La società è la vera vittima della mafia

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È la società ad essere la vera vittima della mafia.

Un corpicino steso a terra. Il figlio di un boss in piazza dice di “dissociarsi”. Tutto accade velocemente. Troppo. Titoli in prima pagina e a corredo solo qualche riga di cronaca: bisogna creare rumore prima che un’altra notizia metta tutto a tacere.

Invece occorre prendersi tempo per analizzare e riflettere altrimenti l’urlo della società è casuale, disordinato e la rabbia si disperde nell’aria come il rumore di uno sparo.

Bisogna creare un dibattito nella società, e se nessuno lo fa tocca a chi, non ha competenza, ma possiede l’esperienza di chi è nato al Sud. Quell’angolo di strada l’ho visto solo una volta di sfuggita ma lo riconosco. Ce ne sono tanti nei miei territori, quelli calabresi. Sono i bar dove vanno le persone più chiacchierate a farsi vedere.

E se temi un agguato allora non ci vai più per non diventare un facile bersaglio. So anche che un agguato non si fa così: bisogna essere in due su uno scooter, per essere veloci. Invece l’assassino è solo, dà tempo alla vittima di capire il pericolo e poi torna alla sua moto. Per questo si indaga anche su una vendetta privata, però c’è il nome del bersaglio: Salvatore Nurcaro, vicino ai Rinaldi in guerra con i Mazzarella. Il clan Mazzarella aveva compiuto un altro omicidio a San Giovanni a Teduccio, questo sì, avvenuto in piena regola. Un agguato a Napoli est e l’altro in centro.

La relazione della DDA esamina le ramificazioni dei vari clan in lotta nel napoletano, su tutti il clan Mazzarella. È una guerra che si sposta da est al centro? Forse. Rimane qualche dubbio, perché un omicidio è un investimento nel reperire materiale, nel pagare il killer per l’operazione e poi nella clandestinità. Inoltre attira stampa e indagini quindi ne deve valere la pena.
Per lanciare un messaggio ne basta uno. Questa volta si è fatta solo confusione. Si è attirata attenzione sui Mazzarella e forse era questo l’obiettivo. Nel disordine si emerge meglio indebolendo il più forte. La DDA registra continui movimenti in centro, conteso tra nuove leve e vecchie famiglie tra cui i Mazzarella. Teatro di diversi atti di violenza.

La società, vittima della mafia.

Centro e periferia, cioè vecchio e nuovo; tutto diventa confuso e sfumato. In questo contesto si inseriscono le parole di Antonio Piccirillo, figlio del camorrista Rosario. Il messaggio è quello di dissociarsi, non di pentirsi.

La dissociazione era usata contro i brigatisti, i quali si assumevano solo le proprie responsabilità, non denunciavano nessuno, ma dichiaravano di non condividere il metodo armato. Piccirillo dice di dissociarsi, non di denunciare.

Lui è chiaro: “Amate sempre i padri”. Nessun rinnegamento. Dopotutto, il padre è un camorrista “secondo la stampa”, non secondo lui. Non esprime una sua opinione. Ma cosa non condivide? E non perché sbagliato, ma perché “non paga”.
Probabilmente si riferisce al metodo armato perché appunto “non paga” e per di più “è senza etica e valori”. Un messaggio di pacificazione rivolto ai figli dei boss per recuperare un’etica. Infine, precisa: “La camorra vecchia è come questa”.

Divide tra un prima e un dopo nonostante avesse appena dichiarato di conoscere la camorra solo tramite i giornali. Poi aggiunge: la camorra fa schifo. Tutti i mafiosi lo hanno detto perché la mafia è sempre quella dei giornalisti. Dall’interno non esiste la camorra, solo aiuti, famiglie, favori, rispetto, un’altra parola che lui ripete. Quei valori che mancano e senza i quali la lotta armata non paga

Il messaggio giunge proprio in questo clima di guerra e, dopo questo agguato, sbagliato fin dal principio, c’è Noemi. Una bambina attira troppo clamore. Tiene alta l’attenzione ma senza analisi.
Si vuole la testa di chi ha sparato. Salvini interviene e dice: “La mafia mi fa schifo”. Come Piccirillo. Come i mafiosi. Occorre sempre un titolo. Serve allo Stato, ma serve anche alla camorra. Le pressioni sono forti e questo qualcuno esce e anche in fretta: Antonio del Re, figlio di un detenuto per droga a capo di un piccolo gruppo vicino ai Mazzarella. Ancora una volta nessuno fa caso alle stranezze.

Un killer dopo un omicidio sparisce, per un po’ non va a trovare il padre detenuto a Siena. Sarebbe troppo pericoloso. Non importa nemmeno il fatto che lui si dichiari estraneo. Il titolo ormai è fatto, e Noemi si è ripresa. Ognuno ha avuto il suo risultato, camorra compresa.

Quello di Noemi non è stato un miracolo. Quale Dio farebbe sì che un suo “figlio” si trovi sulla traiettoria di un proiettile per poi dispensare miracoli? Il mio Dio non fa così, ma gli uomini di potere sì.

Loro hanno bisogno della fede delle persone, non il mio Dio.

di Saverio Di Giorno 

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°194
GIUGNO 2019

 

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