La Valle Del Sarno: Luci e ombre nella valle del Sarno

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Scrivere della Valle del Sarno è un viaggio nel tempo di una storia secolare, di un fiume che include un’intera comunità: l’agro sarnese-nocerino.

E come tutte le storie scritte o raccontate contengono pagine ineludibili di bellezze e brutture sociali e politiche. Le prime si proiettano in tutte la loro lucentezza tramandate nel corso dei secoli in quest’oggi di sciatteria politica e di negligenza e incapacità gestionale di un corso d’acqua, sulle cui sponde approdò una schiera umana, i Sarrastri, proveniente dal Peloponneso. Una tribù che la tradizione fa discendere dalla mitica ondata di pelasgici che nell’età del bronzo, intorno al 1600 a.C. , si insediò nell’Italia meridionale. Una parte di essi risalì il corso del fiume sino alle pendici del monte Saro, dalle cui sorgenti scorrevano acque limpide e rigogliose che ribattezzò Sarno, in memoria di quello dell’amata patria: il Saron, dando lo stesso nome all’insediamento creato. Con lo stesso nome erano conosciuti anche dagli Etruschi. Secondo Gennaro Orlando, tale colonizzazione sarebbe avvenuta 750 anni prima della fondazione di Roma, intorno al 1500 a. C. La realtà storica sarebbe diversa stando ad una parte della storiografia greca rappresentata da Antioco di Siracusa nel V secolo a.C. ; dal filosofo Aristotele IV secolo a.C. (Politica, libro VII); dallo storico Polibio nel II° secolo a.C. (XXXIV, 11, 6-7 cito in Strabiana, Geografia, v, 4,3 242), secondo cui l’intera area vesuviana, sino alle sorgenti del Sarno, fu abitata dagli Opici, popolazioni indoeuropee, che si erano sostituiti ai più antichi Ausoni, anch’essi indoeuropei che Ettore Lepore in “Origini e strutture della Campania antica”, testo edito da Il Mulino- Bologna- 1989, scrive attestando che i due etnonimi sono da riferire ad una unica popolazione.

A questo popolo si sostituirono gli Osci, nei primi secoli del 1°millennio a.C, nucleo indo-europeo, di ceppo osco-umbro, presenza descritta nella storiografia latina rappresentata dallo scrittore Plinio il Vecchio (Naturalis historia, libro III°, 60) e dal geografo Strabone nel I secolo d.C. (Geografia, v. 4, 8, 246-247), che nello stesso passo tratta della presenza pelasgica nel territorio, ritenendola successiva a quella Osca. Dalle migrazioni interne e sulle coste delle popolazioni nacquero nel corso del VII secolo a.C. le città di Nuceria (oggi Nocera) e Pompei. Le città furono fondate per volere degli Etruschi che colonizzarono tutta l’area, fino a Sorrento da un lato e Pontecagnano dall’altro, per contrastare il dominio dei greci che avevano colonizzato Ischia e Cuma a nord e Paestum e Elea a sud.
Un passaggio di etnie, per guerre, dagli Etruschi ai Greci e ai Sanniti, portò questi ultimi nel 423 a.C. ad occupare l’attuale area dell’agro sarnese-nocerino. Una storia, quella della Valle del Sarno, antichissima e un tempo lontano, ricchissima, ci porta attraverso l’epoca romana e Medioevo- Età moderna alla Disfida di Barletta, dove il 13 febbraio 1503, 13 cavalieri francesi e 13 cavalieri italiani si affrontarono in uno scontro armato.

Le pagine storiche descritte trovano validità nel Palazzo Capua, sito in Sarno, dove ha sede il Museo Archeologico della Valle del Sarno che custodisce i reperti di scavi archeologici effettuati nel territorio. Dalla Storia di luci all’oggi pieno di ombre aleggianti sul Sarno e sull’intera Valle, dove intere comunità non possono più godersi delle acque limpide, né delle sortite sulle sponde fresche dove sedersi, pasteggiare e osservare giochi in acqua durate la calura estiva.
Va, altresì, ricordato per la pescosità delle famose anguille, gamberetti apprezzati su tutte le tavole campane e non solo. Da uno stato di ebbrezza giovanile mi porto allo sconforto e sconcerto di quello attuale nel vedere scorrere il Sarno “ricco” di nefandezze umane e pressappochismo politico per l’alto tasso di veleni e rifiuti vari, plastica compresa, a cui contribuiscono, e non poco, i due affluenti: Cavaiola e Solofrana. Questi immettono il loro carico di acque putride e maleodoranti nell’alveo Comune Nocerino in zona San Marzano sul Sarno, dove prende la forma che gli ha dato il nome, quello di un ferro di cavallo. Il tutto si versa in zona scoglio di Rovigliano, tra Torre Annunziata e Castellammare nel golfo di Napoli. Un fiume in agonia da anni per mancanza di collettori, di depuratori delle acque fognarie e di sorveglianza dei tanti scarichi abusivi. E tutto ciò, nonostante un fiume di denaro pubblico sperperato e di passerelle politiche fine a sé stesse. In ultimo “il grande progetto Sarno”, di cui tanto si parla ma poco si fa. L’intero agro sarnese-nocerino ancora attende risposte concrete al danno arrecato dalla pessima gestione politico-amministrativa sul mancato risanamento del corso d’acqua, famoso per essere il fiume più inquinato d’Europa. Un primato che dovrebbe indurre uno stato di vergogna a tutti gli enti preposti e ai suoi amministratori pubblici.

di Raffaele Villani

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°203
MARZO 2020

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