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Che sia fatta di corsi e ricorsi o che sia percorribile come una linea retta capace, per questo, di guardare solo al futuro, una cosa è certa: non è possibile interpretare la storia col senno di poi. Se cancellare il passato fosse indolore quanto abbattere una statua o censurare un film, la vita sarebbe estremamente semplice: è troppo comodo fare i perbenisti con gli sbagli degli altri. Ma abbattere la statua di Colombo non equivale a distruggere il colonialismo, imbrattare quella di Montanelli non significa cancellare il fenomeno del Madamato, censurare Via col vento non resusciterà George Floyd.

Eppure, paradossalmente, siamo nell’epoca in cui tutto è il contrario di tutto, le cose sbagliate diventano improvvisamente giuste e ogni gesto può essere redento: è tutta una questione di prospettive. E allora imbrattare un monumento storico diventa un modo per lottare contro un’ideologia figlia del suo tempo, censurare un film altrettanto, un modo, insomma, per alleggerirsi la coscienza tramite l’indignazione per un passato che non può essere cambiato.

La censura della Storia è diventata ormai l’ultima frontiera dei paladini della giustizia, da applicare, però, solo a ciò che è stato: di giustizia per il nostro mondo, neanche a parlarne. Perché, ovviamente, certi fenomeni non sono contemplabili per il presente. Non accadrà mai di avere bambini ancora venduti, maltrattati, schiavizzati, violentati, intere popolazioni soggiogate da interessi di multinazionali molto più grandi di loro che continuano a depredare senza pietà i loro territori e le loro ricchezze, privandole di qualsiasi possibilità di crescita.

Mai che uomini di colore saranno schiavizzati e considerati inferiori soltanto per il differente colore della pelle, e se anche accadesse poco male, basta essere a posto con la propria dose di indignazione quotidiana contro il nulla. Siamo giunti a un livello di ipocrisia tale da incolpare la Storia del mondo marcio in cui viviamo, fingendo di non esserne i principali responsabili, di non aver contribuito a costruirne ogni giorno un tassello semplicemente voltandoci dall’altra parte. Abbiamo l’ambizione macabra di distruggere quel passato che ci fa sembrare piccoli piccoli, senza avere nessun futuro da contrapporgli. Come se la vera rivoluzione fosse radere al suolo quello che siamo stati, anziché imparare dagli errori passati per evitare di commetterne di simili. Non a caso, la Storia ritorna: bentornati al Medioevo.

di Teresa Coscia
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N° 207
LUGLIO 2020

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