La Signora in Giallo: il sorriso rassicurante

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12.54 scatta l’ora X della mia quarantena: Jessica Fletcher, La Signora in Giallo, entra in scena.  

Il personaggio prende le mosse da Miss Marple, soggetto di Agatha Christie ed infatti i le due figure sono connesse non solo dalle brillanti intuizioni ma anche dall’interprete: nel 1980, durante il periodo natalizio, arriva nelle sale Assassinio allo specchio, la prima parte della trilogia delle avventure di Miss Marple, con Angela Lansbury nel ruolo principale. Il film tuttavia non ottiene risultati positivi al boxoffice, e di conseguenza il progetto degli altri film verrà accantonato. Ma la sua scomparsa sarà fondamentale per la nascita della signora Fletcher. È il 1984 quando viene trasmesso “Murder, she wrote” che è il titolo originale della serie che vede protagonista una arzilla donna di sessanta anni amante che, per superare la perdita del marito, si dà alla scrittura di romanzi gialli divenendo, inaspettatamente, popolare e di sovente, spinta dagli eventi, un’abile detective, riuscendo persino ad ottenere una cattedra di criminologia, siccome era anche insegnate, all’Università di New York.  

La Signora in Giallo è un fenomeno che attraversa le generazioni, grazie ad una quantità infinita di repliche, oltre che di una longevità impressionante: sono complessivamente dodici le stagioni, per un totale di duecentosessantaquattro episodi, a cui seguiranno quattro TV movie trasmessi fra il 1997 e il 2003. Le due stagioni iniziali de La signora in giallo vengono ricompensate entrambe con il Golden Globe come miglior serie dell’anno, mentre Angela Lansbury riceverà, stabilendo in record, ben quattro Golden Globe ben dodici nomination all’Emmy Award come miglior attrice, una per ogni stagione della serie, determinando così un altro primato.  

La trama si svolge nell’arco di circa 45 minuti, nei quali la Fletcher si trova a dover risolvere casi particolarmente complessi.
Spesso la vicenda si verifica in luoghi differenti che cambiano a secondo del viaggio che la scrittrice compie nel paese andando a trovare amici, parenti, editori oppure ammiratori di romanzi. Nella fase centrale dell’episodio avviene l’omicidio 
che viene vagliato dalla polizia, dagli sceriffi del luogo, come il celebre e simpatico Amos, che spesso richiedono o vengono indotti a servirsi delle abilità sia del medico legale, potenziale amore di scena ma che non si realizzerà mai per volontà della stessa attrice, sia, e soprattutto, della signora che diviene “in giallo”.  

Seguono delle conversazioni con tutti i personaggi della puntata che saranno essenziali a comprendere gli avvenimenti e che la spingeranno a compiere delle indagini autonome, fino ad arrivare alle 13.40 quando giunge l’illuminazione: lei sa chi è il colpevole e perché ha agito in quel modo. Ora silenzio. Jessica, urbi et orbi, prende parola e fa una ricostruzione puntale dell’accaduto smentendo, spesso, la polizia. Il caso è risolto, ancora una volta. A seguire battute dolci su temi vagamente sociali. Sigla.  

Incredibile che su di me, sin da bambino, abbia la capacità di esercitare uno strano fascino. Quando dice “Oh, nella mia città di Cabot Cove, nel Maine”, riesce a darmi l’idea di un luogo idilliaco nel quale rifugiarsi dai mali del mondo, anche se in verità quello Stato americano lo collego a S. King e quindi romanzi tutt’altro che rassicuranti, ed inoltre siccome la maggior parte degli episodi si svolge in quella cittadina è stato stimato che circa il 2% della sua popolazione sia stata vittima di omicidio e considerando che si tratta di una località poco abitata e ben comprensibile lo stupore dello sceriffo Mort Metzger, che dirà “il numero degli omicidi è abbastanza alto qui”.  Insomma, non credo né che mi ci fermerei né che frequenterei Jessica, giacché pare trovare cadaveri ed assassini ovunque vada, persino alle Hawaii.  

Eppure è impossibile per me non provare una innata simpatia, dovuta non solo al suo spiccato acume, ma soprattutto per quel “that damned smile”, sì il sorriso di Jessica è la sua arma che ruba tutta l’inquadratura dell’ultimo fotogramma.
È un sorriso di totale disponibilità verso il prossimo, pronto ad aiutare gli altri dai torti subiti; ci dice di non perdere mai la speranza e la voglia di migliorarsi credendo nelle nostre capacità, che le cose 
belle possono accadere se sappiamo guadagnarcele con il sacrificio e con positività, preservando nel praticare gentilezza, garbo e astuzia.  

Sì, quel sorriso è un bel momento della giornata.  

 

di Salvatore Sardella

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