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La storia di Pelé: tra magie, fama e ruolo di ambasciatore del calcio

Gennaro Alvino 30/12/2022
Updated 2022/12/30 at 10:07 PM
5 Minuti per la lettura

«Se il calcio non si fosse già chiamato così, porterebbe di certo il nome di Pelé»: scriveva così qualche anno fa il noto scrittore brasiliano Jorge Amado. Non è semplicemente stata un’icona della storia del calcio: Pelé è stato il calcio. La quinta essenza aristotelica che si applica al calcio, l’etere che si fa carne ed ossa e come uomo si manifesta in quest’angolo d’inferno che è il mondo.

Edson Arantes do Nascimento si è spento nella giornata di ieri, all’età di 82 anni, nell’ospedale Albert Einstein di San Paolo dopo un lungo ricovero per un tumore al colon. Si ricongiunge così al cielo quell’essere fatto di forma piuttosto che di materia, di celeste piuttosto che terrena cosa. Può così finalmente raggiungere Diego, lì nell’Olimpo del cielo e del calcio, sedersi accanto a lui ed insieme giacere nella consapevolezza di essere stati i più forti di sempre.

E ancora, ogni giorno e per sempre, si ripeterà in qualche strana combinazione di cieli, quello storico scambio di testa che nella “Noche del Diez” vide il calcio, oltre ogni forma umana e divina, prendere forma e carambolare in un abbraccio dei due “10” che hanno per sempre reso immortale uno sport.

La carriera di Pelé

Edson Arantes do Nascimento, noto al mondo come Pelé, nasce il 23 ottobre 1940 nel villaggio di Tres Coracoes, nello stato meridionale del Minas Gerais. Cresciuto in estrema povertà, si avvicina sin da piccolo al calcio nella piccola città di Bauru grazie al padre che aveva appena ottenuto un ingaggio da calciatore proprio presso la squadra locale. Qui Edson riceverà quel nome che ancora oggi riecheggia nelle sale dell’eternità: il giovane era solito, durante le partite, piazzarsi dietro la porta difesa dal portiere del Bauru, tale “Bilè“. E presto il ripetere con insistenza quel nome portò ad una inevitabile storpiatura che diede vita alla leggenda di “Pelé”.

La Perla Nera mostra subito le sue abilità calcistiche e si afferma presto anche a livello professionistico ottenendo la chiamata in Nazionale Maggiore a soli 16 anni. L’anno dopo, nel 1958, disputa il suo primo Mondiale con la maglia della Selecao. Era il Mondiale in Svezia e qui Pelè si consacrò come nuovo talento calcistico risultando decisivo nella vittoria finale della sua Selecao.

La fama a livello mondiale

La fama mondiale di Pelé inizia a crescere sempre di più ed il suo storico club, il Santos, inizia ad organizzare amichevoli in giro per il mondo per far conoscere a tutti il suo fuoriclasse. Fu così che il calcio europeo pose gli occhi su Pelé senza però mai riuscire a tesserarlo. In realtà proprio in quegli anni in Brasile si instaurò una dittatura militare che durò fino al 1985 e che indicò Pelé come “bene nazionale” impedendo categoricamente la cessione di questo. Il calciatore divenne così l’immagine del Brasile nel mondo, il suo maggior portavoce.

Ad oggi è l’unico giocatore ad aver alzato 3 volte al cielo la Coppa del Mondo (1958, 1962 e 1970) e, seppur ancora molto dibattute, sono leggenda le sue statistiche che gli riconoscono 1281 gol in 1363 partite giocate.

Il trasferimento in USA ed il suo ruolo come ambasciatore del calcio

In seguito alla vittoria del suo terzo mondiale nel 1970, Pelé decide di ritirarsi dalla nazionale brasiliana ed in seguito, nel 1974, decide di lasciare il suo Santos in favore di uno storico trasferimento ai New York Cosmos. Qui Pelè iniziò a dedicarsi maggiormente alla sua carriera pubblicitaria piuttosto che sportiva.

Negli stessi anni portò il suo enorme talento a Hollywood per le riprese di “Fuga per la Vittoria” del 1981 e divenne ambasciatore delle Nazione delle Nazioni Unite e dell’UNESCO, come ministro straordinario dello Sport Brasiliano e ambasciatore della FIFA. Nel 2000, proprio dalla FIFA, viene eletto come giocatore del secolo mentre nel 2013 la stessa organizzazione lo premia con il Pallone D’oro d’onore alla carriera.

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