La storia infinita della bonifica di Bagnoli

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La storia di devastazione ambientale di Bagnoli inizia oltre un secolo fa, precisamente nel 1911, quando sul territorio fu costruito lo stabilimento dell’azienda siderurgica Ilva. Dopo ottant’anni di attività, l’Ilva-Italsider si è lasciata dietro una scia di amianto e di morte che arriva fino ad oggi e di cui per oltre 25 anni è sembrato impossibile liberarsi.
Nel processo di riqualificazione territoriale, formalmente iniziato nel 1994, sono stati infruttuosamente investiti oltre 900 milioni di euro; la bonifica però non è ancora neanche lontanamente vicina alla sua ultimazione.
Ma la storia di Bagnoli non è solo una storia di soldi male investiti o mai investiti, è anche la storia decennale di battaglie e mobilitazioni sociali, è la storia di un territorio che non si è arreso allo scempio. È nelle mani di questo territorio e dei suoi cittadini che sta tornando finalmente la supervisione dei lavori della bonifica, attraverso lo strumento dell’Osservatorio Popolare.
L’Osservatorio Popolare sulla bonifica e sulla riconversione del Sito d’interesse nazionale Bagnoli-Coroglio è un organo partecipativo che consente il monitoraggio, la consultazione e la presa di posizione sull’attuazione del processo di bonifica. Da settembre quest’organo è stato riconosciuto ufficialmente dagli attori istituzionali e dal soggetto attuatore, ai quali è stato chiesto l’accesso e la divulgazione dei dati riguardanti la riconversione territoriale.
«La funzione dell’Osservatorio è principalmente informativa, serve a far sapere agli abitanti del territorio cosa sta succedendo per potersi regolare di conseguenza – ci spiega Marco Bruno, attivista dell’Osservatorio – È un primo passo per iniziare a instaurare veramente un processo che dia voce in capitolo ai cittadini specialmente in territori dove sono presenti problemi ambientali, qui come a Taranto, sulla trasformazione della propria casa. È un primo passo per riuscire a riconoscere come reale la decisione dal basso e quindi sperimentare una democrazia diretta a tutti gli effetti. Il territorio deve essere all’interno della costruzione del progetto, deve essere interpellato, deve essere parte attiva della rimodulazione di quei 22 ettari di terreno che sono quanto tutta Bagnoli. L’Osservatorio è stato la prima formula per riuscire a dare questo potere reale alla gente».
Ulteriore obiettivo di quest’organo, come scrivono gli attivisti in un documento da loro redatto, è l’applicazione al processo di bonifica delle cosiddette “clausole sociali”, che costituiscano un risarcimento per i 30 anni di inquinamento e impoverimento determinati dalla chiusura del polo siderurgico.
Queste clausole, come ci spiega ancora Marco, sono il risultato di battaglie comuni al movimento di lotta Disoccupati “7 novembre”, assieme ai quali i cittadini hanno richiesto che nei lavori di riqualificazione fossero coinvolti i disoccupati del territorio. A questo scopo è già partito un bando per dei corsi di formazione che preparino adeguatamente i lavoratori del luogo.
«È fondamentale far capire che la bonifica non è un elemento esclusivamente ambientale, in questo processo rientra tutto il piano economico del quartiere e come si evolverà nel tempo».
Oggi finalmente si stanno facendo dei passi concreti in avanti. Sono stati avviati i bandi per i primi 8 milioni e mezzo, soldi stanziati per i lavori che riguarderanno la messa in sicurezza ambientale precedente alla bonifica. I soldi destinati per la bonifica in sé, promessi da troppi anni, ma mai realmente stanziati, ammontano invece a 360 milioni.
«Dopo tutto questo tempo non ci accontentiamo della bonifica. Ora che c’è la reale intenzione di iniziare i lavori vogliamo che venga fatto in un determinato modo».
Ora che questo processo si sta avviando, ci sarà estremo bisogno di una supervisione popolare, dopo i numerosi fallimenti delle istituzioni, che ne garantisca la limpidità e la liceità. Dopo oltre un secolo di agonia, Bagnoli può e deve tornare nelle mani sicure dei suoi cittadini.

di Marianna Donadio

TRATTO DAL MAGAZINE INFORMARE N° 215
MARZO 2021

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