplicemente il mio istinto».

Crede che il sud Italia, e in particolare Napoli, sia ancora poco a passo con i tempi, ancora poco pronto ad accogliere quello che può essere un amore tra due donne?
«Io credo di sì. La verità è che chi ama qualcuno del proprio sesso, oggi deve lottare per farsi accettare, spesso prima di tutto dalla propria famiglia e poi dalla società. La maggioranza alla fine si nasconde, vive faticose doppie vite che a lungo andare lacerano gli animi e li fanno sentire in difetto. Angela e Giulia nella Napoli di oggi, sarebbero libere di amarsi, ma sarebbero viste in maniera strana».

Come viene raccontato il complesso e meraviglioso universo femminile? Quanto c’è di Milena in questo libro?
«Scrivere “Ladre di felicità” è stato un lungo e, per certi versi, faticoso, viaggio nella mia parte più femminile. Dunque, per quanto la storia non abbia nulla di autobiografico, c’è comunque tanto di me. Ho cercato di dar voce a quei sentimenti più vivi e silenziosi delle donne. Le loro paure, i loro dubbi, il loro sentirsi sempre in dovere di comportarsi in un certo modo rispetto alla società. Ma anche la loro voglia di amare, di essere amate, quella di essere felici, di riuscire a trovare il coraggio dentro di se per trasformarsi prima in ladre di felicità, e poi per capire che non è necessario rubare la felicità. Insomma tutte le splendide contraddizioni che solo l’universo femminile ha».

Qual è il messaggio finale del libro che spera arrivi ai lettori? 
«Quella che racconto nel libro è una storia d›amore, innanzitutto. Ma è anche una storia di crescita, di riscatto, di coraggio. La terza parte del libro l’ho intitolata “Imparare a nuotare” che è un po› una metafora di imparare a vivere. Giulia “imparerà a nuotare” nel momento in cui prende la sua vita in mano e capisce che si può amare senza arrecare alcun danno alle altre persone che vivono vicino a lei. Lo farà attraverso un lungo percorso che la porteranno a prendere scelte dolorose, non scontate, ma che alla fine la faranno sentire felice, senza essere più una ladra».

Insomma, non si possono mettere barriere all’amore… se lo facciamo le mettiamo alla vita e alla felicità. “Perché in fondo lo sappiamo di essere solo ladre di felicità”

di Fulvio Mele

Tratto da Informare n° 176 Dicembre 2017

About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno.
Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli.
Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II.
Entra nell’associazione “Officina Volturno” nell’agosto 2013.
Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, “Leggi che ti passa”.

“Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall’interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita”