La Tienda equosolidale: un’alternativa alla grande distribuzione organizzata

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Nella giungla del capitalismo, la grande distribuzione organizzata domina le nostre scelte, i nostri gusti, le nostre abitudini, le nostre vite.

I supermercati hanno spazzato via negozi e botteghe sotto casa, offrendo sugli scaffali prodotti a prezzi accattivanti, offerte e sottocosto per attivare una platea sempre più estesa di consumatori. I commercianti guadagnano, i consumatori risparmiano. Ma la logica del profitto lo sappiamo, non guarda in faccia a nessuno. E il risultato è il mancato rispetto dei diritti del lavoro e degli standard di qualità del prodotto. A pagare i costi sono i lavoratori – uomini e donne, italiani e immigrati – e i piccoli produttori di eccellenza che non hanno i mezzi economici per competere con la grande distribuzione. Ma a pagare i costi sono anche i consumatori che spesso inconsapevoli, acquistano prodotti di qualità sempre più bassa.

In questo contesto, una filiera che tuteli i diritti che renda il consumatore consapevole di “cosa paga” e “chi ci guadagna” sembra un obiettivo lontano, forse utopico. Eppure, ci sono alcune realtà, purtroppo ancora “di nicchia”, che hanno sperimentato quest’utopia, alcune proprio sul nostro territorio. Una di queste è la Tienda bottega equosolidale (via Solimena 143, Vomero). Abbiamo incontrato il responsabile, Salvatore d’Amico, da anni nel mondo del volontariato. La voce umile, graffiante, è quella di chi ne ha viste tante e scorre consapevole inoltrandosi nel racconto.

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La Tienda equosolidale, nel mercato già da nove anni, si muove nel circuito del commercio equosolidale che rappresenta l’unica alternativa esistente al sistema della grande distribuzione organizzata, massificata, e interessato unicamente al profitto. Un’alternativa che permette di pagare i produttori in modo giusto ed adeguato, tenendosi lontano da ogni forma di sfruttamento e di caporalato.

I prodotti in vendita sono sia alimentari che non, ma sempre biologici ed ecosostenibili. Alcuni provenienti dai paesi in via di sviluppo (Africa, America latina, Sud-est asiatico) per sostenerli nel loro percorso di sviluppo e crescita. Altri da piccoli produttori e cooperative del territorio – principalmente della Campania – molte delle quali operano su terreni sequestrati alla camorra. Non mancano articoli di artigianato made in carcere che offrono ai detenuti la possibilità di iniziare un percorso di autonomia e di riscatto. Parallelamente alla vendita, e coerentemente con i suoi obiettivi, la Tienda equosolidale ospita diverse iniziative per senza tetto, detenuti e famiglie in difficoltà come spesa sospesa, raccolta di coperte, libri, farmaci. Così come eventi di associazioni che lavorano sul territorio, come Libera e Fondazione Giancarlo Siani.

Naturalmente, la Tienda deve far conto con un problema fondamentale, che è la competitività dei prezzi con la grande distribuzione. Prodotti etici ed equosolidali, con tutte le caratteristiche e le garanzie di massima qualità, richiedono un costo di produzione (e quindi un prezzo) più alto.

«In una pelata comprata al supermercato che costa 40 centesimi, c’è anche qualche goccia di sangue degli sfruttati. Perché nella grande distribuzione prevale la massificazione e il profitto costi quel che costi. Noi invece stiamo parlando di una filiera dove i produttori sono pagati giustamente. Si tratta di una scelta etica, morale. Ma c’è un deficit di informazione che rende problematico portare avanti un discorso di qualità e di eccellenza. Ed è faticoso. Negli ultimi anni anche la grande distribuzione ha iniziato a proporre il biologico, un nuovo business, posso assicurare che non è lo stesso».

Il rischio, però, è che una scelta come questa non possa che essere “di nicchia” perché sostenibile soltanto da pochi. «Purtroppo, è vero che solo chi ha un certo potere d’acquisto può consumare questi prodotti. Ma è vero anche che attraverso un lavoro certosino sul territorio stiamo trovando produzioni di eccellenza che abbiano un prezzo più competitivo. E ci stiamo riuscendo».

Il punto è: risparmiare sì, ma a che prezzo? Quanti euro valgono ricatti, abusi e violenze? Quanti la nostra salute? Con qualche euro in più, si può fare la differenza: consumare un prodotto di qualità contribuendo al contempo a metter fine, o quantomeno limitare, la catena della diseguaglianza e dello sfruttamento, a beneficio di tutti, dall’inizio alla fine della filiera.

«A chiacchiere siamo tutti solidali. Ma la solidarietà deve farsi concreta se c’è un’attività come quella del commercio equosolidale che andrebbe sostenuta e incoraggiata. Altrimenti i prodotti restano sugli scaffali e niente cambia».

di Giorgia Scognamiglio 

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