La voce degli studenti contro il revenge porn

Sui social siamo abituati a condividere informazioni personali e momenti di vita. Ci sentiamo sicuri di ciò che postiamo, pensando di aver assunto una consapevolezza critica dell’utilizzo del web, consci di quelli che possono essere i pericoli che affrontiamo. Spesso, però, abbassiamo la guardia, sottovalutiamo le circostanze. Ci fidiamo delle persone sbagliate.

Il web, per quanto utile possa essere, nelle mani sbagliate diventa un’arma pericolosa che attacca la nostra privacy, entra nel nostro quotidiano ed è capace di distruggerlo. Le insidie che si celano dietro Internet sono molteplici e svariate sono le realtà in cui si consumano atti di condivisione di materiale pedo pornografico e non solo. L’inchiesta portata avanti da WIRED sul fenomeno del revenge porn raccoglie le testimonianze di donne vittime di questo giro infinito e complesso di materiale, su cui si edificano vere e proprie molestie.

In questo vortice di diffusione, si delineano le storie di padri, ex fidanzati e amici che condividono materiale con il solo scopo di soddisfare le proprie perversioni sessuali senza alcun consenso dell’interessato, andando a ledere la reputazione e la dignità della vittima.

Quello nato in seguito alle denunce nei confronti dei gruppi Telegram è uno scandalo che ha portato alla luce, nuovamente, una realtà che non ha mai smesso di esistere. Una macchina del fango in continua evoluzione e tenuta in funzione da persone che, rifugiandosi spesso nell’anonimato, diventano protagonisti di atti vili nei confronti della privacy delle vittime.

Sebbene sia un fenomeno che esiste da anni, quello del revenge porn è un tema di cui si parla troppo poco se non a ridosso di scandali e che, molto spesso, non viene affrontato nel migliore dei modi. Per tale motivo tre associazioni studentesche universitarie di Napoli ViviUnina Scienze Politiche, UDU Napoli e Studenti per UniParthenope hanno unito le loro forze e hanno deciso di collaborare per portare avanti una battaglia contro questo fenomeno che dilaga sui social. Da questa cooperazione nasce la campagna “La mia immagine non è una figurina” e di cui ci parla il Presidente dell’associazione ViviUnina Scienze Politiche, Emanuele Flagiello.

Come nasce questa iniziativa?

«”Noi siamo tre associazioni studentesche universitarie che da anni collaborano e si aiutano reciprocamente per portare avanti battaglie universitarie e non solo. Cerchiamo di agire a 360 gradi nella vita dello studente, non solo fornendo aiuto in ambito universitario ma anche al di fuori dell’università stessa. Sono anni che lavoriamo all’interno dei nostri atenei e dipartimenti cercando di lanciare dei messaggi che noi riteniamo giusti e che possono aiutare gli studenti a vivere la vita accademica ed extra-accademica in modo consapevole e, soprattutto, formativo. Ed è per questo motivo che abbiamo deciso di lanciare la campagna “La mia immagine non è una figurina”. Questa iniziativa nasce dalla volontà di alcuni nostri associati di voler trasmettere un messaggio di sostegno, supporto e vicinanza a tutte le vittime di revenge porn e pornografia”».

Qual è l’obiettivo della vostra campagna?

«L’obiettivo della campagna è quello di sensibilizzare a questo tema non solo gli studenti ma tutte le persone che utilizzano i social, per fare recepire un messaggio: il nostro corpo non è una merce di scambio. Attuare il cosiddetto revenge porn o scambio di materiale pedo pornografico è qualcosa che può distruggere le vite umane. Ecco perché noi, attraverso i nostri canali social, abbiamo deciso di inserire i contatti degli enti che si occupano, quotidianamente, di fornire aiuto, supporto e sostegno sia psicologico che legale a tutte quelle persone che sono state vittime di revenge porn o pedo pornografia».

Cosa vi aspettate che smuova questa iniziativa nelle persone?

«Speriamo che con questa iniziativa un tema così importante possa acquisire un maggiore rilievo perché troppe volte viene ignorato e sottovalutato. Sebbene in Italia, negli ultimi anni, ci sia stato un movimento molto forte per la tutela dei diritti di queste vittime, ancora oggi quello del revenge porn è un fenomeno sul quale il sistema non pone la giusta attenzione. Noi siamo abituati a pensare che la violenza sia una cosa prettamente fisica e quindi si dà ancora poco spazio alla violenza psicologica, che comporta gravi danni che si protraggono nel tempo.

Tante vittime, oggi, non denunciano i propri aggressori per paura. Ecco perché noi vogliamo che queste persone non si sentano sole, vogliamo che queste persone parlino e che raccontino i loro traumi agli enti preposti, in modo tale che possano ricevere un aiuto e un supporto concreto per lottare contro questo fenomeno».

di Antonio Bucciero

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