Studenti Scuola Napoli Protesta Sicurezza

La voce degli studenti napoletani al rientro a scuola, tra pandemia e proteste

Ciro Giso 11/01/2022
Updated 2022/01/11 at 10:06 AM
7 Minuti per la lettura

Stanchezza. Questa è la prima parola che tuona alla mente se dovessimo riassumere ciò che sentono studenti e studentesse dall’inizio della pandemia, soprattutto in Campania. Una stanchezza causata da una gestione confusa, con ordini prima legiferati e qualche giorno dopo annullati, com’è accaduto con l’ultima sentenza del Tar contro Vincenzo De Luca. Una noia generata da mille rientri “sicuri”, poi trasformati in quarantene e chiusure. Una stanchezza causata da anni di scuola, di università, di vita volati via e persi.

È questo quello che hanno sentito molti giovani in questi ultimi due anni. Una stanchezza che molte volte si è trasformata in rabbia, ed è scesa in piazza o ha scioperato a lezione. Rabbia che continua a farsi sentire, un urlo che promette ancora “noi ci siamo” e chiede che il diritto allo studio, sicuro e tranquillo, sia finalmente rispettato. Tanto da spingere gli studenti ad un nuovo sciopero per il primo rientro in presenza del 2022.

Le mille difficoltà di essere studenti oggi

Per Leonardo Menniti, rappresentante al Liceo Vincenzo Cuoco di Napoli, «la situazione pandemica è grave, e le norme adottate sono un controsenso. Uno degli obiettivi principali del movimento è quello di una quarantena all’intera classe in caso di due positivi, senza distinzioni di vaccinazione».

«La nostra protesta parte dalla voglia di voler tornare in classe per seguire le lezioni – spiegano gli studenti del liceo Umberto – ma come possiamo restare cinque ore tra banchi a rotelle, con mascherina e finestre aperte, peraltro con questo freddo che aumenta? Vogliamo una scuola che ci permetta di poter studiare senza disagi».

«Ormai le nostre richieste sono le stesse da più di un anno» ribadisce Luca Napolitano, rappresentante del Gianbattista Vico di Napoli, scuola da sempre in prima linea nella lotta per i diritti degli studenti. «E nonostante i tanti ed evidenti problemi, non è stato fatto niente per permetterci una scuola sicura a livello sanitario».

Studenti Scuola Napoli Protesta Sicurezza
Lo sciopero degli studenti dell’Umberto I a Piazza Amendola, Napoli

Una battaglia che va oltre la dicotomia si dad – no dad, in questi anni tanto spinta dai media nazionali. «Noi non vogliamo la didattica a distanza» spiega invece Luca: «Anzi, è per colpa della DaD che ci troviamo così. È stata uno strumento per deresponsabilizzare i governi sul disastro dell’istruzione pubblica in Italia e Campania».

«Noi siamo pronti a tornare, ma pretendiamo più fondi destinati all’istruzione al fine di garantire la sicurezza nostra, dei nostri cari e la nostra formazione» spiega Vincenzo Petrone, rappresentante degli studenti al Laura Bassi di Sant’Antimo: «Il diritto allo studio non può non essere considerato come una delle priorità del paese».

E sono tante le diseguaglianze tra gli stessi studenti

Nell’ambiente scolastico si sviluppa una microsocietà: anche qui, non tutti gli individui che la compongono sono uguali. E così sono molti gli studenti che subiscono il peso di esserlo. C’è chi, oltre alla confusione di questi giorni, vive le carenze economiche della propria famiglia e le conseguenze psicologiche della pandemia, che spesso si aggiungono a situazioni già precarie.

Studenti Scuola Napoli Protesta Sicurezza
Protesta al Liceo Labriola di Bagnoli

«Il governo dimentica come all’interno dell’edificio scolastico ci sia disparità anche, soprattutto, per quanto riguarda i dispositivi anti-contagio» allerta Manuel Vita Verde, che al Laura Bassi è al suo secondo anno di rappresentanza: «Le mascherine FFP2 sono ritenute più sicure, ma il prezzo è ancora troppo alto. Non tutti possono permettersele. Mentre per gli studenti in quarantena spesso è difficile effettuare la DaD».

E conclude: «Tanti ragazzi non si sentono al sicuro, e le disparità sociali sono rese sempre più pesanti. Nel frattempo la pressione psicologica è ritenuta meno importante di un bonus TV, e le tante ingiustizie dimostrano come il governo Draghi, con il ministro Bianchi in prima linea, sia solo un governo dei ricchi».

In piazza per chiedere un’istruzione migliore

Per rispondere a questi disagi è stato organizzato in poco tempo uno sciopero studentesco che ha coinvolto più di 50 realtà scolastiche. È partito questo lunedì 9, giorno di rientro per milioni di studenti degli istituti superiori. La fine della protesta, però, non ha una data.

A partecipare alla contestazione molte delle scuole del centro storico di Napoli e della provincia, ma non mancano altri istituti campani. Diaz e Giordani di Caserta, il Caracciolo di Procida, il Grandi di Sorrento e i Durante, Miranda e Filangieri di Frattamaggiore. Fino al Ferrari di Battipaglia e diversi istituti dell’Avellinese.

Studenti Scuola Napoli Protesta Sicurezza
Il presidio degli studenti al Vittorini di Napoli

Per stamattina, alle 8.30 è stato indetto un presidio a Largo Berlinguer dalle scuole del Movimento studentesco napoletano. L’obiettivo è di ribadire le parole d’ordine lanciate in questi giorni.  “Dopo un anno le richieste sono sempre le stesse” spiega il comunicato studentesco: “Un incremento dei trasporti e la creazione di tratte straordinarie dei mezzi pubblici, specifiche per studenti e studentesse; mascherine FFP2 fornite gratuitamente alla scuola e al corpo studentesco; presidi sanitari efficienti con tamponi ad hoc per la popolazione studentesca”. E ancora: quarantena per l’intera classe in caso di due positivi, senza differenze tra chi è vaccinato o meno; e utilizzo di spazi all’aperto per diminuire assembramenti nelle strutture scolastiche.

“Richiediamo, quindi, un incontro ufficiale di una delegazione di studenti e studentesse con l’assessora all’istruzione Mia Filippone, per collaborare insieme verso un rientro che sia davvero sicuro. Questo percorso deve essere compiuto da studenti e studentesse insieme alle istituzioni, perché per troppo tempo siamo rimasti senza voce. Ora pretendiamo di far parte di questo lavoro, perché i protagonisti e le protagoniste della scuola restiamo sempre noi!”

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