La scuola per tutte e tutti: le voci dell’Istituto Corrado di Castel Volturno 

Manuel Vita Verde 22/04/2024
Updated 2024/04/21 at 6:01 PM
6 Minuti per la lettura

Ci sono poche certezze, come l’idea che l’unico strumento che può sovvertire una società in cui si fanno parti uguali fra disuguali è la scuola. E non nascondo l’imbarazzo che provo nel leggere di certi racconti in cui si scrive delle classi scolastiche senza prendere in considerazione le classi sociali. Il racconto delle mura scolastiche è imprescindibile dalla descrizione della periferia come spazio di resistenza e rivalsa: manifesto di quanto scritto è l’Istituto Vincenzo Corrado, situato a Castel Volturno. Una scuola di frontiera che ha deciso di raccontarsi tramite le parole del responsabile del corso serale, il professore Danilo De Gregorio. Al centro del suo racconto si posizionano storie intrecciate di vita adulta, accomunate dalla voglia di ricominciare a studiare per conquistare quel “di più” che rende liberi: 

«Nasciamo dall’esigenza di dare a questo territorio un riscatto attraverso quelle persone già adulte che mostrano il desiderio di porsi in discussione. C’è anche tanta gente qualificata nel pratico, ma non per i documenti ufficiali. Da poco abbiamo iniziato un collegamento con la scuola media serale così da poter accogliere, nella nostra platea, non pochi extracomunitari. Da quest’anno abbiamo tra gli iscritti anche degli studenti minorenni. Non è un dato scontato».  

LA SCUOLA “DEI GRANDI” 

Sette classi, duecento iscritti, ottanta futuri maturandi che hanno la fisionomia di operai, operaie e mamme. L’organizzazione è flessibile proprio perché, per citare don Milani, “la scuola non può diventare un ospedale che cura i sani e respinge i malati”. Il professore continua, la voce inizia ad essere stizzita e ne rivela subito il motivo: «Facciamo tanto, ma ad avere visibilità sono i corsi di formazione che ultimamente nascono come funghi. Il problema è il silenzio istituzionale. Questa scuola è pubblica, qui non si paga niente e non si compra nulla. Noi ci siamo, ma la disattenzione è forte. Continueremo a fare comunità che si apre al territorio perché una scuola che fa comunità insiste e resiste».                                                                                                                                      

Una scuola incandescente perché frequentata da persone come Rosalba, una badante che sottolinea l’importanza di questo luogo: «la presenza di una scuola serale su questo territorio ha il gusto della possibilità». Una possibilità che permette a Vincenzo, lavoratore di 26 anni, di pensare alla Germania o l’Inghilterra: «Per questo cerco di imparare bene l’inglese. Sto valutando anche l’Università. In questa scuola i professori sono sempre disponibili e capiscono le nostre esigenze.  Oggi la scuola appare bella mentre in passato mi stava stretta, noiosa. Voglio puntare più in alto. Quel pezzo di carta significa questo». A parlarci della paura di ritornare su questi banchi è Teresa, mamma di tre figli: «Inizialmente ero spaventata e tesa, io ho tre figli e ogni volta che arrivavo in classe mi dicevo “anche oggi ci sono riuscita”. Oggi non avverto più quella tensione, mi sento a casa stando a scuola. Sto imparando tante cose nuove e sto facendo esperienza nel mondo nel lavoro. Un mondo nuovo per me perché ho sempre pensato alla casa e ai figli».  

«Stare qui per me ha il significato della rivincita personale»

Sono soprattutto donne i corpi che abitano questo plesso e che ci ricordano le difficoltà di coniugare famiglia e figli con la propria vita che spesso nega tanto: «Ho lasciato la scuola da ragazza per iniziare un corso di cucito, ma dopo un po’ morì mio padre e dovetti abbandonare. Non volli ristudiare più», ci dice Emiliana, 44 anni, mamma e casalinga. A unire queste testimonianze è la volontà di studiare per la propria persona, ma anche per i figli. È il sogno di Corina, 40 anni di cui 15 in Italia mentre lavora come collaboratrice domestica «Stare qui per me ha il significato della rivincita personale perché nella mia vita ho rinunciato allo studio per accontentare gli altri come mio padre. Avevo iniziato anche l’università in Romania, ma sono stata costretta ad abbandonare. Sono ritornata a scuola anche per i miei figli, sono sicura che il mio diploma mi permetterà di seguirli con più attenzione e amore».

E infine Medea, una donna georgiane da nove anni in Italia, ex maestra in quanto il suo diploma nel nostro paese non vale «Studiare per me significa futuro, non posso stare ferma con un diploma che non vale, io guardo al domani e amo ascoltare chi spiega perché mi dà qualcosa e l’età non conta. Senza studio non sei nessuno, non sei libero». La scuola, dunque, è libertà per tutte e tutti. È esercizio democratico contro le ingiustizie sociali in quanto ribellione. 

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