Avrete sicuramente sentito discutere della cosiddetta “Sugar tax”.

Parliamo nello specifico della tassa sulla produzione di merendine e bevande zuccherate, inserita dal Governo. A Catania la Sibeg, l’azienda che “da oltre cinquant’anni produce, imbottiglia e distribuisce le bottiglie del marchio Coca-Cola”, conta circa 350 lavoratori. Questa, di proprietà della famiglia Busi, rappresenterà l’ennesimo caso di delocalizzazione in un paese come l’Italia.

Il segretario della Flai Cgil Sicilia afferma: «Inizialmente la proprietà ci ha quantificato in una ventina di milioni di euro l’aggravio dei costi dovuti alla nuova tassa e per questo motivo ha avanzato una richiesta di esuberi pari al 40% dei lavoratori, cioè 151 persone».

Detto questo, bisogna premettere che a Tirana, in Albania, la Sibeg già possiede uno stabilimento per l’imbottigliamento della Coca-Cola. Da qui la minaccia di spostare in tale sede tutti gli investimenti che erano stati pianificati per Catania. Ciò sta a significare un vero e proprio “trasferimento all’estero di una parte della produzione”. In Albania l’azienda siciliana conta 330 dipendenti quasi pari al numero dello stabilimento di Catania, di conseguenza ci si chiede il perché di questa delocalizzazione. La risposta arriva dall’amministratore delegato Luca Busi, il quale spiega: «A Tirana paghiamo una flat tax del 15%, mentre in Italia la tassazione complessiva sulle aziende ormai supera il 60%».

Molti sono i politici che rendono visibile il loro dissenso verso questo caso ormai divenuto nazionale.

La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni afferma:«Un duro colpo non solo per i lavoratori e il territorio, ma per lo stesso Stato Italiano. Con le sue tasse il Governo sta letteralmente distruggendo l’economia nazionale». Anche Matteo Renzi chiederà di cambiare questa situazione in maniera rapida, prima dell’entrata in vigore di ottobre della “Sugar Tax”.

Dunque l’impianto di Catania rimarrà aperto ma sicuramente depotenziato, e per questo che cercando di tutelare tale situazione, con un comunicato congiunto, i sindacati e azienda hanno chiesto un tavolo al Premier Giuseppe Conte “per vedere se esistono compensazioni in grado di attutire il colpo”. Un esempio potrebbe essere l’abbassamento dell’IVA che sulle bevande gassate è al 22% anziché al 10%, ma non basterebbe, a causa delle nuove imposte, a risolvere tale situazione.

Non sarebbe l’ora che il Governo tenti, almeno in parte, di salvaguardare l’economia del nostro Paese?

I commercianti, gli imprenditori non dovrebbero sentirsi costretti a scappare da un territorio che dovrebbe regalare più sicurezze e meno precarietà. Il luogo comune secondo il quale “dall’Italia bisogna andare via” deve essere alienato e non tristemente riconfermato ogni volta.

di Clara Gesmundo

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