“La terra dei giochi”: il corto di Mauro di Rosa

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Mauro di Rosa è attore, scrittore e regista di Varcaturo. Attraverso l’associazione puteolana EnArt – Cantiere Teatrale Flegreo partecipa nel 2020 al bando della Regione Campania Piano Cinema e vince un finanziamento che in parte è servito per effettuare le riprese del cortometraggio “La terra dei giochi”. Dopo tanto tempo di preparazione, le scene sono state girate nei primi di Agosto. Ed è a proposito di questo che lo abbiamo intervistato.

Innanzitutto, cosa ti ha spinto a girare questo corto?

«Gli input sono stati vari, ma sicuramente due cose mi hanno fortemente condizionato: essere marchiati dell’appellativo “Terra dei fuochi” e avere il ricordo di cosa c’era prima di tutto questo. Quando ero piccolo, a fine anni ’80, eravamo ancora liberi di giocare all’aperto, ma poi all’improvviso tutto è cambiato. Tra quei meravigliosi silenzi ovattati – che ho rivissuto durante il lockdown – sentivamo la notte i camion che sversavano rifiuti. Ecco io voglio raccontare questo: i ricordi di un territorio di lì a poco devastato».

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Quindi non è la solita storia sulla Terra dei Fuochi?

«No, assolutamente. Saviano ed altri prima e dopo di lui ne hanno già parlato. Io ho un mio piccolo punto di vista e ho la volontà di raccontare cosa un bambino vedesse p rima che la camorra iniziasse a fare del male oltre che alle persone, anche al territorio. Gli spazi, i silenzi, il doversi inventare ogni giorno un gioco nuovo; cosa si è interrotto per colpa degli adulti che crescendo perdono la purezza dei bambini. Il corto è una metafora, che lascia uno spazio vuoto».

Quando è ambientata la storia?

«A cavallo tra gli anni ‘80 e ’90, il momento di passaggio tra un mondo antico ed uno moderno, con la caduta del muro di Berlino, Tangentopoli, l’avvento di Internet.
Quando anche la camorra cambia ed inizia a distruggere le nostre campagne. Precisamente nel 1988, quando iniziano gli sversamenti nella zona ex-Resit a Giugliano, quindi un poco prima di quel passaggio temporale che ho descritto e i bambini giocando fuori, scoprivano il mondo, come il protagonista della storia».

Tu hai nostalgia di quel periodo?

«Più che nostalgia, direi rimpianto. Ricordo che si poteva andare a mare liberamente. Si scavalcava una duna e ti trovavi su di una spiaggia enorme. Oggi lasci l’auto al parcheggiatore abusivo, entri al lido ed è tutto cementificato; è solo caos.
Tutto questo territorio è nato sulla prepotenza. Tu taci, perché a volte ti senti solo ed è allora in questo momento che bisogna trovare il proprio linguaggio per essere ascoltati; io lo faccio con il cinema, altri con l’editoria, la musica, la fotografia».

Cosa significa giocare per te?

«La parola gioco è sicuramente un “gioco di parole” con fuoco. Infatti, il termine nasconde l’aspettativa tradita per questo territorio, che appunto poteva essere una grande terra dei giochi non solo per i piccoli, ma anche per gli adulti, se questi avessero mantenuto la purezza dei bambini. In inglese “to play” vale per tutte le cose che danno libertà. Il corto mostra come questa libertà poi alla fine viene strozzata».

Chi sono i protagonisti del corto?

«Sono 6 ragazzini. Manuel, Enzuccio, Pietro, Bombolone, Marittiello e Robertone. Ogni personaggio fa riferimento ad uno spaccato del contesto in cui vive. Robertone è l’immagine della terra, che si muove come una tigre nella savana, ovvero la sua campagna. Manuel, il protagonista – chiamato o’ paesano – è l’ultimo arrivato; di lui seguiamo l’evoluzione e le prove che ha da affrontare.
I piccoli attori sono stati scelti attraverso una casting call via social, ma preferisco dire che alcuni di loro li ho trovati. Come Robertone, figlio di un contadino incontrato su una location; sentendolo parlare, con quella precisa cadenza, ho pensato subito “è lui!”».

Quando potremo vedere il corto?

«Ora è in fase di montaggio. Spero di terminare entro dicembre per poter partecipare a Festival importanti come Cannes, Venezia, il Sundance, ma anche Giffoni o Ischia. Dico spero, perché siamo ancora alla ricerca di fondi per completare il progetto. In realtà la storia nasce per un film, quindi questo corto vuole essere un teaser per spingere a produrlo.
Il corto è solamente una scena dellintera storia. Sicuramente faremo delle proiezioni private per chi ha contribuito economicamente. Poi immagino dei progetti con le scuole, perché il mio messaggio deve arrivare soprattutto ai più piccoli, che sono il futuro di questa terra».

di Francesco Cimmino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°222 – OTTOBRE 2021

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