La vecchia guardia della Serie A

Pallone e banner Serie A Balls and serie A banner Roma 08-01-2017 Stadio Olimpico Football Campionato Serie A 2016/2017 Lazio - Crotone Foto Andrea Staccioli / Insidefoto

Si può dire che la Serie A sia diventato un campionato per “vecchi”?

Le prime due giornate hanno sicuramente evidenziato ancora di più come giocatori del calibro di Ibrahimovic e Ribery possano ancora fare la differenza con la palla tra i piedi. 38 anni per l’attaccante svedese, 37 per il fantasista francese. Fisicamente e atleticamente entrambi dimostrano di poterci stare eccome nel nostro campionato risultando numeri alla mano i due veri fuoriclasse di Milan e Fiorentina.

Nei top 5 campionati europei la Serie A è ultima per età media dei giocatori utilizzati dalle varie squadre. Basti pensare che tra le 5 vincitrici dell’anno scorso, la Juventus è stata la squadra “più vecchia” in campo. Culturalmente negli ultimi quindici anni in Italia si è sempre puntato sulla vecchia guardia, tralasciando in maniera evidente l’arrivo di un cambio generazionale necessario. Situazione che ha portato la nostra nazionale incredibilmente fuori da un mondiale. Non a caso prima dell’arrivo di Roberto Mancini sulla panchina azzurra, i giocatori più utilizzati erano tutti oltre i 30 anni.

Il campionato italiano negli ultimi 10 anni ha sicuramente subito un’ inflessione  dal punto di vista qualitativo, non rispecchiando i ritmi dell’Italia anni 90′.  Basti pensare che dal 2010 nessuna squadre della Serie A abbia vinto la Champions League, massima competizione europea per club.  Paragonando i due periodi storici del nostro campionato è chiaro come prima ,calciatori del calibro di Ribery, arrivassero in Italia al top della loro carriera stimolati dall’importanza della Serie A.

DIFFERENZE NEI VARI CAMPIONATI

Dati alla mano nello scorso campionato tra i primi 10 marcatori della Serie A il 90% degli attaccanti a segno ha più di 28 anni. Percentuali altissime contando che in Premier parliamo del 30% circa. La mancanza di qualità nel nostro campionato ha giovato sicuramente per dei calciatori che negli anni 90′ difficilmente avrebbero potuto trovare un posto da titolare nelle squadre di allora. Seguendo il calciomercato, si può notare come negli ultimi anni raramente in Serie A ci sia stato un vero e proprio colpo per un giovane attaccante molto forte e già affermato.  Cultura diversa, dovuta probabilmente anche ad un modo di intendere il calcio in maniera diversa, ma è innegabile come in Italia manchino progetti importanti come quelli di Dortmund o Ajax per fare un esempio.

IL SETTORE GIOVANILE

Il dominio spagnolo calcistico degli ultimi dieci anni ha visto sicuramente nel duo Messi Ronaldo i maggiori esponenti, ma sarebbe sciocco fermarsi semplicemente a questi due giocatori. Barcellona, Real Madrid, Atletico sono squadre che puntano sulle loro “cantere”, pescando molto spesso ottimi giocatori dal proprio settore giovanile. In Italia manca questo tipo di cultura. Raramente i club italiani impiegano risorse economiche nell’accrescere i propri giovani, ritrovandosi spesso a comprare giocatori sconosciuti e stranieri per sopperire a questa mancanza. In media un club di serie A spende il 70% in meno di un team degli altri top 4 campionati europei per le strutture dedicate al settore giovanile.

Un cambio di rotta sembra essere iniziato con l’arrivo di mister Mancini sulla panchina azzurra. A lui si deve per esempio l’esordio nel grande calcio di Nicolò Zaniolo, stella della Roma. La nazionale ha abbassato con il ct ex Inter l’eta media da 28  a 26 anni circa avvicinandosi alle prime nazionali europee.

di Alessandro Robustelli

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