Pian piano viene fuori tutto. Ma tutto eh. Perché sapete cosa salta fuori oggi grazie ad un’inchiesta dell’Espresso a firma Fabrizio Gatti? Che quando è scoppiata la pandemia, la Lombardia non aveva sufficienti scorte sanitarie per un motivo: perché una delibera della giunta regionale aveva aumentato gli incentivi economici ai manager affinché tagliassero le scorte negli ospedali. Per questo motivo all’inizio non si è riusciti ad avviare uno screening di massa come in Veneto: le risorse erano state destinate ad altro. Agli stipendi dei manager.

Per esser più precisi, parliamo della delibera numero XI/1681, votata il 27 maggio 2019 su proposta di Gallera da tutta la giunta (tutta!). Che indicava ai manager sanitari gli obiettivi di “tenere sotto controllo le richieste di ordinativi da parte dei laboratori”, ossia tagliare centinaia di migliaia di euro ai laboratori degli ospedali di Lodi, Brescia, Milano. Quelli che poi si sarebbero ritrovati qualche mese dopo in guerra con le “scarpe di cartone”. In cambio di questo? Incentivi economici. Perché giustamente andavano premiati. Ecco. Ben oltre ogni retorica, stavolta si rimane davvero basiti. Ma poi la sorpresa scompare, e sale la rabbia. Ma tanta, tanta rabbia.

Perché l’emergenza in Lombardia non è stata uno scherzo. E i soldi dati ai direttori generali nominati dalla politica locale potevano consentire di gestire meglio tutto. Potevano aiutare quella terra a non ottenere l’osceno primato di regione più colpita al mondo dal covid.
E invece sono andati in busta paga ai manager. Mentre negli ospedali e nelle case a patire l’emergenza c’erano quelli che con le loro tasse avevano pagato quegli “incentivi”. E tutto questo fa incazzare. Al di là dei colori politici, fa incazzare. Come bestie. E fa chiedere, davvero dal cuore, dallo stomaco e dalla testa una sola cosa. Che si è reso responsabile di questo ne risponda politicamente. E che lo faccia fino all’ultimo. Dimissioni subito, e commissariamento della regione Lombardia.

di Salvatore Minieri

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